Pubblichiamo questo interessante articolo che affronta la questione della necessità di difendere alcuni principi indipendentemente da considerazioni di ordine geopolitico, avendo come riferimenti essenziali la difesa dei diritti e dei bisogni dei popoli. Il riferimento è alla realtà italiana; ma le considerazioni espresse valgono anche alle nostre latitudini. (Red)
Avevamo detto già fin dall’inizio dell’aggressione israeliana alla Striscia di Gaza che Netanyahu aveva del tutto cancellato l’idea sionista secondo cui lo stato israeliano era stato costruito per dare agli ebrei un luogo protetto, nel quale poter vivere al sicuro dai pogrom e dal razzismo che li avevano perseguitati per secoli, soprattutto in Europa.
Al contrario, la destra fascio-sionista che governa quel paese, lo ha trasformato ormai da tempo nel luogo nel quale gli ebrei corrono più rischi che in qualunque altra parte del pianeta. Inoltre Netanyahu e i suoi (ma supportati da grandissima parte del mondo occidentale), con la loro politica criminale, con l’identificazione tra lo stato israeliano e gli “ebrei” (intesi come un tutt’uno), hanno fatto sì che l’antisemitismo avesse un nuovo malefico ritorno di fiamma.
Ora, il governo israeliano e quello americano, con la loro ingiustificata aggressione all’Iran, gettano il mondo in un sempre maggiore caos. Assistiamo ad una nuova raffica di false giustificazioni, perché ogni verifica indipendente ci attesta che dall’Iran non proveniva alcuna minaccia, tanto meno una minaccia imminente. Le stesse risposte iraniane degli scorsi mesi ai bombardamenti dell’aviazione israeliana erano state deboli, in certa misura simboliche, anche perché la rete delle organizzazioni islamiste filoiraniane negli ultimi anni si era già straordinariamente indebolita.
Quanto alle minacce costituite da un Iran dotato di bomba atomica, tutto indicava che si trattava di ipotesi remote, comunque contenibili attraverso negoziati e accordi, come quello che non Teheran ma Washington aveva abrogato durante il primo mandato di Trump. E anche la prospettiva di un nuovo accordo negli incontri tra gli USA e l’Iran che si erano aperti nell’Oman è stata fatta saltare deliberatamente e dichiaratamente da Netanyahu.
Naturalmente chi volesse consultare tutti gli articoli che questo sito ha pubblicato sull’Iran verificherà molto facilmente il nostro giudizio drasticamente negativo sul regime iraniano, sulla sua politica, sulla sua sanguinaria repressione contro la popolazione iraniana, contro le donne, contro i democratici, contro i diritti elementari delle cittadine e dei cittadini. Ma nessuna repressione politica e antidemocratica, per quanto terribile, può giustificare un’aggressione militare distruttiva e omicida, per di più su siti nucleari e dunque con orribili conseguenze umane e imprevedibili effetti ambientali.
Seppure molto timidamente e molto tardivamente, in Occidente da qualche settimana si era iniziato a criticare il terribile prezzo di sangue che la guerra scatenata da Netanyahu a Gaza (e poi allargata alla Cisgiordania, al Libano e alla Siria) stava facendo pagare da oltre un anno e mezzo al popolo palestinese (e a quelli libanese e siriano). Si trattava di una sorte di critica per un “eccesso di legittima difesa”, dato che il “diritto di Israele a difendersi” continua a costituire un dogma, un principio “sacro”, più di qualunque altro elemento del diritto internazionale.
Il diritto a ribellarsi ad un’occupazione illegittima e brutale (formalmente fissato nelle convenzioni internazionali), per di più ad un’occupazione che dura illegalmente da decenni, veniva invece vergognosamente negato al popolo palestinese, descritto universalmente come un popolo di “terroristi”.
