Il Consiglio degli Stati contro la moratoria, continuerà la politica di smantellamento di FFS Cargo.

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Pubblichiamo qui di seguito una presa di posizione del comitato contro lo smantellamento di FFS Cargo in merito al rifiuto odierno del Consiglio degli Stati di accogliere una proposta di mozione della Commissione trasporti che avrebbe imposto una moratoria al piano di smantellamento di FFS Cargo. (Red)

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Il Consiglio degli Stati ha deciso oggi di non accogliere i punti della mozione della propria Commissione dei trasporti che avrebbero imposto una moratoria al piano dei smantellamento delle FFS Cargo. Ricordiamo che questa mozione, che rivedeva quella proposta dalla Consigliera Eva Herzog, era nata dalla missione di una deputazione del nostro Comitato che, dopo aver discusso della possibilità di proporre una moratoria a margine della manifestazione a Mendrisio del 29 agosto 2025, aveva spiegato le gravi conseguenze in termini di trasferimento modale e per il personale alla frazione socialista delle Camere federali. Purtroppo, i punti che avrebbero fermato ulteriori piani di smantellamento delle prestazioni del trasporto su rotaia e garantito una rete di servizi nel traffico combinato non sono stati accolti dalla maggioranza della Camera Alta. È stato invece accolto il punto che chiede di non prevedere aumenti di prezzo per i servizi di FFS Cargo.

Il Comitato ribadisce la propria opposizione ai tagli che comporteranno le future strategie, tra cui Swiss Cargo Logistics e G-Enesis, per il Canton Ticino come pure per il trasferimento su rotaia in tutta la Svizzera. L’appello è a non abbandonare una regione nella quale la logistica e i trasporti possono essere una risorsa, se ben coordinati, o una crudele condanna.

A Chiasso, in una regione dove le FFS danno lavoro a circa 350 persone, si prevedono le prossime misure. Misure che le FFS annunceranno in primavera. Dopo che la prima fase ha comportato la perdita di 40 posti di lavoro seguita alla privatizzazione dei terminali di Cadenazzo e Vedeggio, la prossima fase sarà ancor più incisiva: il deposito di FFS Cargo di Chiasso verrà definitivamente chiuso, comportando la perdita di 25 posti di lavoro, mentre l’esternalizzazione delle prestazioni di verifica e controllo veicoli comporteranno la soppressione di un’altra dozzina di posti. Ciò si aggiunge al fatto che il macchinisti della divisione Viaggiatori perderanno progressivamente le prestazioni sui treni regionali, che verranno integralmente fornite da personale TILO, ovvero macchinisti che sottostanno a ben altre condizioni salariali e di lavoro: ciò comporterà la non-sostituzione di una trentina di ferrovieri che partiranno a beneficio della pensione. In totale, solo per la stazione di Chiasso, stiamo parlando di oltre 65 posti di lavoro che scopriranno, un disimpegno della misura del 20% da parte delle FFS da questa regione, storicamente legata alle ferrovie.

Le argomentazioni sostenute dalla maggioranza del Consiglio degli Stati sono fallaci: scelte politiche legate alla grande ondata di liberalizzazione degli anni ‘90 del secolo scorso vorrebbero che FFS Cargo agisse come un’impresa privata in un mercato liberalizzato, ma nella realtà questo mercato è pesantemente influenzato dalla politica, e purtroppo non una politica che rispetta come si conviene la volontà popolare espressa alle urne con l’Iniziativa delle Alpi. Per riprendere il Consigliere agli Stati Pierre-Yves Maillard durante il dibattito odierno, “Quello del trasporto merci non è un mercato libero e aperto, ma è influenzato da una serie di scelte politiche.” Mettere in concorrenza FFS Cargo con le compagnie ferroviarie private (che possono sfruttare la propria manodopera più pesantemente), nonché con il traffico su strada che rimane (sempre per scelta politica) quasi totalmente esonerato dal pagamento dei costi ambientali, di salute e infrastrutturali che crea (e può far capo a personale proveniente da tutta europa) ci porta ad appellarci nuovamente alla politica federale perché prenda sul serio la crisi in atto e ne riconosca le matrici politiche, tra cui liberalizzazione e laissez-faire, che producono una costellazione che nuoce all’ambiente, alla salute, alla manodopera di qualità e alla volontà popolare di trasferimento del traffico di transito. Proprio la settimana prossima andrà al voto l’adattamento della tassa sul traffico pesante (TTPCP), uno strumento fondamentale per parificare almeno parzialmente le esternalità negative per la salute e l’ambiente causate dal traffico pesante su gomma.

Per questo il Comitato NO allo smantellamento di FFS Cargo in Ticino continuerà a lavorare a fianco dei lavoratori e della cittadinanza che vorrà battersi in difesa del tessuto sociale del nostro cantone, e si incontrerà questo giovedì 11 dicembre alle 18 presso la sede ECAP di Bellinzona per discutere dei prossimi passi: anche questo, come tutti i nostri incontri, è aperto a chiunque sia interessato a mobilitarsi.

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