Israele–Cisgiordania. La cosiddetta maggioranza silenziosa d’Israele sta a guardare mentre i palestinesi della Cisgiordania vengono cacciati

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«Abitanti di Beita, vi incoraggiamo a iniziare a fare le valigie», ha dichiarato lunedì 9 marzo l’amministratore del gruppo WhatsApp in ebraico “News of the Hills” (“Notizie delle colline”), dopo aver spiegato che «Beita è solo un esempio di ciò che accade quando gli ebrei decidono […] di comportarsi da proprietari». Come di consueto, ha invocato Dio, concludendo il suo discorso con queste parole: «C’è una sola soluzione: il trasferimento. Accadrà presto, se Dio vuole».

L’amministratore ha pubblicato un avvertimento simile meno di un giorno dopo che ebrei israeliani hanno preso d’assalto il villaggio di Khirbet Abu Falah [a 15,7 km a nord-est di Ramallah, nel centro della Cisgiordania] e ucciso due dei suoi abitanti: «A tutti i piccoli terroristi di Abu Falah… il miglior consiglio che possiate ricevere è semplicemente fuggire. Andate in Turchia, a Dubai o in Francia… Qui non avete futuro. Le colline vi distruggeranno». In quasi tutti i casi noti, gli aggressori ebrei raccomandano alle vittime palestinesi di fuggire verso un altro paese.

E così, in pieno giorno, sotto le telecamere di sorveglianza delle Forze di difesa israeliane e dei servizi di sicurezza dello Shin Bet, e nei video trasmessi in diretta dalle persone attaccate, le squadre terroristiche ebraiche continuano senza sosta a sparare contro i palestinesi, a distruggere frutteti e condotte d’acqua, a invadere i campi e a picchiare e maltrattare donne e anziani, giovani e persino il bestiame, a uccidere a colpi le/gli attivisti della presenza protettiva [solidali con i palestinesi], per poi vantarsi apertamente che l’obiettivo è espellere i palestinesi dalla loro patria.

Esiste una spiegazione logica del fatto che possano continuare a scatenarsi e a vantarsi delle loro azioni.

Questa spiegazione ha due aspetti. Il primo è che la loro “soluzione” di espulsione si inserisce perfettamente nei piani ufficiali, ormai non più nascosti, e nelle linee generali della politica “segreta” applicata in passato. Inoltre, la loro visione da incubo corrisponde alle speranze, ai desideri e agli anni di lavaggio del cervello etnocentrico di troppi ebrei israeliani.

Il secondo aspetto è che la maggior parte della società ebraica israeliana non si preoccuperebbe affatto se i palestinesi scomparissero completamente da questa terra, non solo dietro il filo spinato, i muri di separazione, la Strada 6 [arterie specifiche per collegare le colonie tra loro] e i ristoranti di Wadi Ara [villaggio palestinese nel sottodistretto di Haifa].

Il primo aspetto implica che dietro ogni adolescente trasandato o “cowboy” con tzitzit [frange rituali ai quattro angoli dell’indumento] e un fucile si nasconde una lunga fila di avvocati e pianificatori ben vestiti, laureati nelle migliori università, ministri e funzionari del Fondo Nazionale Ebraico, comandanti militari, nonché capi e ispettori dell’Amministrazione civile.

Sono proprio coloro che per anni hanno sostenuto che la “sicurezza” fosse l’unico motivo per istituire zone di tiro e vietare la coltivazione delle terre. Coloro che, in nome dell’applicazione della legge, hanno ordinato la distruzione di cisterne d’acqua e impedito alle comunità palestinesi di collegarsi all’acqua e all’elettricità. Coloro che hanno redatto e redigono leggi e decreti stabilendo, con un linguaggio militare brutale o un gergo giuridico altisonante, che le terre pubbliche saranno assegnate solo agli ebrei.

Sono proprio loro ad aver progettato e autorizzato i muri di separazione e le strade di bypass per appropriarsi della maggiore quantità possibile di terre agricole palestinesi e di futuri terreni edificabili: su entrambi i lati della Linea Verde, nel Negev e in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est. Il terrore ebraico, che raggiunge ogni giorno nuovi livelli, non fa che accelerare enormemente la violenza burocratica e l’espropriazione portate avanti dallo Stato da decenni.

Le colline hanno già vinto, anche se la “soluzione finale” che delineano non dovesse realizzarsi. Vincono perché solo la violenza che provoca feriti gravi o morti supera la soglia della notizia. Vincono semplicemente perché l’“opposizione sionista” [al governo] non ha inviato le sue migliaia di sostenitori con esperienza militare a proteggere le comunità palestinesi. Le colline vincono perché i partiti di opposizione non arabi fanno chiaramente capire, con il loro silenzio, che le azioni degli autori di pogrom non li disturbano. Le colline vincono perché le comunità ebraiche all’estero continuano a sostenere Israele, incoraggiando così il terrorismo ebraico a conquistare sempre più territorio, per poter accogliere più immigrati alla ricerca di una seconda casa per le vacanze invernali.

*Articolo pubblicato sul quotidiano israeliano Haaretz il 10 marzo 2026

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