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Con la pandemia COVID-19 c’è un’esondazione di dati, in cui è difficile raccapezzarsi. Del resto, i dati giornalieri, nudi e crudi, non consentono di capire granché. Dire che in Ticino i morti un giorno calano e il giorno dopo aumentano, non ha senso, visto che sono ormai due mesi che i morti sono circa 50 a settimana. Quindi non calano né aumentano. 

Per capire i dati, il valore più sicuro è l’incidenza settimanale. 

Questo dato andrebbe poi raffrontato a quello delle regioni a noi confinanti, in modo da capire come il virus stia circolando e per capire se le nostre azioni, per arginarne la morbilità e la mortalità, stiano funzionando. Ebbene, da questo confronto la situazione appare disastrosa e drammatica.

Negli ultimi 7 giorni il Canton Ticino ha registrato un’incidenza di 460 nuovi positivi per 100.000 abitanti, il che equivale a quasi il doppio del dato svizzero (270) e al quadruplo del dato della Lombardia e del Piemonte (ca 120). In altre parole, il virus da noi circola 4 volte di più che nelle regioni a Sud e il doppio che nelle regioni a Nord.

Se si prende il dato sulla mortalità degli ultimi 7 giorni, il raffronto è ugualmente drammatico e indecoroso: in Ticino abbiamo avuto il triplo dei morti rispetto alla Lombardia e al Piemonte (14,5 morti per 100’000 abitanti su 7 giorni, contro i 4,5 della Lombardia e del Piemonte), e il 50% in più dei morti della Svizzera (che è comunque uno dei paesi con più morti per COVID-19 in questa seconda ondata). 

Stesso discorso si può fare sulla mortalità in generale da inizio pandemia. Il Canton Ticino ha raggiunto le 800 vittime per COVID-19, il che significa una mortalità di 2’250 morti per 1 milione di abitanti. Questo dato è circa il doppio di quello dell’Italia nel suo complesso (che è comunque una delle nazioni con la mortalità più alta) e il triplo di quello della Svizzera nel suo complesso. 

Questi sono i dati, e questo è il loro significato: nel torpore cantonale di uno degli Stati più ricchi del mondo è in corso una tragedia che grida inascoltata. 

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