Il nostro NO al Preventivo 2026 del Cantone

Tempo di lettura: 3 minuti
image_print

Pubblichiamo il testo dell’intervento con il quale oggi i deputati dell’MPS respingono il Preventivo 2026. In sede di dibattito sul dettaglio i deputati dell’MPS hanno presentato una trentina di emendamenti. (Red)

Abbiamo cinque consiglieri di Stato che rappresentano quattro blocchi politici (PLR, Centro, Lega-UDC, PS-Verdi). Questi cinque hanno presentato un progetto di Preventivo che, almeno per quanto si può intuire, è condiviso da tutti loro.
Poi, però, gli stessi blocchi in Gran Consiglio presentano tre rapporti diversi (inizialmente erano addirittura quattro), con valutazioni differenti e con proposte e logiche assai divergenti.
Cosa ci indica tutto questo?
Ci indica, prima di tutto, la crisi del modello politico impostosi negli ultimi due decenni. Non è una novità e ha poco a che vedere con il sistema elettorale: sappiamo bene che anche un sistema maggioritario, come quello in vigore in molti cantoni, condurrebbe verosimilmente a una composizione del governo assai simile alla nostra.
Si tratta, invece, della crisi di un modello fondato su sgravi fiscali e su una politica fiscale che non ha permesso (a seguito degli sgravi fiscali) di approfittare pienamente dell’evoluzione e la crescita del PIL che ha caratterizzato gli ultimi anni; ma anche della crisi di un modello fondato sulla liberalizzazione del mercato del lavoro e sulla spinta al ribasso dei salari (il noto dumping salariale, che si è dovuto, obtorto collo, riconoscere e affrontare con l’introduzione di un pessimo salario minimo legale); e, infine, fondato su una politica della spesa pubblica che, tutto sommato, ha retto, in particolare grazie a un sistema di sussidi (e deduzioni) volto a tentare di rattoppare una situazione sociale sempre più insostenibile.
Di fronte a questa crisi  – le risposte si articolano in tre direzioni.
La prima, espressa sul piano politico dal rapporto di maggioranza, è una sorta di cambiamento nella continuità: andare avanti come finora, immaginando correttivi che permettano di non mettere eccessivamente in discussione il modello attuale, difendendo le stesse linee guida.
La seconda è una politica brutale di tagli alla spesa pubblica: è quella delineata nel rapporto di minoranza presentato da UDC e Lega.
La terza, ripresa in parte dal rapporto di minoranza di PS e Verdi, individua invece in una necessaria redistribuzione della ricchezza tra capitale e lavoro – in particolare attraverso un aumento della pressione fiscale sulle classi dominanti – un elemento fondamentale per rispondere, nei fatti e non solo a parole, alle emergenze materiali con cui è confrontata la maggioranza della popolazione, salariata e pensionata.
L’iniziativa sul 10% rappresenta proprio una proposta concreta la cui applicazione costituirebbe un primo passo importante per rispondere alle emergenze cui abbiamo accennato.
Il dibattito che si è finora svolto, e che continua a svolgersi, attorno a questo Preventivo è lo specchio delle tensioni e del confronto tra questi diversi orientamenti, anche se va notato che le linee di frattura si stanno spostando.
In particolare, appare sempre più evidente che tra la prima e la seconda risposta è ormai avviato un processo di contaminazione, nel quale PLR e Centro cercano di stabilire nuovi equilibri con le richieste dell’estrema destra. Non si tratta di uno scenario nuovo: a livello nazionale abbiamo assistito, negli ultimi due decenni, a una dinamica simile, che ha prodotto una serie di politiche regressive in molti ambiti – da quello finanziario a quello sociale, dalla politica migratoria a quella della formazione.
Una dinamica che mostra anche come non vi sia spazio, se mai ce n’è stato, per rispondere in modo adeguato ai problemi fondamentali che si trova ad affronare la società ticinese e che toccano la stragrande maggioranza della popolazione: dalla difesa del potere d’acquisto a quello di una rafforzata e adeguata rete sociale di protezione, dal futuro della formazione scolastica e professionale ai problemi dell’occupazione, dell’alloggio, della parità, dell’ambiente e della sanità.
Per noi tutto questo significa battersi per la costruzione di un fronte unitario di opposizione politica e sociale che coinvolga i salariati e le salariate, i pensionati, i giovani e tutte i partiti, le associazioni e le organizzazioni che si muovano in una prospettiva diversa. Forze politiche e sociali che pensano che l’attuale debito pubblico non sia insostenibile, che il pareggio dei conti non possa essere l’elemento centrale dell’azione politica, che la risposta ai bisogni fondamentali dei cittadini e delle cittadine debba avere la priorità; e, soprattuto, che non si potrà rispondere a questi bisogni senza una politica fiscale radicalmente diversa da quella condotta negli ultimi due decenni.
La conclusione, per noi, è chiara: una ferma opposizione al rapporto di maggioranza e quindi al Preventivo 2026, che, anche attraverso alcuni emendamenti presentati dagli stessi estensori, tenta di delineare proprio questa “continuità nel cambiamento”, peggiorando ulteriormente le prospettive di chi vive e lavora in questo Cantone.

*intervento in Gran Consiglio del 15 dicembre 2025

articoli correlati

Venezuela. I lavoratori e le lavoratrici raccontano le loro priorità

Proteste in Iran tra l’assedio di nemici interni ed esterni

Russia. Il capitale contro le sanzioni