Negli scorsi giorni, ErreDiPi, l’organizzazione più rappresentativa della scuola ticinese, ha presentato una serie di rivendicazioni relative ai vari ordini di scuola. Riproduciamo qui di seguito il testo illustrato nel corso di una conferenza stampa. (Red)
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La scuola in Ticino regge ancora, certo. Lo fa in gran parte grazie alla dedizione di docenti e direzioni e alla pazienza di allievi e famiglie. Non gode però di ottima salute. Basta parlare con chi la scuola la fa e la vive ogni giorno per sentire che il malessere c’è, ed è fondato su situazioni oggettive.
Del resto, questa situazione non nasce oggi. Negli ultimi due decenni, mentre il dibattito politico si è concentrato in modo quasi ossessivo sul dogma dei tagli alla spesa pubblica e del contenimento dei costi, si è gradualmente assistito all’emergere di una crisi del nostro sistema scolastico e a una crescita, per molti versi inedita, della sofferenza professionale della classe docente. Si tratta di un disagio che oggi non può più essere liquidato come una semplice somma di difficoltà individuali, ma che dovrebbe seriamente preoccupare chi ha responsabilità politiche.
La questione riguarda infatti molto più delle sole condizioni di lavoro di chi insegna. Una scuola pubblica che funziona bene è uno degli strumenti fondamentali attraverso cui una società prepara il futuro delle nuove generazioni, offrendo a ciascuna e a ciascuno la possibilità di costruirsi un percorso personale e professionale. Ma è anche uno dei luoghi decisivi in cui si costruiscono la coesione sociale, la capacità di vivere insieme e, in definitiva, la qualità della società di domani. Indebolire la scuola significa quindi produrre conseguenze che, prima o poi, riguarderanno tutti.
Il potere politico può, se vuole, migliorare le condizioni della scuola ticinese: deve però accettare di darle più soldi, almeno dedicando al capitolo formazione una spesa per abitante pari alla media intercantonale (nel periodo osservato dallo studio dell’IDHEAP di Losanna, ossia tra il 2017 e il 2019, la spesa intercantonale media è stata di 3’741 fr. per abitante, mentre in Ticino si è fermata a 3’417 fr.: ogni anno -323 fr. per abitante, ovvero circa – 343.0 milioni in 3 anni).
C’è poi una circostanza che il confronto intercantonale tende a nascondere. Il Ticino è l’unico cantone italofono e – Moesa a parte – non ha vicini che parlino la sua lingua: tutto ciò che offre in materia di formazione deve prevederlo, costruirlo e pagarlo da solo. Altrove non è così: un cantone piccolo, in Svizzera tedesca o in Romandia, può permettersi di non avere tutto, perché il vicino ce l’ha e la lingua è la stessa. Il Ticino no. Chi qui non trova la propria filiera deve andare a studiarla in tedesco o in francese, e per molti e molte è come non trovarla affatto. Ecco perché la media intercantonale della spesa per la formazione, per il Ticino, non è nemmeno un traguardo ambizioso: è la soglia minima sotto la quale non si dovrebbe scendere.
Per migliorare la scuola ticinese, è necessario mettere a disposizione più risorse; cioè si deve spendere almeno quanto gli altri cantoni.
Rivendicazioni per tutti gli ordini di scuola
1. Limitare a 18 il numero massimo di allievi/e per classe
Nelle scuole ticinesi si lavora con classi troppo grandi: nell’anno scolastico 202 3-2024 (1) la media è di 17,8 alunni per sezione nelle scuole dell’infanzia; di 17, 4 nelle scuole elementari; di 1 8,7 nelle scuole medie; di 20, 5 nei licei; di 20 ,9 nella Scuola cantonale di commercio (SCC). Si tratta di valori medi, che nascondono punte di 23/24/25 unità per classe, il che rende – per un anno intero – difficile per l’insegnante dedicare adeguata attenzione ai singoli allievi, specie quando si è confrontati l’esplosione dei disturbi specifici dell’apprendimento e delle problematiche socio -affettive descritta
al p unto 4 e soprattutto per i docenti di materie con poca dotazione oraria e, di conseguenza, tante sezioni. La presa a carico d elle situazioni descritte nel punto 4 è davvero ardua.
A medio termine è previsto un calo demografico nel Cantone. Tale calo può consentire – se il potere politico lo decide – una diminuzione di allievi per classe, senza causare né spese supplementari né licenziamenti tra il personale né mancate nomine.
