Oggi a Lugano diverse centinaia di persone hanno preso parte al presidio antifascista, trasformando l’appuntamento in una chiara dimostrazione pubblica di opposizione a razzismo, xenofobia e autoritarismo. La mobilitazione, confermata nonostante la cancellazione della marcia dell’estrema destra, ha assunto – come già annunciato nei giorni scorsi – un significato politico ancora più netto.
Nel corso del presidio, gli interventi hanno ripreso con forza i temi già evocati nel testo di convocazione: la critica alla retorica della “remigrazione”, giudicata non neutrale ma legata a logiche di esclusione ed espulsione collettiva, e la denuncia della diffusione di idee considerate incompatibili con i diritti democratici fondamentali. Più voci hanno sottolineato che le idee di odio e discriminazione non possono essere ridotte a semplici opinioni, bensì rappresentano un attacco diretto alla convivenza civile.

Non sono mancate prese di posizione critiche verso il Municipio di Lugano, accusato di aver adottato decisioni motivate da ragioni di ordine pubblico e sicurezza ritenute insufficienti sul piano politico e dei principi. Diversi partecipanti hanno ribadito che il diritto di manifestare deve restare centrale in una società democratica e che il contrasto al fascismo costituisce una responsabilità civile, oltre che politica.
Il presidio si è svolto in un clima determinato ma pacifico, tra striscioni, slogan e interventi. E questo malgrado il tentativo evidente di far pressione e di cercare di provocare nella prospettiva di uno scontro da parte della polizia. Questa ha incominciato fin dall’arrivo in piazza dei primi manifestanti a provocare chiedendo i nominativi e i documenti; poi, verso la metà del presidio, un chiaro tentativo di suscitare la bagarre attraverso l’annuncio ufficiale al megafono, da parte della polizia, che se non si fosse sgomberata la piazza entro cinque minuti, essa avrebbe caricato con tato di gas lacrimogeni e pallottole di gomma (parole chiare!)
Questo annuncio ha avuto diritto solo ad una disapprovazione verbale e ha mostrato quanto fosse solo un tentativo di provocare e suscitare reazioni per fomentare lo scontro. Un tentativo che deve essere apparso ridicolo persino al comando della polizia (più di 200 agenti in tenuta antisommossa) che si è dimenticato dell’ultimatum…
La presenza di diverse centinaia di manifestanti ha dato un segnale visibile di partecipazione e di attenzione sul territorio. La giornata si chiude così con una forte affermazione pubblica dei valori richiamati dai promotori: uguaglianza, solidarietà e giustizia sociale, oltre che al diritto di manifestare pubblicamente indicati come argine necessario contro ogni forma di discriminazione e deriva autoritaria e fascista.
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