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Ora che il pericolo di una presa di potere da parte del RN è passato, si tratta di capire come far vivere e applicare il programma del Nuovo Fronte Popolare (NFP). L’Assemblea Nazionale non ha una maggioranza, divisa in tre blocchi. Il sostegno potrà venire dal movimento sociale.

Nella sua realtà parallela, il padrone del caos pensa ancora di essere il padrone degli orologi“, scrive Ellen Salvi su Mediapart a proposito di Emmanuel Macron. Il presidente, che si è affrettato a sciogliere l’Assemblea nazionale, decidendo da solo o quasi, dopo la sconfitta del suo schieramento alle elezioni europee del 9 giugno, non vede l’urgenza di cambiare politica e di nominare un nuovo primo ministro che provenga dalle fila del Nuovo Fronte Popolare (NFP). Continua a vantarsi di voler garantire “la stabilità del Paese“… mantenendo al governo Gabriel Attal.

La morte del campo presidenziale

L’uomo che ieri era pronto a governare con l’estrema destra si ritrova ora da solo, abbandonato dal suo campo, in una configurazione che non ha scelto, mostrando il disprezzo e l’arroganza che gli sono sempre stati propri nei confronti degli elettori che crede di poter convocare a suo piacimento, per meglio calpestarli se le urne non parlano in  suo favore.

Poiché è infatti chiaro che, nonostante le dichiarazioni della macronia, il campo presidenziale, che è arrivato terzo in termini di voti, è quello che beneficiato maggiormente delle desistenze nei confronti elettorali triangolari e quindi dei voti della sinistra.

Se oggi gli elettori del RN possono sentirsi derubati della loro vittoria, gli elettori di sinistra possono affermare altrettanto. Tuttavia, come ha sottolineato un commentatore, hanno avuto la maturità politica per votare contro l’estrema destra, di cui conoscono la pericolosità , ormai da decenni. Ma non fingiamo che votare per Darmanin o Borne sia stato indolore per tutti coloro che si sono battuti contro la riforma delle pensioni o della legge sull’asilo e l’immigrazione.

Indubbiamente, Macron e i suoi sanno come offrire un gusto amaro al sollievo e al senso di vittoria provato da milioni di persone all’annuncio dei risultati di domenica.

Il Medef sostiene le politiche perseguite per nove anni

Dietro al Presidente, vi è infatti il padronato a fare pressione. Il capo della confederazione padronale Medef Patrick Martin (che già prima del 30 giugno aveva fatto sapere che, tra il programma del RN e quello del NFP, riteneva quest’ultimo assai più pericoloso) ha dichiarato in una presa di posizione dello scorso 8 luglio le proprie intenzioni: che l’azione intrapresa “negli ultimi nove anni” possa continuare o, addirittura, i intensificarsi Si tratta di un grande elogio per le politiche portate avanti da Macron e, prima di lui, da Hollande, tese a ridurre i contributi sociali a carico dei datori di lavoro e numerosi altri regali…

Lo sappiamo, il Nuovo Fronte Popolare è fragile. Ha tenuto di fronte al pericolo imminente che il Rassemblement National andasse al potere. Resiste e resisterà grazie alle pressioni della piazza, delle organizzazioni sindacali e del movimento sociale.

L’Eliseo lo sa e sta aspettando! Negli ultimi giorni, abbiamo visto i personaggi della macronia invocare un’unione del centro con i socialdemocratici e gli ecologisti, un remake appena più cortese della sporca campagna condotta contro La France Insoumise (LFI) nelle ultime settimane e negli ultimi mesi, per separare il grano dal loglio (separare i buoni dai cattivi N.d.T.) all’intero del Nuovo Fronte Popolare.

Organizzarsi e lottare

C’è il rischio concreto che il Nuovo Fronte Popolare si spacchi. Non solo sul nome del Primo Ministro, ma anche sull’applicazione del programma. Senza una maggioranza, sarà difficile governare se non per decreto o ricorrendo all’articolo 49.3 (1). Sarà difficile per i parlamentari mantenere la rotta.

Ecco perché il Nuovo Fronte Popolare non può essere solo un’etichetta elettorale. Non deve rimanere tale. Ovunque i militanti si sono uniti per fare campagna, hanno trovato un terreno comune: combattere l’estrema destra e il razzismo, opporsi alle politiche di regressione sociale, al massiccio disinvestimento nei servizi pubblici e alla pressione sui salari. Ovunque è necessario riunirsi, continuare a discutere, mobilitarsi e lottare.

La mobilitazione ha ottenuto ciò che nessun istituto di sondaggi riteneva possibile. I numeri fanno la forza, ma al di là di questo, è il progetto politico che definisce l’orizzonte… egualitario, emancipatorio, antirazzista e decoloniale, femminista, ecologico, per conquistare nuovi diritti. Dare corpo al progetto e ai numeri significa organizzarsi, alla base, far fronte per applicare il programma del NFP. Tutti e tutte insieme! Facciamo fronte!

*articolo apparso sul Hebdo L’Anticapitaliste dell’11 luglio 2024

1.L’art. 49.3 della Costituzione permette al governo di approvare un disegno di legge senza un voto dell’Assemblea Nazionale. Il testo si considera adottato se non viene approvata una mozione di censura contro il governo. (N.d.T.)

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