I difensori dello status quo in materia di controlli del mercato del lavoro, e in particolare quella parte padronale che già oggi vorrebbe diminuirli parlando di “troppa inutile burocrazia” lo hanno ripetuto fino alla noia nelle ultime settimane: in Ticino si svolge oggi il più alto numero di controlli di tutto il Paese. Vero, la matematica non è un’opinione. Ma siamo anche confrontati al più grande numero di abusi sui diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, i salari più bassi di tutto il Paese, e fenomeni quali i licenziamenti sostitutivi sempre più all’ordine del giorno. Quindi la vera domanda posta l’8 marzo prossimo è la seguente: questi controlli bastano? Facciamo già tutto il necessario per combattere il dumping salariale, e le altre derive che il sindacato tocca per mano ogni giorno?
La risposta, evidente a tutte e tutti, è no. E lo dico essendo cosciente, e fiero, del lavoro svolto dai colleghi e le colleghe sindacalisti/e ogni giorno, da coloro che lavorano (bene, anche a loro va il mio plauso!) nelle commissioni paritetiche e negli altri apparati paritetici o statali di controllo già attivi. La verità è che i mezzi in questo momento a nostra disposizione non bastano per riportare una situazione più sana di quella che il Ticino vive oggi. Questa è una delle ragioni per cui il sindacato sostiene l’iniziativa MPS in votazione il prossimo 8 marzo.
Prendiamo un solo esempio, quello del fenomeno dei licenziamenti sostitutivi, ovvero il licenziamento di una persona per sostituirla con un’altra che “costa meno”. Perché più giovane, perché residente all’estero, o perché semplicemente nella disponibilità (nell’obbligo) di accettare condizioni salariali meno dignitose. Si licenzia, ad esempio, una persona che guadagna 6’000 fr./mese, per sostituirla con un’altra che svolgerà la stessa mansione per 5’000 fr./mese. Nessuna violazione della legge: in caso di controllo, l’ispettore verificherà la correttezza del salario di 5’000 franchi rispetto alla legge sul salario minimo o al contratto collettivo eventualmente in vigore, e nel caso in cui non vi fossero infrazioni non sarà segnalata nessuna problematica. Non per mancanza di volontà di chi controlla, ma per assenza di mandato specifico in questo ambito, specchio di una volontà politica di non evidenziare questa problematica.
Cosa che invece vuol fare l’iniziativa, che renderà obbligatoria la notifica di tutte le assunzioni o cessazioni di impiego all’Ispettorato del lavoro, accompagnata dalle informazioni importanti contenute nei contratti (salario, funzione, grado d’impiego, orario…). Questo permetterà di avere fotografie reali della situazione del mercato del lavoro ticinese, indispensabili per porre le basi di un intervento a 360 gradi che porti finalmente le risposte necessarie. E permetta di intervenire in modo mirato, denunciando questi abusi.
Questa importante novità proposta dall’iniziativa in votazione l’8 marzo, così come le altre legate all’aumento del numero di ispettori presso l’Ufficio dell’Ispettorato del lavoro e alla creazione di un ufficio specifico dedicato all’esecuzione della legge sulla parità dei sessi, sono elementi necessari per combattere il dumping salariale e le altre derive del mercato del lavoro ticinese. Per questo, il Sindacato Unia e gli altri sindacati dell’USS sostengono l’iniziativa in votazione l’8 marzo prossimo e invitano la popolazione a fare altrettanto.
*segretario regionale di Unia Ticino e Moesa. Articolo apparso il 18 febbraio 2026 sul quotidiano La Regione.
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