Contrariamente a molti miei connazionali, io non festeggio l’attacco militare di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Non credo alla retorica della “minaccia nucleare”, né alla favola della liberazione di un popolo da un regime sanguinario.
Non posso credere che chi si nutre di suprematismo o di genocidio possa nutrire una reale solidarietà per noi. L’intenzione di entrambe le potenze è puramente strategica: spartirsi gli interessi nella regione e trasformare l’Iran in una terra di nessuno, frammentata tra vari poteri, incluso il fascismo islamico stesso.
Il vero obiettivo di questo attacco era fermare la rivoluzione iraniana proprio mentre giungeva alle sue fasi cruciali. Dopo le ondate di protesta, il gennaio 2026 stava finalmente concretizzando la resistenza con scioperi e manifestazioni capaci di far vacillare un regime ormai esausto.
Avevamo già vinto la battaglia delle donne con “Donna, Vita, Libertà” e stavamo per abbattere l’oppressione di classe e la repressione economica. Era quella la nostra battaglia; quella annunciata da Trump e Netanyahu non ci appartiene. È la loro guerra, e vogliono che noi diventiamo i loro soldati sul campo.
Non mi sorprende che i missili americani e israeliani abbiano colpito la scuola di Teheran o le case della gente comune: è ciò che sanno fare meglio.
E al regime iraniano che ci ha derubato della vita per 47 anni dico solo questo: siate felici. In questo caos di guerra sopravvivrete più a lungo, magari cambiando pelle insieme a nuovi alleati molto simili a voi.
*Negin Bank è un’attivista femminista iraniana rifugiata in Italia. È intervenuta a lungo su La7.it per presentare la rivolta popolare di inizio gennaio, repressa in modo massiccio.
Condividi:
- Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
- Fai clic per inviare un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
- Fai clic per condividere su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
- Fai clic per condividere su Bluesky (Si apre in una nuova finestra) Bluesky
