Casinò Mendrisio: pratiche sospette e minacce alla libertà d’espressione dei/delle consiglieri/e comunali

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Pubblichiamo la interpellanza che i deputati dell’MPS hanno presentato in questi giorni a proposito dello vicende del Casinò Admiral di Mendrisio e delle minacce rivolte dalla società verso due consiglieri comunali (membri di L’AlternativA) rei ci aver posto delle domande attraverso una interrogazione al Municipio di Mendrisio. (Red)

Il servizio della trasmissione Falò (RSI) di mercoledì 19 novembre – Il prezzo dell’azzardo e Ombre sul Casinò – ha riprodotto un quadro delle pratiche adottate dalla direzione della Casinò Admiral SA, in particolare per quanto riguarda la “strumentalizzazione”, nonché il tacito assenso, di pratiche penalmente illecite quali l’usura e, probabilmente, il riciclaggio di denaro. Reati che dovrebbero essere perseguiti d’ufficio dal Ministero pubblico. È chiaro che queste pratiche, inaccettabili, permettono di aumentare la cifra d’affari della Casinò Admiral SA e, quindi, i profitti realizzati: se non ci fossero i “prestatori di denaro”, il giocatore che non ha più soldi smetterebbe di giocare e il casinò avrebbe un incasso minore. Invece, se questo giocatore può continuare a perdere perché l’usuraio lo rifornisce di denaro fresco, il casinò incrementa i propri profitti. Non contenta di guadagnare sulla ludopatia, la direzione della Casinò Admiral SA ha pertanto attuato, da quanto emerso nel servizio, una politica aziendale volta ad accentuare gli effetti socialmente disastrosi del gioco d’azzardo.

A ciò si aggiunge la scandalosa decisione, nel 2024, della direzione della Casinò Admiral SA di disdire il contratto collettivo di lavoro (CCL). Anche in questo caso il motivo fondamentale è palese: peggiorare le condizioni di lavoro e, di conseguenza, ridurre i costi salariali per aumentare i profitti realizzati. Nel mese di ottobre la direzione della Casinò Admiral SA di Mendrisio ha pubblicato un comunicato stampa nel quale affermava di voler mantenere immutate le condizioni di lavoro e i diritti dei dipendenti anche dopo la fine del CCL. Ma se questa fosse la reale volontà, a cosa servirebbe disdire gli accordi in essere?

Insomma, la direzione della Casinò Admiral SA contribuisce ampiamente a creare disagio sociale attraverso la propria attività, anche oltre quanto comunemente connaturato allo sfruttamento ordinario di una casa da gioco. In aggiunta a ciò, intende anche impoverire il tessuto economico del Mendrisiotto, eliminando uno strumento importante come il CCL, quale garanzia legale di salari minimi e di altri diritti fondamentali.

Occorre inoltre constatare come nel consiglio di amministrazione della Casinò Admiral SA di Mendrisio sieda una rappresentante della famiglia Tarchini, famiglia che ha costruito il centro commerciale FoxTown imponendo ai vari negozi ivi situati l’obbligo di firmare e rispettare un CCL più stringente rispetto a quelli usuali della categoria, mentre ora accetta senza battere ciglio la scelta del casinò di disdire il proprio CCL. Un comportamento inspiegabile, dato che la Casinò Admiral SA svolge la propria attività all’interno del centro FoxTown, dunque in un immobile di proprietà del gruppo Tarchini.

Le attività segnalate da Falò hanno, come prevedibile, suscitato ampia discussione e interventi di carattere istituzionale. In particolare, sono state presentate due interrogazioni al Municipio di Mendrisio: una da deputati appartenenti al gruppo PLR e una da due membri appartenenti al gruppo de L’AlternativA.

