Precarietà e povertà tra i giovani

Tempo di lettura: 3 minuti
image_print

Stando a un comunicato Swissinfo dell’agosto 2007, in Svizzera ci sono tra i 200’000 e i 250’000 giovani che vivono in condizione di povertà. Ben il 45% dei beneficiari dell’aiuto sociale, sono persone al di sotto dei 25 anni. Nei centri urbani, si stima che una persona su 10, di età compresa tra i 18 e i 25 anni, dipende dall’aiuto sociale. I giovani sono dunque un soggetto sociale tra i più esposti al rischio della povertà.

 

Le cause della povertà giovanile sono molteplici: si può essere figli di disoccupati, avere una famiglia con un reddito troppo basso, i cosiddetti “working poor”, si può appartenere a famiglie monoparentali, ecc. Queste sono tutte condizioni ereditate dalla famiglia, che spesso si vanno a sommare, in una spirale di esclusione, alla mancanza di una formazione professionale di base. Il 70% dei giovani colpiti dalla povertà, non possiede un diploma, a conferma di una stretta connessione tra fattori ereditari della povertà e fattori acquisiti nel corso della vita. Una percentuale importante, il 30%, che un diploma professionale lo ha comunque conseguito, rimane ugualmente incastrato in questa rete vischiosa fatta di precarietà, difficoltà a trovare un lavoro stabile e degnamente retribuito e necessità di ricorrere agli aiuti assistenziali.

Queste cifre, rese pubbliche da 4 anni, non possono che essere peggiorate in questi anni di accentuazione della crisi economica e delle sue ricadute sociali. Inoltre, vale la pena ricordarlo, riguardano tutta la Svizzera. Possiamo supporre, senza timore di sbagliare, che in Ticino la situazione sia ancora più allarmante: vi si trovano i salari più bassi e le condizioni di lavoro meno garantite, anche a causa della pressione della concorrenza dovuta agli accordi bilaterali.

La situazione dei giovani è in generale sempre più dura rispetto alla media e la crisi non fa altro che aggravarla ulteriormente. Si pensi alla maggioranza degli studenti universitari obbligata a lavorare per pagarsi gli studi, nonostante obblighi di frequenza e ritmi di studio sempre più pressanti, o agli apprendisti, confrontati con salari che non permettono loro nemmeno di rientrare con le spese base collegate alla loro formazione professionale e costretti dunque a far capo a famiglie che spesso hanno mezzi limitati.

La dura situazione materiale si accompagna alla miseria culturale. Infatti, quando si fa fatica a tirare a fine mese, diventa molto difficile potersi concedere momenti di svago e socializzazione, soprattutto in un paese dove andare al cinema, per fare un esempio, costa più di 15 franchi e andare a un concerto, non meno 50 franchi.

D’altro canto, i locali che offrono manifestazioni culturali per i giovani a prezzi accessibili non hanno vita facile e si trovano ad affrontare continui attacchi: dalle periodiche retate della polizia, che hanno come scopo principale l’intimidazione, alle intimazioni da parte dei vari Comuni a limitare l’attività e ad applicare misure “di sicurezza” e repressive verso i clienti a spese dei gestori di piccoli luoghi di ritrovo. Ciò rende queste attività sempre meno attrattive per chi le svolge e dunque sempre più rare, spingendo i giovani verso una marginalizzazione sempre maggiore.

Ne sono alcuni esempi vicende poco mediatizzate, come la chiusura di locali come il Bvlgary a Mendrisio, che ospitò gruppi rock emergenti da tutta Europa, per cui fu promossa una petizione inascoltata, e altre più conosciute, come quella meno sfortunata del Grotto Pasinetti, storico locale bellinzonese, che si è salvato dalla chiusura grazie alla mobilitazione di chi non si rassegna alla continua criminalizzazione di ogni forma di divertimento che non sia gestita da grossi interessi capitalistici.

Di fronte a tutto questo, la lista MPS-PC è l’unica che ha formulato proposte chiare per combattere la povertà economica dei giovani, l’esclusione dal diritto allo studio, la carenza di posti di tirocinio prima e di lavoro poi, l’emarginazione politica e sociale.  Per questo proponiamo:

 

– l’introduzione di un salario minimo legale per gli apprendisti di 1’000 franchi al primo anno (con un aumento del 30% per ogni altro anno successivo di apprendistato);

– la gratuità dei trasporti pubblici per studenti e apprendisti ;

– l’aumento del limite di reddito determinante al di sotto del quale scatta il diritto all’assegno di

studio;

– il potenziamento delle scuole professionali a tempo pieno per la formazione di giovani che non

trovano un posto di apprendistato;

– 10 settimane di vacanze per gli apprendisti (parificazione con gli studenti);

– il raddoppio dei posti di tirocinio nell’amministrazione cantonale e nelle aziende pubbliche e

parapubbliche;

– l’introduzione del diritto di voto a 16 anni;

– l’accesso gratuito per i giovani alle manifestazioni culturali.

 

Queste sono alcune misure, le più urgenti, che noi riteniamo necessarie per cominciare a dare risposte adeguate. E se tutto questo ha un prezzo: ebbene, non ci stancheremo di ripetere che i soldi ci sono, e anche tanti: basta andare a prenderli con una diversa politica fiscale!

 

* Candidato MPS per il Gran Consiglio

articoli correlati

Conti AET 2025. Tutto bene? Non proprio…

Il NO dell’MPS al Consuntivo 2025 della città di Bellinzona

La via verso la ricolonizzazione di Cuba