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I partiti della “Grande Coalizione” che sostengono il governo di Angela Merkel, la CDU/CSU e la SPD, hanno ottenuto ciascuno solo un quarto dei voti degli elettori. Con il 24,1% dei voti, la CDU e la CSU hanno conseguito il peggior risultato della loro storia. La SPD, con il suo candidato cancelliere Olaf Scholz, è riuscita a recuperare terreno (qualche settimana fa era scivolata sotto il 15% nei sondaggi) e a diventare il partito più forte con il 25,7%. Ciò significa che il 75% degli elettori non ha votato per il partito numero 1 del prossimo governo, non importa quale sarà. I circa 1,6 milioni di voti persi dai conservatori cristiani a favore dei socialdemocratici hanno molto a che fare con il profilo politico conservatore di Olaf Scholz, che fa parte di quella generazione di leader socialdemocratici che hanno sostenuto e attuato le drastiche controriforme dell’Agenda 2010…

Con un’affluenza del 76% e con l’8,7% dei voti andati ai partiti minori che non sono entrati nel Bundestag, circa un terzo degli aventi diritto non sarà rappresentato in parlamento. La perdita di legittimità democratica che questo comporta corrisponde a un processo che va avanti da tempo e che sta diventando sempre più grave.

Per quanto riguarda l’estrema destra nel Bundestag, l’AfD non può essere soddisfatta delle sue perdite; con il suo 10,3% dei voti, ha perso il rango di più grande partito di opposizione. Inoltre, è lacerata da dispute interne: una parte dei membri e della direzione vuole allearsi con i negazionisti del Coronavirus e con gruppi neonazisti, mentre un’altra vorrebbe poter influenzare seriamente i circoli della politica borghese consolidata. Tuttavia, questo partito rimane un nemico serio, avendo superato la CDU in due grandi stati territoriali nell’est del paese diventando il primo partito.

I due vincitori sono i Verdi con il 14,8%, il loro miglior risultato di sempre (anche se qualche settimana i sondaggi li ponevano davanti alla CDU, con la prospettiva di diventare il primo partito), e l’FDP con un 11,5% piuttosto spettacolare. Per il momento, nessuno pensa a una nuova edizione della grande coalizione degli ultimi anni CDU/CSU con la SPD come junior partner. Nelle prossime settimane o mesi, due opzioni saranno discusse e negoziate: una coalizione della SPD con i Verdi e la FDP, o una coalizione della CDU/CSU con gli stessi due partiti, che in ogni caso avranno un ruolo importante e faranno parte del prossimo governo federale. Non è facile immaginare quali compromessi possano essere raggiunti, dato che l’FDP è contro l’aumento delle imposte sui grandi patrimoni e sui redditi e allo stesso tempo contro qualsiasi ulteriore aumento del debito pubblico; non è quindi possibile vedere come saranno finanziati gli investimenti in infrastrutture, energie rinnovabili e comunicazione digitale promessi dalla SPD e dai Verdi. Poiché CDU/CSU, con il loro candidato cancelliere Armin Laschet sono considerati i perdenti delle elezioni, una coalizione rosso-giallo-verde sembra comunque probabile.

Il partito Die Linke non è riuscito a superare l’ostacolo del 5% e ha ricevuto solo il 4,9% dei voti. Se tuttavia entra nel Bundestag con un gruppo parlamentare corrispondente al suo numero di voti, è solo grazie a una caratteristica speciale della legge elettorale tedesca che lo permette ai partiti che conquistano mandati diretti in almeno tre circoscrizioni (e Die Linke ha ottenuto proprio tre mandati di questo tipo a Berlino e a Lipsia). Con questo pessimo risultato, Die Linke sembra aver esaurito tutta la credibilità che aveva quando è stata fondata. Nel 2009 aveva ottenuto l’11,9% dei voti, che all’epoca sembrava un buon inizio…

Cos’è andato storto? I rivoluzionari e la sinistra radicale tendono a dare la colpa all’opportunismo e all’adattamento al parlamentarismo (entrambi sono problemi reali). Con la partecipazione a governi statali (nei Länder regionali) che attuano abbondantemente “normali” politiche filocapitaliste, questo partito non può più essere identificato come una forza che si oppone in modo radicale al dominio del capitale.

Tuttavia, le cose non sono così semplici: la maggioranza delle persone che sono più o meno disposte a votare per Die Linke tende a volere che il partito partecipi al governo, anche a livello federale, con la speranza che qualcuno dei suoi punti programmatici a carattere sociale o ecologico possa essere realizzato. Alcuni trovano persino le posizioni del partito (in realtà piuttosto platoniche) sulla NATO e contro qualsiasi forma di schieramento internazionale dell’esercito tedesco un po’ troppo radicali.

Non è facile confezionare una ricetta per il successo elettorale e non sarebbe onesto affermare che sappiamo sempre come ottenere un maggior consenso elettorale. A volte è importante dire cose impopolari, anche a voce alta, controcorrente. Prendiamo, ad esempio, i 600.000 voti che Die Linke ha perso verso la SPD. È sicuramente il risultato dell’effetto del “voto utile” o “tattico” per evitare che Armin Laschet battesse la SPD, cosa che sembrava possibile (di nuovo) negli ultimi giorni prima delle elezioni. Anche tra coloro che ci sono decisamente vicini, ci sono state persone che hanno trovato decisamente difficile prendere una decisione tra il pericolo che la CDU/CSU vincesse e che Die Linke non superasse lo scoglio del 5 per cento; in entrambi i casi i due pericoli sembravano reali. E non è facile inventare un antidoto al “voto utile” (o a favore del “male minore”) che abbia un effetto su ampi settori della popolazione.

Tuttavia, ci sono dibattiti da fare nella Die Linke e nella sinistra in generale su come, a medio termine, costruire una sinistra attiva più forte e meglio ancorata nei luoghi di lavoro, nei quartieri, nelle scuole, una forza che goda di prestigio nei movimenti sociali, che sia parte e portatrice di progetti di mobilitazione e azioni concrete, che si unisca a una prospettiva di cambiamento sociale radicale affinché il dominio del grande capitale e dei suoi servi politici possa essere spezzato.

E non possiamo certo attendere le prossime elezioni federali del 2025. Pensiamo alla lotta contro la catastrofe climatica: Il prossimo governo federale significherà altri quattro anni persi. La finestra di opportunità rimanente sta cominciando a chiudersi. O il principio di solidarietà e di responsabilità ecologica trionferà – o vedremo la fine di tutto ciò che esiste ancora sul pianeta in termini di civiltà.

La contemporanea vittoria del referendum (a Berlino) per l’espropriazione delle grandi imprese immobiliari private (a partire da 3000 abitazioni) con il 59,1% dei voti validi grazie ad una grande campagna popolare mostra la strada da seguire.

* articolo apparso sul sito dell’ISO (Internationale Sozialistische Organisation) il 28 settembre 2021. La traduzione in italiano è stata curata dal segretariato MPS.

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