Come era da attendersi, queste legittime interrogazioni hanno suscitato la reazione della Admiral SA. In particolare, la seconda interrogazione (quella proveniente da sinistra, come prevedibile) ha scatenato l’avvio di indebite pressioni volte a scoraggiare l’esercizio di legittime pratiche democratiche. In particolare, i due consiglieri comunali sono stati minacciati di azioni legali da parte dei rappresentanti della Admiral SA.

I/le Consiglieri/e comunali eletti nel Legislativo della Città di Mendrisio, dove ha sede l’attività del Casinò Admiral, hanno l’obbligo istituzionale di chiarire tutte le questioni che, moralmente ed eticamente ancor prima che legalmente, possono risultare problematiche per la cittadinanza. Il servizio di Falò del 19 novembre ha sollevato potenziali criticità che, in quanto politici eletti, non potevano essere ignorate.

Nelle loro considerazioni introduttive e nelle domande poste, essi hanno fatto esplicito riferimento a quanto indicato nel servizio di Falò, che risulta non essere oggetto di provvedimenti giudiziari. Il fatto stesso che il servizio sia stato mandato in onda costituisce dimostrazione che le affermazioni in esso contenute sono state verificate.

In questo contesto, la minaccia di azioni legali nei confronti dei due consiglieri comunali di Mendrisio non può essere accettata: essa rappresenta una forma di intimidazione da parte di una società privata nei confronti di rappresentanti democraticamente eletti che esercitano coscienziosamente il mandato affidato loro dai cittadini elettori e dalle cittadine elettrici.

Si tratta di una situazione che, tra le altre cose, conferma la necessità di estendere l’immunità parlamentare anche ai rappresentanti dei legislativi comunali, così come deciso dalla maggioranza del Parlamento cantonale il 16 settembre 2024. Una modifica di legge purtroppo non ancora entrata in vigore.

Alla luce di queste considerazioni sottoponiamo al Consiglio di Stato le seguenti domande:

  1. Qual è la valutazione del Consiglio di Stato in merito al servizio di Falò?
  2. Quanti e quali controlli, di routine e straordinari, sono stati eseguiti dalle autorità cantonali di polizia negli anni scorsi e con quali esiti?
  3. Quante denunce anonime provenienti dalla cittadinanza o dai clienti del Casinò Admiral di Mendrisio sono pervenute alle autorità cantonali, direttamente o tramite le autorità comunali?
  4. Il Governo intende prendere contatto con il Ministero pubblico, considerando il proprio ruolo di garante della legalità?
  5. Il Governo ha preso contatto, alla luce di quanto emerso e delle politiche aziendali adottate, con la direzione della Casinò Admiral SA e con la proprietà che la controlla, la ACE Swiss Holding AG di Zurigo? Con quali risultati?
  6. Come valuta il Consiglio di Stato, anche alla luce degli elementi emersi dalla trasmissione Falò, la decisione della Casinò Admiral SA di Mendrisio di disdire il CCL?
  7. Non ritiene il Consiglio di Stato che, in considerazione delle pesanti conseguenze sociali generate sia dalla natura sia dalle scelte operative della Casinò Admiral SA, il mantenimento di un CCL quale garanzia di condizioni salariali e lavorative dignitose rappresenti un obbligo minimo imprescindibile? Non ritiene, a tal proposito, di dover intraprendere un’iniziativa tramite l’Ufficio cantonale di conciliazione?
  8. Non ritiene, alla luce di questo ennesimo tentativo di pressione sui diritti dei rappresentanti eletti, di dover intervenire quale garante dei diritti dei cittadini e delle cittadine siano essi eletti o meno in consessi rappresentativi?
  9. Non ritiene, alla luce di questo ennesimo tentativo di pressione sui diritti dei rappresentanti eletti, di dover accelerare le procedure di propria competenza per favorire l’entrata in vigore della modifica della LOC, così come indicato nei considerandi finali del rapporto di maggioranza approvato dal Gran Consiglio il 16 settembre 2024 (presentazione di un messaggio entro sei mesi)?

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