Lo Stato sionista ha una storia terribile di violazioni degli accordi che ha firmato
Per Donald Trump è stato un vero trionfo l’inizio di questa settimana in Medio Oriente. Ma quanto reggerà la sua stessa celebrazione di sé stesso come grande pacificatore? Beh, almeno una cosa l’ha dimostrata: quando gli Stati Uniti insistono, Israele obbedisce.
La scorsa settimana il think tank Quincy Institute ha stimato che “gli Stati Uniti hanno speso dai 31 ai 33 miliardi di dollari per finanziare la guerra di Israele a Gaza dall’ottobre 2023”. Questo aiuto militare avrebbe dovuto dare all’ex presidente Joe Biden la leva per imporre un accordo molto simile almeno 18 mesi fa. Invece, si è limitato a torcersi le mani di fronte al massacro dei palestinesi da parte di Israele.
È stato quindi Trump a costringere il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ad accettare un cessate il fuoco. Cosa ha fatto la differenza? Netanyahu è un autoritario di estrema destra corrotto. Cosa c’è che non va in questo dal punto di vista di Trump?
In realtà, la sua prima priorità in Medio Oriente è il Golfo, non Israele. In entrambi i suoi mandati, la sua prima visita all’estero è stata nel Golfo. Ciò è in parte dovuto agli interessi commerciali della famiglia Trump, che sono profondamente radicati nel Golfo e in crescita. Ma è anche una questione più strategica.
Il Golfo è ora una regione chiave del capitalismo globale. Il principale risultato diplomatico del primo mandato di Trump sono stati i cosiddetti “accordi di Abramo” del settembre 2020, in base ai quale il Bahrein e gli Emirati Arabi Uniti (EAU) hanno accettato di normalizzare le relazioni diplomatiche con Israele.
Il grande desiderio di Trump è che l’Arabia Saudita aderisca a questi accordi. Ma la famiglia reale saudita ha chiarito che ciò non accadrà finché continuerà il genocidio di Gaza.
Intervistato sull’Air Force One mentre volava verso Israele lunedì, Trump ha espresso la speranza che, grazie all’accordo con Israele e Hamas, la regione si “normalizzi”. Si riferisce a relazioni economiche più strette tra Israele e il Golfo.
C’è già una crescente cooperazione militare, incoraggiata dal Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom). Il quotidiano Washington Post ha rivelato pochi giorni fa che “negli ultimi tre anni, con la mediazione degli Stati Uniti, alti ufficiali militari di Israele e di sei paesi arabi si sono riuniti per pianificare incontri”. Questi incontri sono proseguiti mentre i governi dei partecipanti arabi denunciavano pubblicamente Israele per quanto stava succedendo a Gaza.
Gli incontri avevano principalmente lo scopo di coordinare l’azione contro l’Iran, considerato una minaccia sia da Israele che dagli Stati del Golfo. Ma il Centcom sta cercando di sviluppare un più ampio “concetto di sicurezza regionale” che includa Israele, Bahrein, Egitto, Giordania, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
In un apposito incontro, secondo quanto riportato dal Washington Post, «le forze statunitensi hanno addestrato i partner su come individuare e neutralizzare le minacce rappresentate dai tunnel sotterranei, uno strumento chiave utilizzato da Hamas contro l’esercito israeliano nella Striscia di Gaza».
È con questo blocco della classe dirigente che Trump spera di potere «normalizzare» una Gaza ormai sottoposta a un progetto neocoloniale. Netanyahu ha esagerato quando ha cercato di dimostrare la supremazia militare israeliana ordinando un attacco missilistico sul Qatar il 9 settembre. Questo tentativo fallito di assassinare la leadership di Hamas non è stato semplicemente un attacco a un membro di questo blocco.
Infatti, il Qatar ospita la vasta base aerea di Al Udeid, dove il Centcom ha il suo quartier generale e funge da intermediario diplomatico tra gli Stati Uniti e Israele e i loro nemici. La rabbia per il raid ha rinsaldato i legami tra Trump e un gruppo più ampio di Stati arabi e musulmani.
Il risultato è stato il famoso “piano di pace” in 20 punti di Trump, pieno di lacune. Come afferma lo studioso Emile Hokayem, “Al di là della prima fase concordata, il resto sembra ancora un menu di ristorante che lascia ampio spazio all’ambiguità, alla contrattazione e a intoppi imprevisti. Un menu del genere ha senso solo se lo chef funge anche da esecutore equo e disponibile”.
Il cessate il fuoco apre semplicemente una nuova fase della lotta. Sia Israele che Hamas cercheranno di sfruttare a proprio vantaggio la vaghezza del piano. Lo Stato sionista ha un record spaventoso di violazioni degli accordi che ha firmato. L’ultimo esempio risale a marzo, quando Netanyahu ha violato unilateralmente il precedente cessate il fuoco e ha ripreso il genocidio.
Il famigerato Trump, noto per la sua volubilità, agirà come l’“esecutore” a cui alludeva Hokayem? Il cessate il fuoco permette alla popolazione di Gaza di tornare a vivere. Per il resto, tocca a noi tutti raddoppiare gli sforzi e continuare un movimento di solidarietà internazionale in grado di isolare realmente Israele.
*Alex Callinicos è professore emerito del King’s College di Londra e uno dei maggiori teorici marxisti inglesi. La versione originale di questo articolo è apparsa su socialistworker il 13 ottobre 2025.
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