Città di Bellinzona. Ennesimo Consuntivo (2024) farlocco. Continua la politica del nulla

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Pubblichiamo il testo dell’intervento che illustra le ragioni per le quali i consiglieri comunali dell’MPS hanno votato contro il Consuntivo 2024 della città di Bellinzona. (Red)

Il consuntivo 2024 si chiude con un disavanzo di 1,9 milioni di franchi, ben lontano dai 9,4 milioni previsti in sede di Preventivo. Le passate legislature ci hanno insegnato questo scarto non è un’eccezione, ma anzi è parte di una tendenza ormai strutturale, purtroppo non limitata alla politica cantonale. Negli ultimi anni, dal 2019 al 2024, i preventivi comunali hanno sistematicamente previsto disavanzi importanti, che poi non si sono mai verificati. Anzi, in quasi tutti i casi si è chiuso l’anno con un avanzo. Se mettiamo insieme i dati, vediamo che a preventivo si parlava complessivamente di disavanzi per decine di milioni. A consuntivo, invece, il risultato cumulato è stato molto diverso: 35,4 milioni di franchi in più rispetto a quanto previsto. È una cifra enorme, che non può essere spiegata con semplici aggiustamenti tecnici. Sembra essere, anzi, molto probabilmente è il frutto di una strategia politica intenzionale o perlomeno, come si dice nell’ambito penale, per dolo eventuale.

Questa impostazione politica ha avuto conseguenze molto concrete sulle persone che vivono in questa Città. I preventivi, presentati ogni anno come segnali d’allarme, sono serviti a giustificare una politica di contenimento della spesa, a respingere tante ed importanti proposte di rafforzamento dei servizi pubblici, a sostenere aumenti tariffari e a scoraggiare qualsiasi investimento sociale (l’aumento di qualche unità degli operatori di prossimità non è certamente sufficiente a cambiare il nostro giudizio). Si è costruita una narrazione di crisi, quando in realtà la situazione finanziaria della città è solida.

Lo dimostra anche il capitale proprio, che oggi supera i 63 milioni di franchi (il secondo dato più elevato dall’aggregazione: nel 2018 ammontava a poco più di 51 milioni). Una cifra che, in un periodo segnato da difficoltà economiche, precarietà e aumento del costo della vita, dovrebbe essere messa al servizio della collettività. E invece resta lì, inutilizzata, mentre le famiglie fanno fatica, molti servizi sono sotto pressione causa mancanza di personale (gli esempi più emblematici riguardano i servizi sociali che, come scritto a  pag. 20 del consuntivo, si situa all’ultimo posto in termini di dotazione di personale ogni 1’000 abitanti e il servizio gestione finanziaria che ha, cito da pag. 29, ha fatto “la scelta deliberata di rallentare e rinviare alcuni passi e/o progetti non prioritari”) e i progetti strategici della città – come la riorganizzazione degli spazi scolastici o la valorizzazione del comparto Officine – avanzano con lentezza, quando non sono del tutto fermi e non dipendono dalla politica della Città.

Ma ciò che più ci preoccupa è il disallineamento tra questa prudenza contabile e la realtà sociale che vivono molte cittadine e cittadini. L’erosione del potere d’acquisto è un fatto concreto: i salari stagnano, i prezzi aumentano, le spese fisse – affitti, premi di cassa malati, energia – pesano sempre di più sui bilanci familiari. In questo contesto, anche piccoli aumenti delle tariffe comunali diventano insostenibili. Eppure, la città continua a comportarsi come se fosse in difficoltà, quando in realtà ha margini ampi per intervenire.

Il problema, a nostro avviso, è che si continua a gestire il Comune come se fosse un’azienda. Si ragiona in termini di efficienza, di contenimento dei costi, di “buona gestione” intesa come capacità di risparmiare. Ma un Comune non è un’azienda, l’abbiamo già detto più volte in quest’aula. Una Città non ha e non deve avere come obiettivo ultimo il pareggio dei conti o il profitto, ma il benessere collettivo. E una gestione che dimentica, o ancora peggio ignora questa differenza, finisce per tradire la propria funzione pubblica, e per creare più danni che benefici.

Per queste ragioni, il nostro voto sarà contro questo consuntivo. Non perché i conti non tornano, ma perché tornano troppo bene. Perché si sarebbe potuto fare molto di più, e si è scelto di non farlo. Perché in un momento in cui la popolazione chiede sostegno, la città ha preferito accumulare riserve. E perché continuiamo a credere che la politica debba servire a ridurre le disuguaglianze, non a certificare l’equilibrio dei bilanci.

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