La pericolosa alleanza tra IA e settore militare

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Questo articolo, dedicato alla penetrazione dell’intelligenza artificiale (IA) nel settore militare, è, nella sua versione originale, composto da due parti distinte. La prima, che qui riprendiamo, descrive gli effetti delle radicali trasformazioni tecnologiche sugli equipaggiamenti militari e sulle strategie di difesa. La seconda si concentra sulla Francia, una delle principali potenze militari mondiali. Si può temere che i piani governativi dedicati all’IA rafforzino la centralità del settore militare nelle politiche pubbliche francesi (questa seconda parte può essere letta nella versione originale segnalata al termine del testo). (Red)

L’IA produce profonde discontinuità

Non esiste una definizione univoca di intelligenza artificiale (IA), e la ragione potrebbe dipendere almeno tanto dalla difficoltà di definirne i confini disciplinari quanto da una campagna mediatica utilizzata per giustificarne tutte le conseguenze, comprese quelle dannose per la società [1]. Per gli economisti dell’innovazione, l’IA costituisce una tecnologia di uso generale (TUG) che, come la macchina a vapore all’inizio della rivoluzione industriale, l’elettricità alla fine del XIX secolo e l’informatica dopo la Seconda guerra mondiale, si diffonde in tutti i settori dell’economia e della società. Ma la storia non si ripete mai allo stesso modo.

Inoltre, contrariamente a ciò che sarebbe possibile attraverso un uso socialmente controllato delle tecnologie al fine di soddisfare i bisogni dell’umanità, le tecnologie basate sull’IA trasformano contemporaneamente i dati in una fonte di accumulazione di profitti, rafforzano il potere securitario degli Stati e introducono nuove forme di guerra grazie al loro utilizzo da parte dei militari. L’IA riduce ulteriormente le differenze tra le dimensioni militari e civili dei conflitti all’interno dell’agenda della sicurezza nazionale delle grandi potenze. In definitiva, offre potenzialità di utilizzo contro gli esseri umani in tutti gli ambiti della loro vita sociale, in quanto lavoratori, cittadini e «civili» minacciati dalle guerre.

Questo articolo affronta quindi soltanto una dimensione dell’ubiquità dei poteri dell’IA. Inoltre, lascia da parte i potenti effetti di rigenerazione del «complesso militare-industriale» statunitense prodotti dalla crescente importanza delle grandi aziende tecnologiche nell’industria della difesa, un processo oggi ampiamente sottovalutato [2].

L’integrazione dell’IA nelle dottrine e negli equipaggiamenti militari rappresenta un’ulteriore tappa nella lunga storia dell’utilizzo delle tecnologie a fini distruttivi. L’emergere dei sistemi d’arma autonomi viene così spesso descritto come una terza rivoluzione militare, dopo l’invenzione della polvere da sparo e quella delle armi nucleari.

Essa offre infatti ai militari numerose opportunità che si collocano su quattro piani principali. Innanzitutto, migliora le prestazioni dei sistemi d’arma esistenti e rende più affidabili alcuni compiti svolti dai soldati. Le tecnologie di interfaccia cervello-computer, utilizzate negli ospedali per rigenerare o ripristinare funzioni compromesse, vengono già impiegate per esigenze militari o di sicurezza nazionale, sia per aumentare le capacità fisiche dei soldati, sia per obiettivi di pacificazione, interrogatorio o tortura (attraverso l’induzione di dolore sensoriale senza provocare lesioni fisiche) [3].

Inoltre, grazie all’IA, numerose funzioni — come le attività di intelligence e sorveglianza, la logistica, le operazioni cibernetiche e le operazioni di comando e controllo — possono o potranno presto essere centralizzate in un’unica fonte [4] (vedi riquadro qui sotto).

