“L’amore per le leggi”

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Pubblichiamo qui di seguito un interessante articolo, apparso su Le Courrier lo scorso 2 ottobre a firma di Agostino Soldini, che racconta uno “scandalo fiscale” avvenuto nel canton Vaud. Un articolo che pone il problema, di grande attualità anche nel nostro Cantone, di una redistribuzione della ricchezza prodotta anche attraverso una fiscalità nettamente più sociale. Una ridistribuzione che, per poter essere avviata, necessita di porre fine alle politiche di defiscalizzazione dei grandi patrimoni e dei profitti delle imprese.
L’articolo illustra anche la capacità di questi grandi detentori di patrimoni di manipolare lo Stato e i suoi alti dirigenti affinché prendano prioritariamente a carico i loro interessi di classe, anche attraverso la leva fiscale, ovviamente a discapito della stragrande maggioranza di coloro che possono contare, per vivere, solo sul proprio reddito di salariato/e.
Infine, offre una dimostrazione dell’appetito sconfinato che domina la grande borghesia nell’accaparrarsi fette sempre più grosse della ricchezza sociale prodotta, andando anche oltre la legge, grazie all’aiuto dei propri vassalli. (Red)

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la vicenda dello “scudo fiscale” nel canton Vaud ha occupato le prime pagine dei media solo per qualche giorno, malgrado sia un avvenimento particolarmente significativo.

Di cosa si tratta? Di uno scandalo vero e proprio. Uno “scudo fiscale” è un dispositivo che mira a limitare l’imposta e distruggere il principio di progressività. In parole povere, uno dei tanti strumenti che consentono ai grandi padroni e agli azionisti di ridurre notevolmente il loro contributo al finanziamento dei servizi pubblici. Si tratta quindi, in sé e per sé, di una vera truffa. Le autorità vodesi sono tuttavia riuscite in un’impresa ancora più notevole: non applicare, scientemente, la legge in vigore, affinché facoltosi contribuenti paghino ancora meno di quanto prescritto dalla stessa… È stato il rapporto dell’esperto François Paychère, ex presidente della Corte dei conti di Ginevra pubblicato il 26 agosto, a rivelare la portata di questo scandalo.

L’obiettivo dello «scudo fiscale», introdotto nel 2009, era quello di garantire che le imposte cantonali e comunali sul reddito e sulla sostanza non superassero complessivamente il 60% del reddito. Per determinare quest’ultimo, la legge prevedeva di tenere conto di un rendimento minimo della sostanza dell’1%, che doveva aggiungersi agli altri redditi (ad esempio quelli derivanti da un’attività lucrativa). Tuttavia, invece di sommare i due valori, come previsto dalla legge, le autorità applicavano il seguente principio: o l’1% di rendimento minimo del patrimonio, o il reddito netto effettivo (dopo aver sottratto le numerose detrazioni di cui beneficiano i privilegiati!), per poi calcolare il 60% dello «scudo fiscale».

«L’ex responsabile dell’ACI [l’Amministrazione cantonale delle imposte] aveva immaginato la soluzione dello scudo e concepito il sistema, senza che il tassatore potesse influire sul calcolo», sottolinea il rapporto Paychère. Una nota interna aveva tuttavia segnalato, già il 10 marzo 2011, che il calcolo applicato dal software di tassazione non era conforme alla legge. Durante una formazione per tassatori, il 16 marzo 2011, la necessità di adattare la regola di calcolo era stata sollevata. Quindi, praticamente tutto il personale dell’ACI era al corrente del problema! Tuttavia, nulla è stato fatto. Nel febbraio 2015, tutto ciò è stato segnalato, nuovamente senza tuttavia alcun seguito, alla nuova responsabile dell’ACI.

Poi, nel settembre 2018, reazioni di panico quando il Tribunale federale ha imposto al Canton Ginevra di correggere l’applicazione del suo “scudo fiscale”, realizzato due mesi più tardi. A Losanna, sono stati necessari ancora più di tre anni per raggiungere lo stesso risultato…

Detto in altre parole, le autorità vodesi hanno sotto-tassato in maniera illegale facoltosi contribuenti – per tredici anni! – pur essendo perfettamente coscienti del fatto che la loro pratica fosse contraria alla legge. Non nascondiamoci dietro le parole: tutto ciò assomiglia a una forma di frode fiscale organizzata.  

La direzione dell’ACI non ha evidentemente agito di propria spontanea volontà. È il Consiglio di Stato che ha la responsabilità di questo caso, in primo luogo Pascal Broulis, il capo del Dipartimento delle Finanze. Le negazioni di quest’ultimo, «noto a tutti per essere informato del minimo fruscio prodotto all’interno del suo dipartimento» (Le Temps, 27 agosto 2025), richiamano, per gli appassionati di ciclismo, le affermazioni attribuire al ciclista Richard Virenque, dopato «a sua insaputa»… «L’amore per le leggi», invocato nell’inno vodese, non rientra manifestamente fra le abitudini del responsabile delle finanze.

Comunque sia, un’infima minoranza di grandi padroni e di azionisti ha approfittato, abusivamente, di un regalo fiscale per diverse centinaia di milioni di franchi. A seconda degli anni, i beneficiari dello “scudo fiscale” rappresentavano tra lo 0,22% e lo 0,77% del totale dei contribuenti. Secondo il rapporto Paychère, questo dispositivo ha permesso loro di risparmiare tra i 40 e gli 86 milioni d’imposte all’anno. Per diversi anni, una parte  di loro è sfuggita a qualsiasi imposizione.

Alla fine, il Consiglio di Stato ha deciso di applicare la legge? Quasi… Alla fine aveva deciso di farlo ma ciò non è durato a lungo: a seguito dell’intervento dei suoi mandanti – gli ambienti padronali -, ha cambiato la legge, con l’avallo del Gran Consiglio… per conformarla, nell’essenziale, alla sua pratica precedente.

Pascal Broulis e compagni hanno quindi trovato degni successori. Questi ultimi portano avanti la politica di defiscalizzazione del capitale, cercando di farla pagare, dal sedile posteriore di una limousine di lusso, ai lavoratori e agli utenti dei servizi pubblici.

Mobilitarsi per combattere questa politica è quindi un imperativo democratico e sociale!

* Segretario centrale SSP-VPOD

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