Zali, nuovo procedimento. Perché non siamo sorpresi?

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Pubblichiamo la presa di posizione dell’MPS a seguito dell’annuncio dell’apertura di un nuovo procedimento penale nei confronti di Claudio Zali e su alcune reazioni suscitate in questi ultimi giorni dalle vicende che vedono coinvolto il consigliere di Stato leghista. (Red)

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La notizia dell’apertura di un nuovo procedimento penale nei confronti di Claudio Zali, questa volta per ipotesi di reato contro l’integrità sessuale, segna un ulteriore e gravissimo capitolo di una vicenda che da settimane scuote le istituzioni ticinesi.
È importante, innanzitutto, ribadire un principio: sarà la magistratura ad accertare eventuali responsabilità penali. Ma questo non può e non deve diventare un alibi per la politica. Le responsabilità politiche si valutano su un piano diverso e non richiedono di attendere la conclusione di un procedimento penale.

Una lettera della Procura che il Parlamento non può conoscere?

Siamo contenti che la RSI, nel dare oggi la notizia, abbia comunicato di aver potuto prendere visione della lettera (che conferma l’apertura del procedimento) inviata dal Procuratore generale Andrea Pagani all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio. Ma non possiamo non chiederci perché, a oggi, i parlamentari dell’MPS e quelli degli altri gruppi che non siedono nell’Ufficio presidenziale non abbiano potuto avere accesso a questo documento.
È una situazione inaccettabile.
Se un documento della Procura viene trasmesso al Parlamento, non può diventare materia riservata a pochi. Tanto più quando riguarda un membro del Governo e una vicenda che pone interrogativi di enorme rilevanza istituzionale.
Questa gestione opaca dell’informazione alimenta un clima di omertà politica che deve essere spezzato. Il Parlamento deve poter esercitare pienamente le proprie prerogative di controllo e tutti i deputati e le deputate devono poter disporre delle informazioni necessarie per farlo.

Non siamo di fronte a un episodio isolato

Il nuovo procedimento penale non può essere considerato separatamente da tutto ciò che è emerso nelle ultime settimane.
Si tratta della seconda inchiesta penale che coinvolge Zali, dopo quella relativa alla vicenda del 14enne detenuto alla Farera. A ciò si aggiungono i comportamenti e le dichiarazioni emersi dalle registrazioni pubblicate, nonché le altre vicende che hanno sollevato interrogativi sull’uso del proprio ruolo istituzionale da parte dell’allora consigliere di Stato.
Il punto politico è dunque evidente: non siamo più di fronte a una singola controversia, ma a una successione di fatti che impone una riflessione seria sull’idoneità di Zali a esercitare funzioni di governo.
Eppure, ancora una volta, il Consiglio di Stato sembra non trovare il coraggio di affrontare direttamente il problema.

Il Governo continua a parlare in astratto

Di fronte alle registrazioni nelle quali Zali pronunciava parole di inaudita violenza, il Governo si era limitato nel corso di una conferenza stampa (con Zali ancora in carica) a una condanna generica di ogni forma di violenza e dell’incitamento alla violenza, anche verbale. Ma questo non basta. Non basta condannare «ogni forma di violenza» in astratto quando ad avere pronunciato quelle parole è un proprio collega di Governo.
E nelle dichiarazioni rilasciate ieri (che alla luce della notizia odierna appaiono ancora più paradossali) dalla presidente del Consiglio di Stato si è continuato a far finta di niente. Nemmeno dopo settimane di avvenimenti importanti e di fronte alle stesse ammissioni dell’interessato (che ha ammesso che le sue erano espressioni di volenza verbale e che aveva “strattonato” la donna in questione) i membri del governo hanno trovato il coraggio per condannare espressamente il comportamento del proprio collega.
Anzi, in alcune espressioni utilizzare ieri dalla presidente del governo i ruoli sembrano addirittura essersi ribaltati, laddove essa ha accennato ad una “deriva del dibattito pubblico cui abbiamo assistito nei giorni scorsi in Ticino, lo svilimento dei toni, l’aggressività crescente, la diffusione di messaggi che inneggiano a odio e violenza”.
Paradossalmente, invece di interrogarsi sui comportamenti del consigliere di Stato, si finisce per condannare genericamente il clima che quei comportamenti avrebbero generato.
Il Governo deve invece assumersi una responsabilità politica precisa: dire chiaramente che determinati comportamenti e determinate parole sono incompatibili con la dignità e le responsabilità connesse all’esercizio di una carica istituzionale.

Zali deve lasciare immediatamente l’Esecutivo

Alla luce dell’apertura di questo nuovo procedimento, l’MPS ritiene che il Consiglio di Stato non possa più limitarsi ad aspettare.
Abbiamo già chiesto, attraverso un’interpellanza, che Zali lasci immediatamente le sue funzioni di governo, senza attendere la fine di settembre.
Oggi questa richiesta assume ancora maggiore urgenza.
Non chiediamo una condanna anticipata sul piano penale e non intendiamo sostituirci alla magistratura. Chiediamo una decisione o perlomeno una presa di posizione politica.
Il Governo dovrebbe perlomeno invitare Zali a lasciare immediatamente qualsiasi attività in seno all’Esecutivo, senza attendere la scadenza già annunciata.
La questione non è più soltanto quella di stabilire se vi siano o meno responsabilità penali. La questione è se un consigliere di Stato coinvolto in due procedimenti penali e al centro di una serie di vicende che hanno profondamente compromesso la credibilità della sua funzione possa continuare, anche solo transitoriamente, a esercitare il proprio mandato.
Il Ticino non ha bisogno di silenzi, reticenze e formule generiche. Ha bisogno di trasparenza e di assunzione di responsabilità politica.

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