Pubblichiamo l’intervento di Martino Colombo a nome dell’MPS nella discussione sul Preventivo 2026 della città di Bellinzona discusso questo lunedì 15 dicembre 2025. (Red)
Il Preventivo 2026 che ci viene sottoposto non è solo un insieme di cifre: è la fotografia di una scelta politica. E questa scelta, per l’MPS, è profondamente sbagliata. Non per qualche dettaglio, ma per la sua impostazione generale, per la visione che esprime – o meglio, che non esprime. Per i motivi che seguono, non sosterremo il preventivo 2026 e non condividiamo le conclusioni del rapporto di maggioranza.
Si parla di rigore finanziario, di moltiplicatore invariato al 93%, di disavanzo ridotto rispetto a quanto preventivato. Ma il cuore del messaggio è sempre lo stesso: contenere la spesa. Come se fosse l’unico parametro di buona gestione. E invece manca completamente una riflessione seria sulla colonna delle entrate. Non c’è un piano per aumentare il gettito senza scaricare i costi sulla collettività tagliando sulle spese. Si aspetta che il gettito migliori da solo, grazie a dinamiche demografiche o congiunturali. Questo non è governare: è amministrare in difesa. Una politica progressista dovrebbe partire da qui: non dal taglio dei servizi, non dal navigare a vista, ma dal recupero di risorse dove si annidano le rendite e i vantaggi privati.
Ma c’è di più. Nei documenti e nelle scelte politiche ritorna una logica che l’MPS rifiuta: il Comune trattato come un’impresa, come un’azienda. Si parla di “razionalizzazione”, di “efficienza”, di “ottimizzazione”. Ma il Comune non produce utili, eroga diritti, socialità, uguaglianza e pari opportunità. Quando la priorità diventa il risultato di esercizio, i servizi si smontano pezzo dopo pezzo: sportelli ridotti, zone scolastiche accorpate, uffici postali lasciati andare. Sono misure che colpiscono la prossimità, la qualità della vita e delle prestazioni offerte, la fiducia dei cittadini. Questa impostazione è sbagliata: la città non è un bilancio contabile, non è un’azienda. L’ha detto anche Lisa Boscolo a nome dell’Unità dalla sinistra. Peccato però che, ancora una volta, a buone e condivisibili premesse non segua anche una coerente conclusione con le stesse, e cioè la bocciatura del preventivo.
E poi c’è l’ipocrisia delle critiche al Cantone. Nel Preventivo si denunciano gli oneri scaricati sui Comuni: aumento della partecipazione alle assicurazioni sociali, ai trasporti pubblici, ai costi per il sostegno alle famiglie, taglio dei contratti di prestazione alle Case anziani. È vero: il fenomeno esiste e pesa sul nostro comune. Ma è paradossale che si bastoni il Governo cantonale quando Comune e Cantone sono governati dagli stessi partiti. E quando, su passaggi cruciali, la maggioranza politica della città di Bellinzona ha scelto di non usare gli strumenti di conflitto democratico a disposizione. Ricordo il caso emblematico della riforma fiscale cantonale: c’era la possibilità di un referendum dei Comuni, ma la maggioranza ha detto no. Si predica il dialogo, poi ci si lamenta dei risultati che non arrivano. E allora forse la conclusione a cui si deve giungere è che il dialogo non è la strada giusta in questo momento. Manca il coraggio di invertire la rotta con scelte radicali e conflittuali quando serve. Noi diciamo: quando il Cantone scarica costi sui Comuni, si usino tutti gli strumenti per contrastare questi riversamenti. Limitarsi a “dialogare” senza prendere vere misure contro questa strategia del governo e dei partiti che lo compongono, fa sorgere il dubbio che questo municipio non intende – di fatto – cambiare le cose, proprio perché, che sia a palazzo civico o al palazzo delle orsoline, comandate voi in questo cantone.
Sul personale, lo diciamo chiaro: basta con riduzioni e tagli mascherati. Il Preventivo ammette che “gli adeguamenti del personale risultano limitatissimi e, dove possibile, si tende a rinunciare a sostituzioni o addirittura, in taluni casi, a diminuire il personale”. Questa è una politica di riduzione strutturale del personale operata secondo la tattica del salame. Ci opponiamo a riduzioni e non-sostituzioni di personale partente a priori e avente quale unico scopo il pareggio di bilancio. Ammesso e non concesso che i conti siano da sanare e che i conti siano da pareggiare (e, come risulta dai nostri interventi su preventivi e consuntivi negli anni passati, non pensiamo sia il caso), non lo si deve fare sulle spalle del personale attivo. Se ci sono problemi, si analizzino ufficio per ufficio, dicastero per dicastero. Ma non si può fare un discorso generico e non si può scaricare la responsabilità di scelte politiche con chiara matrice partitica – sgravi fiscali a ricchi, riduzione aliquote su persone giuridiche, ecc – sui lavoratori e sulle lavoratrici. Il personale è la condizione per garantire servizi di qualità a tutta la popolazione. Tagliare qui significa colpire la cittadinanza, e le conseguenze saranno gravi.
Ridurre o non aumentare del personale per risanare le finanze del Comune – come prevedono Municipio e maggioranza della Commissione – è una scelta miope e dannosa. Non è vero che “meno personale = più efficienza”: è vero il contrario. Meno personale significa meno servizi, tempi più lunghi, qualità più bassa. Significa scaricare sui lavoratori carichi insostenibili, con effetti negativi anche sul benessere organizzativo e sulla salute. Una politica che mette i conti davanti ai diritti non è una politica per la comunità.
Questo Preventivo non è un passo avanti politico: è gestione amministrativa senza visione sociale. Noi vogliamo il contrario: allargare i diritti, investire nel lavoro pubblico, recuperare risorse laddove ci sono e da chi negli anni ha goduto di importanti vantaggi fiscali, sostenere il personale della città. E cominciamo da un segnale chiaro: accettate gli emendamenti che abbiamo presentato. Un piccolo primo passo assolutamente necessario.
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