Paese: Spagna

Qualche riflessione sulle elezioni nello Stato spagnolo del 10 novembre

Il risultato elettorale del 10 novembre nello Stato spagnolo aggiunge un elemento di crisi in più al sistema di relazioni politiche del continente europeo. Voluto a tutti i costi da...

Che fare dopo il tramonto del governo PSOE-Unidas Podemos?

«Dall’esperienza francese Rosa Luxembourg trasse queste conclusioni. La politica pratica tanto osannata si rivelò tutt’altro che “pratica”, perché la classe operaia, legata dalla partecipazione del partito socialista alla politica governativa,...

Cosa pensa ANTICAPITALISTAS dell’accordo Podemos-PSOE sul PGE 2019*

L’accordo sul Bilancio finanziario per il 2019 (“per uno stato sociale”) siglato qualche giorno fa tra il Segretario del Partito socialista spagnolo Pedro Sanchez, nonché Presidente del Governo di minoranza...

La sentenza della Manada: breve storia di ordinaria giustizia patriarcale

Il 7 luglio 2016, durante le feste di San Fermino a Pamplona, una ragazza viene trovata all’alba su una panchina, in lacrime e in stato di shock. Racconta di essere...

Ultimi articoli

Cos’è il mascolinismo e perché è pericoloso

Zali se ne va, la violenza di genere resta. Un presidio per chiedere un cambiamento radicale

Zali si dimette e non si smentisce: erano “l’espressione di una violenza solo verbale”

In poche parole

Così non va!

Nel comunicato diffuso ieri, il Consiglio di Stato afferma, tra le altre cose, che il presidente del Governo, Claudio Zali, in merito alle registrazioni audio, «si riserva di esprimersi pubblicamente al riguardo prossimamente».
Risulta quindi difficile comprendere perché la consigliera di Stato Marina Carobbio, dopo aver illustrato la posizione del Consiglio di Stato (ammesso e non concesso che si possa qualificarla di “posizione”), non abbia colto l’occasione per “esprimersi pubblicamente” sul contenuto di registrazioni che lo stesso Zali, ad oggi, non ha smentito.
Avrebbe potuto dire ciò che non solo “il popolo della sinistra”, ma più in generale tutte le persone che credono nel rispetto della dignità delle persone, si aspettavano di sentire: che quelle espressioni sono inaccettabili, da chiunque provengano, ma lo sono ancora di più se pronunciate da un membro del Consiglio di Stato. Tanto più da parte di un Governo che, ancora ieri, ha ribadito la propria ferma condanna «nei confronti dell’incitamento alla violenza, anche verbale».
Avrebbe potuto affermare con chiarezza che da simili parole discendono inevitabilmente responsabilità politiche e che Claudio Zali dovrebbe trarne le conseguenze.
Ha scelto invece il silenzio. Un silenzio che pesa. E che, su una vicenda di questa gravità, rischia di apparire come una forma di acquiescenza. Così non va!

eventi

Non ci sono appuntamenti