Ma quella breve e effimera presa di distanza dal criminale governo israeliano, comunque totalmente infruttuosa nell’esercitare la benché minima pressione per fermare o anche solo rallentare la pulizia etnica in corso a Gaza, ha avuto vita brevissima, e oggi grandissima parte dei governi europei sostiene la nuova aggressione israeliana. Tutti, dando credito in perfetta malafede alle “motivazioni” addotte da Netanyahu e da Trump per il loro terrorismo, si allineano al suprematismo di questi ultimi, che dopo aver ucciso decine e decine di migliaia di palestinesi a Gaza, puntano, come dice lo stesso premier sionista, a dare al Medioriente un “futuro di prosperità”, cioè trasformarlo in una regione nella quale si potranno tranquillamente fare affari anche al prezzo di rendere insignificante la vita umana, a Gaza come a Teheran e in molte altre città e paesi. E questa “motivazione” viene fatta propria da tutte le televisioni, che, dopo una breve vacanza “umanitaria”, sono state messe di nuovo in riga da Netanyahu.
Il significato di tutto ciò è chiaro ma universalmente rimosso. Quando, tragicamente, a Tel Aviv, o in qualunque altra città dell’Occidente, un terrorista islamico uccide, invia un messaggio agghiacciante: “Le vostre vite sono insignificanti quanto voi ritenete insignificanti le nostre”. Il terrorista disprezza le vite umane dell’Occidente come l’Occidente disprezza le loro.
Occorre però aggiungere alcune ulteriori considerazioni. Questa politica di totale disprezzo del diritto internazionale, un tempo tipica degli stati colonialisti e imperialisti, non è stata rispolverata da Netanyahu e da Trump. Solo pochi anni fa (esattamente alla fine di febbraio del 2022) la Russia di Putin aveva aggredito l’Ucraina, adducendo motivi di “autodifesa” rispetto ad un presunto “atteggiamento ostile” di quest’ultima, e ad una sua ipotetica “politica di riarmo”, motivi di “esportazione della democrazia” (la “denazificazione”). Dunque Putin, come fa ora Netanyahu contro l’Iran, disse che la guerra (pardon, l’”operazione militare speciale”) aveva il fine di scongiurare il “rischio esistenziale” che l’Ucraina costituiva per la Russia.
Gli argomenti di Putin vennero fatti propri dalla quasi totalità della sinistra italiana che unitariamente chiese il disarmo della resistenza ucraina e la fine delle sanzioni alla Russia.
Peraltro anche nelle manifestazioni di ieri a Roma contro la guerra, la questione dell’Ucraina e della resistenza del popolo ucraino, il problema di una guerra costata fino ad oggi oltre un milione di vittime tra morti e feriti, erano pressoché assenti, rimossi da un corteo, quello della Piramide, esplicitamente osteggiati dall’altro, quello di piazza Vittorio che aveva persino intimato che qualunque presenza di “filoucraini” sarebbe stata considerata “una provocazione”.
Dunque, quella sinistra non è oggi nella migliore delle posizioni per rivendicare il rispetto del diritto internazionale, di un diritto che certamente non ha mai goduto buona salute, ma che da oltre tre anni è stato messo da parte persino dalla quasi totalità della sinistra (almeno in Italia). Un diritto che già Putin, e ora Netanyahu e Trump dichiarano definitivamente sepolto.
Non a caso Putin ha preso le distanze dalla guerra iraniana di Trump e Netanyahu, ma con dichiarazioni simboliche, perché sa bene che quest’ultima guerra costituisce un ulteriore riconoscimento internazionale alla sua “operazione speciale” in Ucraina. Quello che sta avvenendo, da qualche tempo a questa parte, non costituisce solo la fine del diritto internazionale e della seppur contraddittoria “democrazia” che il movimento operaio aveva imposto nel Novecento, ma vuole dare inizio a una nuova e “moderna” consacrazione del dominio dei vari imperi che si sono creati, in un nuovo “sistema globale” e in un nuovo “equilibrio”, certamente instabile, ma plasmato a loro piacimento.
Chi vuole scelga l’impero che più gli aggrada, ma, per favore, non si autodefinisca “di sinistra”.
*articolo apparso su refrattario e controcorrente il 22 giugno 2025.
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