«Attacchi chirurgici» e «assassinii mirati»: la grande menzogna

Come ha dichiarato un militare israeliano alla rivista investigativa israeliana +972, l’utilizzo dell’IA permette di generare 100 nuovi obiettivi al giorno, contro i 50 all’anno del passato. La disinformazione fa inoltre credere, come nel caso dei presunti «attacchi chirurgici» contro l’Iraq nel 2003, a una precisione degli obiettivi mirati che, secondo i suoi responsabili, farebbe dell’esercito israeliano «il più umano del mondo». Eppure, il suo portavoce ha dichiarato che gli obiettivi dei bombardamenti a Gaza «non sono la loro precisione, ma l’ampiezza del danno creato» [5].

In definitiva, la «intensificazione algoritmica delle distruzioni» [6] deriva dalla combinazione tra decisioni prese dai militari e debolezze dell’apprendimento automatico, poiché i militari non sono in grado di alimentare le enormi quantità di dati richieste da queste macchine.

In secondo luogo, l’IA può essere associata ad altre tecnologie emergenti, come l’informatica quantistica, la stampa 3D e i missili ipersonici, che volano a oltre 6.000 km all’ora e a 30.000 metri di quota. I modelli attualmente in fase di sviluppo vengono lanciati da missili balistici che possono a loro volta raggiungere una velocità di 25.000 km/h.

La fase attualmente in corso, quella dell’alleanza tra IA e nucleare, è oggetto di un acceso dibattito tra gli specialisti, alcuni dei quali esprimono preoccupazione: «siamo vicini a un momento Oppenheimer». Gli Stati Uniti dispongono infatti di un bombardiere (il B-21) in grado di trasportare armi nucleari e di svolgere missioni senza equipaggio, mentre la Russia sta sviluppando un veicolo sottomarino senza equipaggio destinato a effettuare attacchi nucleari di rappresaglia [7].

Queste realtà hanno un peso molto maggiore rispetto all’impegno dei Paesi a «mantenere un essere umano nel circuito» e a garantire un controllo politico permanente sulle armi nucleari, auspicati dalle Nazioni Unite, nonché rispetto alla dichiarazione adottata nel febbraio 2023 al vertice dell’Aia da 57 Paesi (ma respinta da Russia e Israele) a favore di un «uso responsabile» dell’IA sul campo di battaglia.

Da parte sua, il governo francese ha esercitato pressioni affinché il settore militare fosse escluso dall’Artificial Intelligence Act europeo [8].

Infine — e questo costituisce uno degli obiettivi principali — alcuni tipi di armi sviluppate con l’IA integrano un processo decisionale autonomo del sistema d’arma [9]. Un importante passo avanti in questo campo è rappresentato dalla creazione dei Sistemi d’arma letali autonomi (SALA), che operano a terra (i cosiddetti «robot killer»), in aria (i droni) e in mare (per esempio, una nave cacciamine in grado di rilevare e distruggere le mine).

Si tratta di sistemi d’arma che, una volta attivati, selezionano e prendono di mira gli obiettivi senza l’intervento di un operatore [10]. Queste armi, dotate di funzioni elegantemente definite «spara e dimentica» (fire and forget), presentano diverse caratteristiche: la capacità di uccidere; la capacità di funzionare senza bisogno dell’intervento o del controllo umano; la capacità di apprendere attraverso le interazioni con l’ambiente, che consente loro di ampliare le proprie funzionalità; e infine l’impossibilità di interrompere un’operazione una volta che è stata avviata [11].

L’IA — attraverso l’apprendimento automatico — moltiplica le loro potenzialità distruttive, poiché gli algoritmi integrati producono risultati in parte non controllabili, generando una forma di «imprevedibilità intrinseca» (unpredictability by design) sia riguardo alla decisione e al momento dell’attacco, sia riguardo alle conseguenze che ne derivano [12].

Di conseguenza, una battaglia tra sistemi autonomi nemici potrebbe degenerare prima che l’intervento di un militare possa impedire la catastrofe [13]. Tanto più che il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti è favorevole a un sistema decentralizzato che aumenta la distanza tra l’oggetto (l’arma) e il soggetto (l’operatore) [14].

