Sapevamo che sarebbe andata a finire così. Cioè che, di fronte alla generosità della solidarietà con Gaza che si sarebbe sviluppata nelle scuole ticinesi, la destra sarebbe intervenuta con pressioni politiche e intimidazioni.
Per questo abbiamo, a due riprese, chiesto che il DECS e il governo intervenissero per incoraggiare e sostenere il fatto che questa immane tragedia si traducesse in un intervento educativo nelle scuole del nostro Cantone, per promuovere la difesa dei diritti umani, educando alla pace e ad una visione solidale del mondo.
Lo abbiamo fatto dapprima con una lettera aperta alla direzione del DECS qualche giorno prima dell’inizio della scuola, poi con una interpellanza lo scorso 27 settembre che l’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio ha dubito declassato a interrogazione.
Così, senza nessuna “protezione”, i collegi dei docenti di alcune scuole e le iniziative intraprese in diversi istituti sono stati preda dell’attacco del Municipio di Lugano e poi dell’atto parlamentare dell’UDC.
È per questo che i deputati dell’MPS sono tornati alla carica e hanno riproposto, ampliandola, la interpellanza presentata qualche settimana fa e che riprendiamo qui di seguito.
Ora, speriamo che dalle scuole emerga una risposta chiara e forte a queste intimidazioni, sia attraverso la mobilitazione dei docenti che quella degli studenti (prevista nei prossimi giorni). (Red)
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Basta con le intimidazioni nei confronti dei docenti e delle sedi scolastiche che non hanno voluto e non vogliono rimanere indifferenti di fronte alla tragedia di Gaza
Per settimane il mondo ha assistito, attonito, a un susseguirsi di immagini che lacerano la coscienza: città ridotte in macerie, bambini senza futuro, famiglie annientate. La portata di questa catastrofe umanitaria non consente né silenzi né indifferenze.
La scuola, per sua missione, non è un’istituzione neutrale: essa educa alla responsabilità, al rispetto dei diritti umani, alla pace.
È quanto afferma l’articolo 2 della Legge della scuola del Canton Ticino. Proprio per questo, non può sottrarsi al dovere morale e civile di aprire uno spazio di riflessione sugli eventi che segnano in maniera così brutale il nostro presente.
Ogni anno le scuole ticinesi celebrano con impegno e consapevolezza la Giornata della memoria, ricordando l’orrore della Shoah per insegnare alle nuove generazioni a resistere all’odio e alla violenza.
Oggi, la tragedia di Gaza interpella con la stessa urgenza le nostre coscienze: chiudere gli occhi significherebbe tradire quello stesso spirito di memoria e vigilanza.
Proprio coscienti di questo fatto diverse sedi scolastiche collettivamente e diversi docenti a titolo individuale hanno deciso di intervenire sulla questione: pensiamo, ad esempio, alle prese di posizione delle scuole medie di Viganello, Bellinzona, Acquarossa, Bedigliora e Minusio; o, ancora, alle attività svolte o previste in diverse altre scuole (citiamo, ad esempio, le attività presso il Liceo 1 di Lugano).

Non si tratta solo di informare: si tratta di formare. Di offrire a studenti e studentesse la possibilità di leggere la complessità della realtà, di riconoscere la disumanità della guerra, di maturare quella coscienza critica e civile che è il fondamento della convivenza democratica. La scuola non costruisce soltanto sapere: costruisce coscienza, memoria, responsabilità.
Quanto avvenuto e continua ad avvenire a Gaza (e i problemi sono lungi, malgrado la tregua, dall’essere risolti) non è un conflitto come gli altri: è un crimine contro l’umanità che si inscrive tra le pagine più oscure della storia recente.
Alla luce di queste considerazioni chiediamo al governo:
- Non ritiene doveroso rivolgersi al mondo della scuola sottolineando la gravità di quanto sta accadendo a Gaza e incoraggiare al suo interno iniziative che favoriscano una riflessione educativa, critica e responsabile sul rispetto dei diritti umani e sulla necessità della pace?
- Non ritiene doveroso sostenere apertamente le prese di posizione e le attività fin qui svolte nelle scuole ( e quelle previste) che si sono caratterizzate per il loro equilibrio, per il richiamo a principi umani, democratici ed educativi fondamentali, in totale sintonia con le finalità della scuola?
- Non ritiene opportuno adoperarsi affinché la Giornata della memoria del 2026 – o un’altra data significativa – venga dedicata nelle scuole a quanto avvenuto a Gaza, in coerenza con la missione educativa della scuola ticinese?
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