Chiediamo quindi che il calo demografico sia sfruttato per diminuire a 18 il numero massimo di allievi/e per classe, in tutti gli ordini di scuola, non per ridurre complessivamente il numero di sezioni, prevedendo per tempo la necessità di eventuali aule supplementari.
2. Ridurre le ore d’insegnamento
L’onere d’insegnamento dei docenti delle scuole ticinesi è tra i più alti in tutta Europa e non include compiti amministrativi crescenti e funzioni aggiuntive non retribuite. Il peso reale di tale onere cresce per i docenti di materie con poche ore in griglia: chi insegna materie con 2 ore -lezione/settimana può facilmente arrivare ad avere 240 allievi per anno (12 classi per una media di 20 allievi).

Chiediamo – in linea con le rivendicazioni della SSISS (Società svizzera degli insegnanti di scuola secondaria ) e per tutti gli ordini di scuola – una riduzione del carico settimanale di 4 ore-lezione + 2 ore per compiti istituzionali.
Per i docenti con 2 ore-lezione o meno a settimana si chiede una riduzione del carico settimanale di 6 ore-lezione + 2 ore per compiti istituzionali.
Per i docenti con più di 55 anni, si chiede un’ulteriore riduzione di un’ora d’insegnamento settimanale.
3. Migliorare le condizioni salariali
Le retribuzioni dei docenti delle scuole ticinesi risultano inferiori rispetto alla media nazionale e hanno perso potere d’acquisto a causa del mancato riconoscimento del rincaro, della progressione lenta lungo la scala salariale e degli oneri aggiuntivi l egati al rifinanziamento della cassa pensioni.
Chiediamo pertanto:
- l’allineamento dei salari ticinesi alla media nazionale svizzera con una clausola di scostamento massimo ±2%;
- il riconoscimento sistematico del rincaro (adeguamento annuale indicizzato all’IPC);
- una revisione della scala salariale che riduca i tempi di progressione e recuperi il differenziale di potere d’acquisto accumulato negli ultimi anni;
- la compensazione degli effetti dei contributi straordinari e delle misure di
risanamento LPP sulle pensioni future.
4. Fornire risorse supplementari per far fronte all’esplosione dei disturbi specifici
dell’apprendimento e delle problematiche socio -affettive
Chiunque lavori nella scuola sa che negli ultimi venti anni il profilo degli studenti è radicalmente cambiato: gli allievi con disturbi specifici dell’apprendimento sono aumentati in modo netto in tutti gli ordini di scuola (da un caso sporadico per classe a numeri significativi); i disturbi sono ora diagnosticati in modo più preciso e la Sezione della pedagogia speciale richiede agli istituti e ai docenti di approntare misure ad hoc per ogni allievo/a. E, anche se è più difficile misurarli con dati concret i, sono evidenti una sempre maggiore difficoltà di concentrazione nella maggior parte degli studenti e un progressivo peggioramento del comportamento di alcuni allievi.
Per contro non sempre gli insegnanti beneficiano del tempo e delle risorse adeguati ad affrontare tali problemi, il che genera forte frustrazione per lo scarto tra l’impegno profuso dal docente e gli scarsi risultati ottenuti. Le problematiche legate all’apprendimento presenti nelle classi sono tante e di carattere psicologico, personale, familiare, sociale.
Chiediamo quindi che vengano dedicate agli istituti maggiori risorse di sostegno (pedagogico ed educativo).
Chiediamo inoltre – per tutti gli ordini di scuola, ma in particolare per le medie e per il professionale – che gli istituti siano dotati di un budget adeguato alla situazione dell’istituto, gestito direttamente dalla Direzione della scuola e dedicato a progetti di sede – pensati e attuati da un’équipe interna per i bisogni reali dell’istituto.
5. Trasformare in nomine gli incarichi sotto il 50%
Nella seduta di lunedì 15 settembre 2025 il Gran Consiglio ha approvato le modifiche alla LORD richieste dal Consiglio di Stato nel messaggio 8434 del 5 giugno 2025; ha però anche accolto alcuni emendamenti, tra i quali quello concernente le nomine per i docenti. Da ora lavorare a tempo parziale nella scuola, anche a meno del 50%, non può più essere un ostacolo all’ottenimento della nomina. Siamo all’inizio dell’anno scolastico 2026 -2027: è tempo di adottare una procedura che trasformi in nomine tutti gli incarichi conferiti in luogo della nomina per la sola ragione di un rapporto
d’impiego inferiore al 50%.
