Al momento in cui scriviamo, non è ancora chiaro quale sarà il voto della Sinistra in Consiglio comunale a Lugano sul Preventivo 2026: non ha aderito al rapporto di maggioranza, ma la sua opposizione potrebbe risolversi in un’astensione.
Alla base dell’insoddisfazione del PS vi è la politica finanziaria della città, messa sotto pressione soprattutto dalle conseguenze delle scelte legate al PSE (aumento del debito, crescita degli oneri per interessi, tagli nella spesa pubblica, ecc.). Partendo da questi temi, anche il municipale Ghisletta è stato protagonista di alcune uscite pubbliche nelle quali lamentava un presunto “inganno” operato dalla maggioranza delle forze politiche luganesi rispetto alle reali conseguenze finanziarie della realizzazione del PSE.
Tutto ciò ha creato – e continua a creare – un certo imbarazzo nel PS poiché, come si ricorderà, il PS (assieme ai suoi satelliti PC e FA) aveva aderito al PSE, convinto dell’importanza del progetto per il futuro della città. Raul Ghisletta era stato uno dei più attivi sostenitori del progetto.
Con lo sviluppo del dibattito successivo al referendum lanciato dall’MPS, quella posizione era apparsa subito problematica; per questo era stata precisata attraverso la richiesta di una serie di “richieste imprescindibili” (1), definite anche come “azioni”, che avrebbero dovuto costituire un quadro complessivo entro il quale il sostegno al PSE diventava accettabile. Vale la pena ricordare che tali richieste – forse proprio perché non impegnavano realmente nessuno – erano state fatte proprie dal Consiglio comunale.
All’epoca, come principale forza politica di opposizione al PSE, avevamo qualificato l’elaborazione di queste “7 richieste imprescindibili” come un’operazione di pura facciata, non costituendo in alcun modo un reale “punto di rottura” con i contenuti speculativi del progetto, la cui realizzazione avrebbe comportato conseguenze finanziarie e sociali pesanti nel breve e medio termine. Avevamo inoltre sottolineato che, una volta incassato il sostegno del PS e del Consiglio comunale, il Municipio non si sarebbe sentito minimamente vincolato al rispetto di tali richieste.
Sono passati quasi cinque anni e oggi possiamo affermare che quella nostra valutazione si è rivelata sostanzialmente corretta.
Soffermiamoci quindi su alcune delle richieste avanzate – in particolare su quelle che potevano apparire più interessanti – per spiegare perché.
Gli alloggi a prezzi accessibili sotto ricatto di UBS
La “richiesta imprescindibile” numero 4 imponeva al Municipio l’applicazione di una politica dell’alloggio a prezzi accessibili nell’ambito della tappa 3 del progetto, ossia per quanto concerne la realizzazione di quattro palazzi privati lungo l’asse dove oggi sorge ancora la vecchia tribuna.
Nel dettaglio, la richiesta prevedeva che il Municipio ricercasse «un accordo con l’investitore privato della tappa PSE3 per realizzare una percentuale di almeno il 30% di alloggi a prezzi accessibili o di spazi di pubblica utilità». Poco tempo fa, il Municipio di Lugano ha fatto, senza troppi proclami, il punto della situazione. A fine luglio 2025 l’esecutivo ha scritto a UBS Fund Management (Switzerland) AG, tramite il Dicastero immobili, con l’obiettivo di avviare i negoziati per la realizzazione di alloggi a prezzi accessibili.
Da grande gruppo capitalista, UBS ha immediatamente colto l’occasione per chiedere al Municipio «una riduzione dei canoni di diritto di superficie previsti dalla tappa 3 del PSE» (PSE, Terzo rapporto semestrale, p. 14) in cambio di almeno il 30% di alloggi a prezzi accessibili… Secondo il messaggio 10774 concernente il PSE, il canone annuo dovrebbe ammontare a 390’000 franchi per un periodo di 90 anni, pari a un totale di 35,1 milioni di franchi. Ipotizzando invece un canone ribassato a 300’000 franchi, l’importo complessivo si ridurrebbe a 27 milioni di franchi, con un minor introito per la città di circa 8 milioni.
Inoltre, la richiesta prevedeva che, in caso di mancato accordo con l’investitore privato, il Municipio fosse obbligato a proporre una modifica del Piano regolatore (PR) per fissare politicamente una quota minima del 30% di alloggi a prezzi accessibili. Recentemente è cresciuta in giudicato la fase 2 del PR-NQC, permettendo così all’investitore privato di depositare la domanda di costruzione con una quota residenziale inferiore al 50% (di cui almeno il 50% destinato a residenza primaria). Di modifiche del PR nel senso auspicato dalla “richiesta imprescindibile numero 4”, però, nemmeno l’ombra.