Il rischio di una perdita del controllo umano sulle armi sembra dunque essere assunto consapevolmente: il Pentagono sta effettuando test per ridurre al minimo l’intervento umano nelle procedure decisionali di alto livello delle armi che utilizzano l’IA [15].

Va inoltre aggiunto che l’ampia diffusione della ricerca sull’IA in decine di Paesi facilita la proliferazione dei sistemi d’arma autonomi e aumenta quindi i rischi di una spirale incontrollata e del loro utilizzo «preventivo», con conseguenze fatali [16].

* Claude Serfati è un economista e ricercatore francese; è uno dei maggiori specialisti dei rapporti tra capitalismo, globalizzazione, finanza, industria degli armamenti e geopolitica. È ricercatore associato all’IRES (Institut de recherches économiques et sociales) e ha insegnato economia all’Università di Versailles-Saint-Quentin-en-Yvelines. L’articolo completo (apparso nel 2025) può essere consultato, nella versione originale francese, sul sito marx21.ch

[1] Parnas “The Real Risks of Artificial Intelligence”, Communications of the ACM, Volume 60, 10, Octobre 2017.
[2] Queste importanti evoluzioni sono sviluppate in Serfati Claude, “Un monde en guerre”, Textuel, avril 2024, nel capitolo « L’intelligence artificielle, au cœur de l’ordre militaro-sécuritaire ».
[3] Munyon Charles N., “Neuroethics of Non-primary Brain Computer Interface : Focus on Potential Military Applications”, Frontiers in neurosciences, 2018, 12.
[4] Hoadley Daniel S. et Lucas Nathan J., et « Artificial Intelligence and National Security », Congressionnal Research Service, 26 avril 2018. Hoadley Daniel S. et Lucas Nathan J., op. cit.
[5] 
https://www.theguardian.com/world/2023/oct/10/right-now-it-is-one-day-at-a-time-life-on-israels-frontline-with-gaza
[6] 
https://ainowinstitute.org/publication/the-algorithmically-accelerated-killing-machine
[7] Michael Depp and Paul Scharre “Artificial Intelligence and Nuclear Stability”, 16 janvier 2024, 
https://warontherocks.com/2019/08/america-needs-a-dead-hand/
[8] Santopinto Federico, “L’UE, l’intelligence artificielle militaire et les armes létales autonomes », IRIS, avril 2024.
[9] The Mitre Corporation, “Perspectives on Research in Artificial Intelligence and Artificial General Intelligence Relevant to DOD,” Office of the Assistant Secretary of Defense for Research and Engineerin.g, January 2017. Voir également 
https://stanleycenter.org/wp-content/uploads/2020/06/TheMilitarization-ArtificialIntelligence.pdf
[10] Hoadley Daniel S. et Lucas Nathan J., et « Artificial Intelligence and National Security », Congressionnal Research Service, 26 avril 2018.
[11] 
https://www.aljundi.ae/en/the-file/emerging-military-technologies-trends-for-2023-beyond/1/02/2023
[12] Boulanin Vincent, Davison Neil, Goussac et Netta Carlsson Peldán, “Limits on Autonomy in Weapon Systems”, SIPRI et ICRC (International Committee of the Red Cross (Comité International de la Croix-Rouge) juin 2020, p.8 et 13.
[13] Boucher Philip, “Artificial intelligence : How does it work, why does it matter, and what can we do about it ?” European Parliament Research Service (EPRS), juin 2020, p.25.
[14] Breaking Defense, 9 février 2023, 
https://breakingdefense.com/2023/02/dods-clarified-ai-policy-flashes-green-light-for-robotic-weapons-experts/
[15] Monomita Chakraborty, 18 mai 2021, 
https://www.analyticsinsight.net/pentagon-is-attempting-to-incorporate-ai-controlled-robots-into-the-us-military/
[16] Michael C. Horowitz, “When speed kills : Lethal autonomous weapon systems, deterrence and stability”, Journal of Strategic Studies, 2019, 42:6.

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