Gli incontri in Cina e la “galassia multipolarista”

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Analizzando a tutto campo gli sviluppi diplomatici dell’ultimo paio di mesi, si intravede, senza farsi incantare dal grande show in corso a Pechino tra vertice SCO e celebrazioni per l’80° anniversario della fine della guerra mondiale in Asia, il delinearsi di una “galassia multipolarista” di cui potrebbero fare parte in qualche modo anche gli Usa e i loro alleati.

Cominciamo dal caso esemplare del Myanmar. A Tianjin, durante il summit della SCO ospitato da Xi Jinping, c’è stato un incontro tra Narendra Modi e il capo della giunta golpista birmana, Min Aung Hlaing. Il significato dell’incontro, che comporta una legittimazione dei militari golpisti del Myanmar da parte dell’India, è ulteriormente rafforzato dal fatto che i media statali indiani hanno pubblicato oggi la notizia che Modi appoggia la decisione di Min di indire elezioni per il 28 dicembre prossimo. Le elezioni, che chiaramente sono una farsa nel momento in cui il Myanmar è preda di una guerra civile, sono state fortemente volute dalla Cina, che appoggia sempre più la giunta golpista. L’intera resistenza invece vi si oppone. Questa svolta dell’India è inattesa e rafforza notevolmente l’isolamento della resistenza popolare in Myanmar.

Quella che si sta sperimentando intorno al paese martoriato dalla guerra è una convergenza inedita delle maggiori potenze. La Russia da sempre appoggia e arma i militari birmani, la Cina ha costantemente tenuto buoni rapporti con loro, ma ora la sua posizione è un chiaro schierarsi al loro fianco. Prima della svolta indiana, c’era stata a luglio la cancellazione da parte degli Usa delle sanzioni contro esponenti del potere golpista e aziende perno del regime del Myanmar. Washington aveva anche ricevuto un loro lobbista e, con un’abile mossa diplomatica, aveva mandato anche il messaggio implicito di essere pronta a riconoscere la giunta. Sia la Cina che gli Usa sembrano puntare a una pacificazione del Myanmar che lo consegni al controllo dei golpisti, facendo leva anche su ricatti nei confronti di alcuni eserciti etnici facenti parte della resistenza per costringerli a un compromesso con il governo attuale. Questa convergenza non sembra casuale: tutti questi governi reazionari hanno ogni interesse a soffocare la lotta di popolo degli abitanti del Myanmar, uno dei pochi episodi di lotta di massa fiera e tenace per la democrazia cui si è assistito negli ultimi tempi.

Ovviamente, questa “galassia multipolarista” allargata agli Usa non è un insieme di veri alleati. La convergenza di interessi non significa amicizia e gli sgambetti reciproci, anche consistenti, sono costanti e numerosi tra quelli che, in ultimo, sono concorrenti, seppur in una medesima corsa. Nel caso del Myanmar, in sottofondo ci sono per esempio tra Usa e Cina reciproci ricatti sulle terre rare. Un caso analogo è quello del Beluchistan, provincia del Pakistan il cui movimento armato indipendentista è stato inserito dagli Usa nell’elenco delle organizzazioni terroristiche estere. Come si era già osservato di recente, è una mossa che va sicuramente incontro al Pakistan nel tentativo di indebolire l’influenza che Pechino esercita su di esso, ma apre da un’altra prospettiva anche alla Cina, uno dei principali obiettivi della resistenza popolare dei beluci.

Si possono citare altri esempi di questa convergenza accompagnata da reciproci sgambetti. Per esempio l’aria di riavvicinamento tra Usa e Cina che soffia forte da qualche mese: se si punta l’obiettivo a grand’angolo su come sono andate le trattative fino a oggi, senza concentrarsi solo sugli sviluppi più recenti, il panorama è quello di mercanteggiamenti serrati, non di guerra. Un altro episodio recente di convergenza è emerso con la rivelazione che gli Usa hanno proposto dietro le quinte un ruolo importante per la Cina come attore di primo piano di un’eventuale operazione di peacekeeping sul terreno del Donbass e delle altre aree ucraine occupate dalla Russia. E, inutile dirlo, c’è anche tutta la storia dei rapporti Usa-Russia e del vertice in Alaska.

Si potrebbe aggiungere presto anche la Corea del Nord, che sta partecipando per la prima volta a un incontro multilaterale a Pechino per le celebrazione dell’anniversario della Seconda guerra mondiale, venendo così ammessa per la prima volta in un ampio consesso internazionale. Riguardo a ciò, va notato che Trump ha più volte espresso l’intenzione di incontrare di nuovo Kim Jong Un, mentre al contempo con i dazi taglia le gambe ad alleati di importanza fondamentale per contrastarlo, come il Giappone e la Corea del Sud.

Come se non bastasse, i vertici militari di Washington stanno prendendo concretamente in esame una riduzione della presenza Usa nella penisola coreana. In questo contesto mondiale, l’Ue è in profondo imbarazzo e cerca a fatica di barcamenarsi tra Washington e Pechino senza inimicarsi troppo nessuno. D’altronde vi è la forte probabilità che presto le dirigenze dei maggiori paesi europei, già fortemente sotto pressione a livello interno, siano sostituite da “multipolaristi”: per la prima volta, in queste settimane, l’estrema destra è in testa ai sondaggi contemporaneamente in Germania, Francia e Regno Unito.

Il sistema capitalista mondiale, dopo la fine della Guerra Fredda, si è retto in massima parte sull’asse economico Usa-Cina. Non vi è l’intenzione di distruggerlo, cosa che d’altronde è impossibile fare senza un sovvertimento completo che andrebbe a danno di tutti i capitalisti, ma solo quello di ridefinirne le regole e le condizioni. Per farlo, nelle condizioni attuali, oltre a coinvolgere molti più attori statali di un tempo, a volte è necessario andare al tavolo delle trattative agitando il coltello, e ovviamente chi lo ha più grande e affilato ottiene di più, ma questo non vuol dire che siamo a una “nuova Guerra Fredda” o alla creazione di fronti compatti e nettamente contrapposti.

La direzione è diversa e il termine “galassia multipolarista”, inteso come comprendente oltre a Cina, Russia, India & Co. anche Usa, Unione Europea e & Co., mi sembra in questa fase il più prossimo alla realtà, quando è opportuno usare una definizione sintetica.

*commento apparso sulla pagina facebook dell’autore il 1° settembre 2025

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