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Pubblichiamo l’intervento di Simona Arigoni, a nome dei deputati MPS che, nel corso della seduta del Gran Consiglio di fine giugno, si sono opposti al Consuntivo 2021 del Cantone. (Red)

Il penultimo capitolo del rapporto della commissione della gestione ci permette di mettere in luce le differenze tra il nostro approccio politico e quello dei partiti di governo (rapporto firmato da tutti i partiti di governo: che tra qualche mese cominceranno una campagna elettorale nel corso della quale cercheranno di dimostrare quanto sono diversi e alternativi uno con l’altro: Misteri della politica!).

Pur richiamandosi alle diverse “sensibilità” dei partiti che hanno firmato il rapporto, lo stesso dice alcune cose importanti.

La prima è quella di ribadire una visione della politica fiscale che non condividiamo. Si parla infatti di una “pressione fiscale cantonale non propriamente concorrenziale, nonché dei costi per i cittadini oramai troppo elevati”: una maniera implicita, ma comunque chiara di affermare che la fiscalità va vista in termini concorrenziali (e quella del nostro Cantone dovrebbe, immaginiamo, diventare tale) e che il carico fiscale è eccessivo per i cittadini (in altre parole: bisogna diminuirlo). In termini programmatici questo significa nient’altro che diminuire il carico fiscale in modo che il Ticino ridiventi concorrenziale. Non possiamo evidentemente sostenere un orientamento di questo tipo. Sorprende che partiti che giurano che sono opposti a sgravi fiscali firmino documenti di questo tipo.

La seconda è quella di una diminuzione della spesa pubblica. Certo, visto che è gratis, si afferma di opporsi a interventi “tramite facili tagli lineari o aumenti generalizzati d’imposta”, ma non si rinuncia ad affermare che, e citiamo sempre il rapporto, “occorreranno misure mirate e strutturali sulla spesa”. Più chiaro di così…

Meno imposte, diminuzione strutturali della spesa: un programmino di governo neoliberale (non a caso annunciato nell’ultimo consuntivo della legislatura) niente male. Certo, sono solo indicazioni generali: sorprende, lo ripetiamo, che partiti che affermano il contrario, firmino a cuor leggero simili indicazioni.

Tutto questo sarebbe più che sufficiente a giustificare il nostro voto negativo sul Consuntivo 2021.

Ma un consuntivo, lo abbiamo sempre detto, è molto di più che un conto: è un bilancio dell’azione politica svolta nell’anno appena trascorso. E visto che, come abbiamo detto, è l’ultimo della legislatura, val la pena estendere questo bilancio politico.

Tralasciamo il giudizio negativo su come è stata affrontata la pandemia: ne abbiamo già parlato ed espresso le nostre critiche con molti atti parlamentari e in più occasioni, sia dal punto di vista sanitario che economico. D’altronde i dati forniti nel consuntivo sull’intervento economico di fronte alla pandemia meriterebbe una valutazione a parte e approfondita che non vogliamo fare qui.

Ma se prendiamo in conto gli aspetti più importanti, quelli con i quali oggi i cittadini e le cittadine di questo Cantone si trovano a dover fare i conti (anche prendendo alla lettera questa espressione) il bilancio è globalmente assai negativo.

Non si sono fatti passi avanti, anzi parecchi indietro, nella lotta al dumping salariale e nel controllo del mercato del lavoro: quanto successo attorno alla vicenda TiSin, alle deroghe e quanto succede ogni giorno ce lo conferma. E non sarà certo un salario minimo da miseria a bloccare una continua ed inesorabile corsa verso il basso dei salari pagati in Ticino, confermata dai rilevamenti di qualche mese fa. Il fatto che i giovani ticinesi preferiscano non tornare in Ticino (e quasi sempre perché non trovano salari degni di questo nome) è la migliore, seppur triste, conferma di questo fallimento.

Non si sono fatti passi avanti nella lotta contro il riscaldamento climatico e per una politica ambientale in rottura con il quadro esistente. Anche il nuovo piano dei trasporti servirà a poco senza una logica che vada in direzione del trasporto pubblico gratuito.

Non si sono fatti passi avanti nella formazione. Tralasciamo la penosa condizione nella quale si trovano studenti e insegnanti della scuola dell’obbligo e degli ordini successivi: il profondo bisogno di modifiche radicali (ben al di là della questione dei livelli) non ha ricevuto, nemmeno quest’anno, risposte adeguate.

Ma proprio quest’anno, nelle scorse settimane, è emersa la crisi del sistema formativo. Il padronato ha detto, chiaro e tondo, che il sistema dell’apprendistato (che ci si ostina a presentare come il migliore e il più invidiato al mondo) non funziona. Certo, per farlo funzionare non ci si deve affidare alle ricette padronali (su questo le risposte date da Bertoli hanno la loro pertinenza); ma non ci si può nemmeno affidare, come fa il governo, al mercato per la soluzione del problema, relegando di fatto il ruolo dello Stato a quello di semplice spettatore.

Potremmo continuare elencando l’immobilismo sui temi come la lotta alla violenza di genere: tante chiacchiere, ma nemmeno una misura concreta; o, ancora, misure contro le discriminazioni salariali e formative che toccano le donne.

E che dire del triste e vergognoso spettacolo su temi istituzionali come quelli della nomina dei magistrati, andati in scena anche in questa sessione?

Ci fermiamo qua. Pensiamo di aver dato, anche solo per accenni visti i limiti di tempo, ragioni più che chiare che giustificano il nostro voto negativo al Consuntivo 2021 del Cantone.

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