La diminuzione degli alunni per classe, abbinata – nelle scuole comunali – alla possibilità di ottenere una nomina anche con percentuali diverse dal 100% o 50% potrebbe infatti migliorare la qualità dell’insegnamento e rispondere efficacemente alle esigenze dei docenti.
Chiediamo perciò l’adozione di una tale procedura a partire dall’inizio dell’anno scolastico 2026-2027, al fine di rispettare in pieno le decisioni del Parlamento cantonale.
6. Garantire procedure di assunzione trasparenti
Le procedure di assunzione, nomina e attribuzione degli incarichi in Ticino sono quantomeno opache.
Chi concorre per un posto di docente non sa quale valutazione gli sia stata assegnata, non conosce i criteri e gli esiti della selezione, non può confrontar e il proprio risultato con quello degli altri candidati attraverso una graduatoria pubblica e, spesso, non è nemmeno al corrente di quante ore saranno effettivamente assegnate tramite il concorso cui ha partecipato.
La stessa mancanza di trasparenza riguarda le procedure di nomina e di attribuzione degli incarichi: laddove esistono graduatorie, ad esempio nel passaggio dall’incarico alla nomina, le persone che vi figurano non hanno necessariamente la possibilità di prenderne conoscenza e di verificare la propria posizione.
Si ritiene quindi necessario introdurre un chiaro principio di trasparenza nelle procedure di reclutamento, nomina e attribuzione degli incarichi.
Chiediamo pertanto che i concorsi indichino con precisione il numero di ore e i posti messi a concorso e prevedano la pubblicazione delle graduatorie finali, nel rispetto della protezione dei dati personali.
Chiediamo inoltre che tutti i candidati inseriti in una graduatoria abbiano il diritto di accedervi e di conoscere la propria posizione e, nei limiti consentiti dalla legge, gli elementi necessari a verificare la correttezza della procedura.
Chiediamo che si chiarisca:
- con quali criteri vengono effettuate le selezioni e le nomine;
- con quali criteri e sulla base di quali previsioni di fabbisogno viene stabilito il numero di posti disponibili per la formazione al DFA.
Chiediamo infine di formare un numero di neodocenti realmente compatibile con le necessità del Cantone.
7. Coinvolgere realmente il personale della scuola nei processi di riforma
Negli ultimi anni il ruolo dei docenti nella definizione delle politiche scolastiche si è progressivamente ridotto. In passato insegnanti e associazioni rappresentative erano spesso coinvolti direttamente nei gruppi di lavoro incaricati di elaborare nuove leggi e progetti di riforma; oggi le impostazioni di fondo vengono invece sempre più frequentemente definite da funzionari, tecnici e specialisti esterni al corpo docente, mentre a chi lavora quotidianamente nella scuola viene riservato soprattutto un
ruolo consultivo.
Consultare, tuttavia, non significa coinvolgere realmente. Troppo spesso ai docenti viene chiesto di esprimersi quando le scelte fondamentali sono già state impostate, oppure all’interno di gruppi con mandati e margini di intervento decisamente limitati. Anche le associazioni magistrali e sindacali, che storicamente hanno rappresentato uno dei principali canali attraverso cui la voce del corpo docente contribuiva alle politiche scolastiche, sono state progressivamente marginalizzate. Il rischio è quello di una crescente verticalizzazione dei processi decisionali, nella quale agli insegnanti rimangono soprattutto le scelte strettamente didattiche, mentre le decisioni più generali sulla scuola vengono prese altrove.
Chiediamo che si torni a dispositivi nei quali, fin dalla fase di ideazione, le proposte di riforma siano costruite con un coinvolgimento diretto e sostanziale dei docenti, del personale scolastico e delle loro associazioni rappresentative. Le riforme della scuola devono nascere anzitutto dall’esperienza, dalle esigenze e dalle riflessioni di chi la scuola la conosce e la vive ogni giorno.
Su un punto l’ErreDiPi tornerà presto con proposte precise, per le scuole come per gli uffici dell’amministrazione cantonale: le estati che ci aspettano non sono quelle per cui questi edifici sono stati costruiti, e le condizioni di lavoro di chi vi passa la giornata vanno adeguate prima della prossima ondata di caldo, non dopo.
Torneremo a farci sentire entro la fine dell’anno solare, quando farà fresco e si tenterà di dimenticare il problema
[1] Scuola ticinese in cifre 2025, p. 20.
