Nel prossimo fine settimana, in occasione della ricorrenza del 4° anniversario dell’invasione putiniana su larga scala dell’Ucraina (iniziata esattamente il 24 febbraio 2022), si svolgeranno in parecchie città italiane manifestazioni di protesta e di solidarietà, in genere indette dalle associazioni delle rifugiate e dei rifugiati ucraini in Italia. Il collettivo di “Sinistra per l’Ucraina” aderisce e partecipa a queste iniziative. Pubblichiamo qui di seguito il testo del volantino distribuito in occasione di queste iniziative. Le riflessioni contenute valgono anche alle nostre latitudini. (Red)
Questa guerra ha un nome preciso: aggressione imperialista. E ha un responsabile politico preciso: il regime criminale di Vladimir Putin. Noi siamo qui perché siamo di sinistra. E proprio per questo stiamo dalla parte della resistenza ucraina. Contro l’imperialismo, ovunque.
Non esistono imperialismi “buoni” contrapposti a imperialismi “cattivi”. L’invasione russa non è una “provocazione della NATO”, non è un “conflitto tra potenze”: è un tentativo violento di negare a un popolo il diritto di scegliere il proprio destino.
Essere contro la guerra significa prima di tutto essere contro chi la guerra l’ha iniziata. Contro il nuovo fascismo globale.
Viviamo un’epoca segnata dall’avanzata di forze autoritarie e reazionarie nel mondo. Il regime di Putin è uno dei pilastri di questa offensiva: repressione interna, persecuzione delle opposizioni, omofobia di stato, nazionalismo aggressivo, culto della forza.
Difendere l’Ucraina significa anche fermare questa avanzata. Non ci stupiamo che le destre, ForzaItalia, FdI, Lega e mostri vari, sostengano o abbiano sostenuto Putin, ma ci sconvolge chi a sinistra minimizza o giustifica l’aggressione russa, in nome di un malinteso “anti-occidentalismo”, finendo oggettivamente per indebolire le lotte contro l’autoritarismo ovunque.
Una assenza che pesa.
In questa piazza è grave l’assenza di gran parte della sinistra italiana, soprattutto di quella che si definisce radicale e che, a parole, si definisce “progressista” o “difensore dei diritti”.
La libertà non è un hashtag da usare a convenienza. Chi sceglie l’ambiguità, chi si nasconde dietro un pacifismo di facciata che favorisce solo l’invasore, sta tradendo la storia della Sinistra.
Non si può parlare di autodeterminazione dei popoli solo quando conviene. Non si può invocare la Resistenza come mito fondativo e poi voltare lo sguardo
quando un popolo resiste a un’invasione.
Noi diciamo:
- Sostegno politico e materiale alla resistenza ucraina,
- Ritiro immediato delle truppe russe da tutto il territorio ucraino,
- Solidarietà alle forze democratiche, sindacali, femministe e sociali in Ucraina,
- Solidarietà agli oppositori russi che lottano contro il regime.
- La pace non è la resa del più debole.
- La pace è la fine dell’occupazione.
- Essere internazionalisti oggi significa essere qui.
- Accanto alla comunità ucraina,
- Contro l’imperialismo russo,
- Contro tutti gli autoritarismi,
- Contro il nuovo fascismo globale.
- Dall’Ucraina alla Palestina l’occupazione è sempre un crimine.
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