Contrastare il dumping salariale è possibile!

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«Una venditrice con molti anni di esperienza professionale alle spalle.  Eppure, pochi mesi fa, la doccia fredda: licenziata su due piedi, senza uno straccio di spiegazione. Non si dà pace, è disorientata. Poi, però, tutto diventa più chiaro: al suo posto l’azienda assume una lavoratrice frontaliera, pagata molto meno» . Così la trasmissione Patti chiari, qualche settimana fa, presentava un caso emblematico di dumping salariale.

È vero, dicono i contrari alla iniziativa «Rispetto per i diritti di chi lavora! Combattiamo il dumping salariale e sociale!» , situazioni del genere esistono e sono diffuse, ma non si può fare nulla finché alla persona assunta in sostituzione di quella licenziata viene offerto un salario conforme ai minimi legali e contrattuali.

In realtà, le cose non stanno affatto così. Il dumping salariale non coincide con la diffusione di salari inferiori ai minimi legali o contrattuali; consiste invece in una situazione nella quale, come recita l’art. 360a del Codice delle ob bligazioni, «in un ramo o in una professione vengano ripetutamente e abusivamente offerti salari inferiori a quelli usuali per il luogo, la professione o il ramo» . In altre parole, se offro a qualcuno un salario di 4.000 franchi al mese in sostituzione di qualcuno che ne riceveva 5.000, si tratta di un atto che rientra in una dimensione di dumping salariale anche se il salario offerto è, ad esempio, superiore al salario minimo legale.

La legge prevede che spetti allo Stato, attraverso il lavoro di analisi e monitoraggio svolto dalle commissioni tripartite, intervenire mediante l’elaborazione di contratti normali di lavoro che fissino salari minimi obbligatori per professioni o settori. È quanto fatto in Ticino dove attualmente vigono nove contratti normali di lavoro che interessano 13.000 lavoratori e lavoratrici.

Tuttavia, questo lavoro di controllo delle condizioni di lavoro e salariali — che dovrebbe investire i due terzi dei lavoratori e delle lavoratrici non coperti da un contratto collettivo di lavoro — non può essere svolto efficacemente con l’attuale, esigua dotazione dell’Ispettorato del lavoro (6 ispettori in tutto). L’iniziativa contro il dumping propone di muoversi nella stessa direzione, monitorando — attraverso l’obbligo di notifica di ogni contratto di lavoro stipulato — il mercato del lavoro, i salari e tutte le condizioni d’impiego. Sulla base di questa analisi per settore, azienda e professione, un Ispettorato del lavoro potenziato potrà svolgere verifiche mirate e intervenire. Il dumping salariale è purtroppo una realtà che si è progressivamente consolidata, spingendo anno dopo anno i salari verso il basso.

Tuttavia, è ancora possibile mettere in campo strumenti per contrastarlo. A partire da un SÌ all’iniziativa contro il dumping il prossimo 8 marzo.

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