[2] Regolamento sull’onere d’insegnamento dei docenti del 18 dicembre 1996 (RL 406.150), art. 2, 4, 5 e 6. Infanzia: 32 ore nelle sezioni con refezione, 25 h 10 in quelle senza. Elementari: 32 unità didattiche, pari a 26 h 10 effettive. Medie: 25 ore-lezione, 28 per educazione alimentare, educazione fisica, educazione musicale, educazione visiva, arti plastiche e amministrazione e tecnica dell’informazione e della comunicazione. Licei: 24 ore-lezione, 27 per educazione fisica, arti visive e musica strumentale. Professionali: 25 ore-lezione, 28 per educazione fisica, materie speciali e disegno, 32 ore-lezione più 8 di preparazione per i docenti di laboratorio, 42 per i capi laboratorio.
[3] Obligations de service des personnels enseignants du premier degré: 24 ore settimanali di insegnamento, più 108 ore annue di servizio complementare. Décret n° 2014-940 du 20 août 2014 relatif aux obligations de service et aux missions des personnels enseignants exerçant dans un établissement public d’enseignement du second degré, art. 2: 18 ore per i professeurs certifiés e per i professeurs de lycée professionnel, 15 per gli agrégés; in educazione fisica 20 e 17 ore, di cui 3 dedicate all’associazione sportiva. Le stesse cifre valgono al collège e al lycée.
[4] Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro relativo al personale del Comparto Scuola per il quadriennio normativo 2006-2009 e biennio economico 2006-2007, art. 28: 25 ore settimanali nella scuola dell’infanzia, 22 nella scuola primaria (più 2 ore di programmazione), 18 nella secondaria di primo e di secondo grado. La disposizione non è stata modificata dai contratti successivi.
[5] Education at a Glance 2024, indicatore D4, Tabella D4.1 (anno di riferimento 2023). Ore effettive da 60 minuti, non ore-lezione: sono le ore annue di insegnamento netto della media UE25, divise per il numero medio di settimane di insegnamento che la stessa tabella indica per ciascun livello. Infanzia: 1’067 ore ÷ 41 settimane. Elementari: 703 ÷ 37. Medie: 632 ÷ 37. Licei: 618 ÷ 37. Formazione professionale (secondario II professionale): 646 ÷ 38. Le corrispondenti medie OCSE sono più alte a tutti i livelli tranne l’infanzia: 1’007, 773, 706, 679 e 695 ore annue. Attenzione: queste cifre non sono confrontabili riga per riga con le altre colonne, che contano lezioni di 45-60 minuti.
[6] Règlement fixant le statut des membres du corps enseignant primaire, secondaire et tertiaire B (RStCE, rsGE B 5 10.04), art. 7A e 7B, e Directive sur le temps de travail des enseignantes et enseignants (DIP D.RH.00.32) del 6 novembre 2025. Périodes di 45 minuti. Primario (comprende i due anni che in Ticino corrispondono alla scuola dell’infanzia): 28 périodes. Secondario I e II e teoria professionale: media di carriera di 22 périodes, con oscillazione annuale fra 20 e 24 (19-23 dai 60 anni). Discipline pratiche della formazione professionale: 34 périodes, con rapporto di conversione 22/34.
[7] Schulgesetz del 4 aprile 1929 (SG 410.100), § 101 cpv. 1 (versione in vigore dal 10 agosto 2026): Kindergarten 32 lezioni, Primarschule 28, Sekundarschule e Zentrum für Brückenangebote 25, Gymnasien e Fachmaturitätsschule 21 – ma 25 per comunicazione d’ufficio, lavoro tessile e attività creative, economia domestica e sport –, Allgemeine Gewerbeschule, Berufsfachschule e Schule für Gestaltung 25, Berufsmaturitätsschulen e Wirtschaftsmittelschule 21. Una lezione dura 45 minuti e comprende, oltre all’insegnamento, la relativa preparazione e valutazione (§ 101 cpv. 4); dall’anno scolastico successivo al compimento dei 57 anni l’onere si riduce di due lezioni al 100% (§ 101 cpv. 5). Cfr. anche la tabella intercantonale EDK/IDES 2024-25 sull’onere d’insegnamento e il documento di consultazione sulla Pflichtlektionenverordnung del Dipartimento dell’educazione di Basilea Città del 12 giugno 2025.
