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Il Carnevale di Bellinzona, spalleggiato dalle autorità comunale e con il silenzio complice di quelle politiche e sanitarie cantonali, non si smentisce. È di queste ore l’annuncio, da parte della direzione del Rabadan, dell’organizzazione di eventi di vario genere (dalle visite di re Rabadan alle scuole all’organizzazione di party musicali che dovrebbero permettere di organizzare “in famiglia” momenti di festa e incontro). Un vero e proprio programma di irresponsabilità organizzata.

Sappiamo tutti quanto sia stato difficile questo ultimo anno; tutti abbiamo rinunciato al divertimento collettivo, musica, cinema, discoteche, persino la convivialità più semplice come andare a cena o organizzare momenti comuni di divertimento.

Ma se abbiamo fatto questo e continuiamo a farlo (e se le autorità invitano a continuare su questa linea) sappiamo che vi sono buoni motivi: vogliamo evitare dolore e morte (siamo ormai vicini ai 1’000 morti a livello cantonale nell’ultimo anno). E tutti dovrebbero sentirsi in dovere di collaborare a sviluppare questa attenzione e questa responsabilità, soprattutto coloro che partecipano alla presa di decisioni collettive.

Ora, il Municipio di Bellinzona, la società Rabadan, le autorità politiche e sanitarie cantonali pare abbiano dimenticato quale grande colpevole responsabilità abbiano avuto poco più di un anno fa. Forse hanno dimenticato quella signora che (intervistata dalla RSI in mezzo agli oltre 20’000 – stretti stretti – che hanno assistito alla sfilata dei carri domenica 23 febbraio) affermava tutta felice: “Noi veniamo da Torino…”. Era l’immagine simbolica di un Carnevale che non si sarebbe dovuto tenere, che gli esperti consultati dal governo avevano chiesto di non tenere, ma al cui svolgimento, alla fine, autorità comunali e cantonali hanno acconsentito. E facendo le cose in grande, come sempre, incuranti che da giorni il virus era presente sul nostro territorio.

Così, ad esempio, si sono organizzare le tradizionali manifestazioni che, in quel contesto, avrebbero poi assunto una valenza drammatica. Basti pensare, simbolicamente, agli ospiti della casa anziani di Sementina condotti alla risottata dedicata agli anziani. Cosa è successo in seguito, lo sanno tutti. E per non essere da meno, proprio negli stessi giorni, altra bella risottata in piazza Riforma a Lugano, con 5’000 persone gomito a gomito…

Avete proprio dimenticato? Volete proprio dare un contributo decisivo ad una nuova terza ondata? Il sindaco Branda, fosse l’ultimo atto dignitoso che compie in questa legislatura, dovrebbe fare a meno di consegnare le chiavi della città a Re Rabadan. Non ce n’è bisogno!

I tempi non sono facili e tutti vorremmo poterci divertire, essere allegri, ballare e far festa in compagnia. Ma questo è il momento di essere seri e lucidi e di capire che in ballo ci sono delle vite umane.

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