L’MPS sostiene e inviata a partecipare al presidio antifascista di sabato 21 febbraio a Lugano
La marcia dell’estrema destra annunciata per il 21 febbraio a Lugano è stata cancellata. Rimane tuttavia confermato, per la stessa data, il presidio antifascista, che assume ora un significato politico ancora più chiaro e necessario.
L’iniziativa inizialmente promossa dal cosiddetto Fronte nazionale elvetico non rappresentava un episodio isolato, ma l’ennesima espressione di un’area politica che diffonde idee xenofobe, razziste e autoritarie, incompatibili con i diritti democratici fondamentali. La retorica della “remigrazione”, al centro di questa propaganda, non è un concetto neutro: richiama infatti politiche di esclusione e di espulsione collettiva che evocano le pagine più oscure della storia europea.
La cancellazione della marcia non può però essere interpretata come una vittoria politica delle istituzioni. Il Municipio di Lugano ha negato il permesso per ragioni di ordine pubblico, dimostrando ancora una volta debolezza e un colpevole rifiuto di prendere chiaramente le distanze da gruppi di orientamento fascista. Le autorità avrebbero dovuto assumere una posizione ben più netta, fondata non tanto su valutazioni di ordine pubblico, ma su una chiara condanna dei valori reazionari, razzisti e fascisti espressi da questi gruppi, in coerenza con i principi costituzionali e con le convenzioni internazionali sottoscritte dalla Svizzera.
Ancora più preoccupante è la decisione del Municipio di vietare la manifestazione antifascista, appellandosi a non meglio precisate ragioni di sicurezza. Una scelta grave, che finisce per mettere sullo stesso piano chi promuove idee di odio e discriminazione e chi le contrasta in nome dei valori di democrazia, tolleranza, solidarietà e giustizia sociale. Manifestare liberamente è un diritto che non può essere sottoposto ad alcuna autorizzazione e le questioni di organizzazione del traffico non possono essere utilizzate come pretesti per negare il diritto di manifestare.
Le idee di esclusione, razzismo e violenza non costituiscono una semplice “opinione”, ma rappresentano un attacco diretto alla convivenza democratica. Contrastarle pubblicamente è quindi una responsabilità politica e civile.
Ricordiamo che l’art. 4 della Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale delle Nazioni Unite, ratificata dalla Svizzera ed entrata in vigore il 29 dicembre 1994 prevede, tra le altre cose, che gli Stati contraenti si impegnano, “a dichiarare crimini punibili dalla legge, ogni diffusione di idee basate sulla superiorità o sull’odio razziale, ogni incitamento alla discriminazione razziale, nonché ogni atto di violenza, od incitamento a tali atti diretti contro ogni razza o gruppo di individui di colore diverso o di diversa origine etnica, come ogni aiuto apportato ad attività razzistiche, compreso il loro finanziamento” e, ancora, “ a dichiarare illegali ed a vietare le organizzazioni e le attività di propaganda organizzate ed ogni altro tipo di attività di propaganda che incitino alla discriminazione razziale e che l’incoraggino, nonché a dichiarare reato punibile dalla legge la partecipazione a tali organizzazioni od a tali attività”.
Il Municipio di Lugano, così ci pare, fa ancora parte della Confederazione e quindi dovrebbe rispettare le leggi vigenti, a cominciare dalla Costituzione federale con la quale la decisione di non tollerare la manifestazione antifascista è in aperta contraddizione.
La mobilitazione resta indispensabile: non solo per respingere la presenza dell’estrema destra, ma per affermare con forza i valori di uguaglianza, solidarietà e giustizia sociale.
Per tutte queste ragioni, l’MPS aderisce alla mobilitazione del 21 febbraio a Lugano e invita tutte e tutti coloro che rifiutano il razzismo, il fascismo e ogni forma di discriminazione a partecipare.
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