Pubblichiamo (e sosteniamo) questa presa di posizione del Gruppo cittadine e cittadini 24 maggio che da tempo svolge attività di solidarietà con il popolo palestinese (ricordiamo, tra le altre cose, l’organizzazione della grande manifestazione a Bellinzona del 24 maggio 2025). (Red)
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A Gaza è stata dichiarata la pace ma pace non c’è. L’esercito israeliano autorizza in numero
insufficiente l’entrata degli aiuti umanitari e a Gaza si continua a morire per scarsità di beni
essenziali: cibo, acqua, servizi igienici, medicamenti d’emergenza e medicamenti quotidiani.
L’unico ospedale psichiatrico di Gaza è stato distrutto: mancano i medicamenti per la cura dei
malati psichici, per curare depressioni, stress post-traumatici e disturbi d’ansia che colpiscono
anche i bambini.
Un appello urgente che chiede di facilitare l’accesso alle cure e ai beni di prima necessità è stato
inviato il 13 maggio 2026 al Consiglio federale da tre ex consiglieri federali, Ruth Dreifuss,
Micheline Calmy-Rey e Joseph Deiss, ed è stato sottoscritto da quasi 600 esponenti del mondo
sanitario, giuridico, culturale e della società civile svizzera.
Nell’appello si fa riferimento anche al bilancio delle vittime degli attacchi israeliani, da quando è
stato dichiarato il cessate il fuoco (10 ottobre 2025): 981 persone uccise e oltre 3100 feriti
c’informa Zoe Sangalli, medico membro di comitato dell’associazione SHWAG, Swiss Healthcare
Workers Against Genocide.
Nessuna risposta. Anzi, il 16 giugno scorso il parlamento ha addirittura bocciato una mozione che
esortava ad adottare le misure necessarie per trasferire in Svizzera persone particolarmente
vulnerabili provenienti dalla Striscia di Gaza.
L’appello è stato rilanciato in una conferenza stampa tenutasi a Berna il 18 giugno 2026, dove è
stato ribadito, fra l’altro, che Israele ha il diritto di difendersi, come ogni Stato, ma nel rispetto del
diritto internazionale umanitario: la Svizzera deve quindi agire sanzionando le imprese, le persone
e le istituzioni che lo violano.
Nell’indifferenza pressoché generale, continua anche l’occupazione abusiva in Cisgiordania con
espropri, distruzione di villaggi, violenze e uccisioni sia da parte delle forze armate israeliane, sia
da parte dei coloni israeliani, sostenuti dalla complicità dell’esercito israeliano.
In pochissimo tempo, Israele ha istituito almeno 57 nuove colonie e avamposti con aziende
israeliane e internazionali che hanno fornito macchinari, materie prime e supporto logistico.
Due Ong israeliane hanno recentemente censito 185 nuovi espropri/insediamenti avvenuti fra il
2023 e il 2025. Le incarcerazioni e le detenzioni abusive di Palestinesi sono state completate
dall’introduzione recente della pena di morte, che colpirebbe unicamente cittadini palestinesi.
In giugno è stato pubblicato l’agghiacciante rapporto ONU della Commissione d’inchiesta
internazionale nei Territori palestinesi sulle uccisioni deliberate di bambini. Queste conclusioni
sono state confermate anche dall’inchiesta giornalistica investigativa del quotidiano olandese
Volkskrant, premiata dall’European Press Prize (giugno 2026), “What Wounds are Telling Us” (Che
cosa ci dicono le ferite).
Siamo confrontati con un’economia, di guerra e di occupazione, fondata sulla gestione predatoria
delle risorse e sulla cancellazione della popolazione palestinese. Il genocidio, ricordiamolo, può
essere lucrativo. Ed è il caso di Gaza, dove l’occupazione permanente è diventata terreno di prova
per fabbricanti d’armi e imprese tecnologiche.
Di fronte a tanta ingiustizia, crudeltà e disprezzo del diritto internazionale umanitario (si pensi
anche al recente sequestro illegale delle navi e dell’equipaggio della Sumud Flottilla al largo di
Creta) noi cittadine e cittadini possiamo andare oltre un dissenso passivo.
Non dobbiamo, dapprima, scivolare nell’indifferenza ma restare vigili e continuare a sollecitare il
nostro governo poiché, come è stato detto, “Il nostro silenzio rinnega la nostra umanità”.
Esiste tuttavia un’ulteriore possibilità, uno strumento efficace di lotta non violenta: il boicottaggio.
Abbiamo perciò inviato una lettera aperta raccomandata (25.5.26) alle direzioni regionali e centrali
di Migros, Coop, Aldi, Liedl e Mueller*, supermercati nei quali abbiamo individuato prodotti di
origine israeliana, chiedendo di valutare la sospensione della vendita di prodotti israeliani e dei
Territori occupati fintanto che lo Stato di Israele viola il diritto internazionale umanitario.
*Presso Manor non abbiamo individuato prodotti.
A tutt’oggi, Mueller non ha risposto. Migros, Coop, Aldi e Lidl dichiarano di attenersi alle
disposizioni delle autorità federali.
La Confederazione non ha certo brillato nemmeno nel caso del regime di apartheid del Sudafrica,
eppure la popolazione ha boicottato i prodotti e questo è stato un segnale importante.
Per questo crediamo che sia importante questa azione: il consumo critico e il boicottaggio sono
mezzi concreti ed efficaci e vanno usati, poiché possiamo farlo. Ci permettono di chiedere
chiaramente comportamenti più etici alle aziende, ci permettono di far sentire il nostro peso sulle
reti economiche e finanziarie.
Seguendo i suggerimenti del movimento internazionale BDS (Boicottaggio Disinvestimento
Sanzioni) proponiamo di focalizzare l’azione su pochi prodotti mirati più che sui tanti prodotti
boicottabili, per concentrare e non disperdere la pressione sulle aziende interessate.
Sul sito www.24maggio.ch proponiamo l’elenco dei prodotti di origine israeliana o prodotti nei
Territori occupati in vendita presso Migros, Coop, Aldi, Lidl e Mueller nonché l’elenco, parziale, di
merci, servizi e tecnologie prodotti da ditte internazionali che lucrano sull’occupazione dei Territori
palestinesi, sull’apartheid e sul conflitto tuttora in corso.
Ricordiamo che, oltre a non rispettare il diritto internazionale umanitario, il governo israeliano non
rispetta l’articolo 2 dell’accordo di associazione UE – Israele.
Chiediamo a tutte le persone di riflettere sull’importanza del loro gesto, un gesto piccolo che, in
una società dei consumi come la nostra, può fare la differenza: non restiamo passivi di fronte ai
soprusi.
Gruppo Cittadine e cittadini 24 maggio
info@24maggio.ch
www.24maggio.ch