Il ricatto di UBS rappresenta l’ennesima dimostrazione del cosiddetto partenariato pubblico-privato, nel quale l’interesse pubblico viene sistematicamente prevaricato da quello privato. Altro che soluzione win-win.
In fumo la rivitalizzazione del centro città
Passiamo alla “richiesta imprescindibile” numero 5, dal titolo Abitazioni destinate al ceto medio per rivitalizzare il centro città. Essa avrebbe dovuto impegnare il Municipio a «presentare un messaggio per la riconversione in abitazioni primarie dello stabile di via della Posta, prevedendo l’attribuzione in diritto di superficie a una cooperativa d’alloggio o a una Fondazione cittadina per l’alloggio».
Questa narrazione sulla “rivitalizzazione del centro città” si è rivelata chiaramente una manovra politica volta a mascherare l’insensatezza dello spostamento di tutti gli uffici amministrativi comunali dal centro cittadino alla futura Torre Est del PSE: un’operazione di svuotamento del centro che comporta, per di più, il raddoppio della spesa per gli affitti sostenuta dalla città rispetto alla situazione attuale.
Che occasione, si diceva, per ripopolare il centro di Lugano! Un’altra delle meraviglie promesse con l’avvento del PSE. Invece, nulla di tutto questo. Nel piano finanziario 2026–2033 si scopre che l’immobile di via della Posta 8 sarà messo in vendita al miglior offerente nell’ambito delle cosiddette “rivalorizzazioni” (leggasi: svendite) di beni mobili e immobili di proprietà della città.
Triste ironia: le “rivalorizzazioni” – tra cui la cessione del palazzo ex Dogane di via della Posta – per un valore complessivo di 306 milioni di franchi, sono la conseguenza diretta dello spropositato costo finanziario del PSE, frutto della miracolosa soluzione del partenariato pubblico-privato. Una soluzione che oggi produce alienazione di beni pubblici, tagli alla spesa sociale e un aumento generalizzato delle imposte (+3% del moltiplicatore). E naturalmente anche l’evaporazione del sogno di ripopolare il centro cittadino con esponenti del ceto medio, ospitati in accoglienti cooperative.
Dalla concertazione all’opposizione: un passo necessario
La fragilità di queste “richieste imprescindibili” l’avevamo denunciata già all’epoca della votazione sul referendum. Oggi quella facciata si sta sgretolando, così come molte delle promesse e delle meraviglie che avrebbero dovuto accompagnare il PSE. Basti ricordare la richiesta numero 1 – “Contenimento dell’onere finanziario a carico dei contribuenti della Città” – ormai morta e sepolta, anzi utilizzata, attraverso una drammatizzazione delle finanze cittadine e della presunta insostenibilità del debito, per giustificare una politica di tagli alla spesa pubblica.
Il PSE è ormai un fatto compiuto e il Municipio continua a disattendere le promesse fatte, schiaffeggiando un Consiglio comunale sempre più passivo. Rimane almeno una speranza: che l’esperienza del PSE serva da lezione in vista del nuovo polo turistico e congressuale che si profila all’orizzonte, sempre più come una fotocopia del primo.
La realtà dimostra come le politiche di concertazione – anche quando condite da “condizioni” che dovrebbero attenuare le logiche maggioritarie sul piano economico, finanziario e sociale – risultino sostanzialmente fallimentari. La controparte le accoglie come espedienti tattici, non modificano i rapporti di forza reali e si sviluppano prevalentemente sul piano istituzionale, dove tali rapporti sono strutturalmente cristallizzati.
Se la sinistra non vuole ridursi a una forza che, dispensando “buoni consigli”, si limita al ruolo di spettatrice dell’evoluzione politica e sociale, è tempo di cambiare paradigma, come andiamo sostenendo da mesi. Vale a Lugano, come a Bellinzona, Mendrisio o Locarno. E naturalmente anche a livello cantonale. È un dibattito urgente e necessario.
*responsabile MPS del Luganese. Articolo apparso su naufraghi il 20 dicembre 2025.
(1) Le “azioni” adottate dal CC erano le seguenti: 1. Contenimento dell’onere finanziario a carico dei contribuenti della Città / 2.Dumping salariale sui cantieri, qualità delle opere e rispetto dell’ambiente / 3.Spazi verdi di qualità e più estesi possibile / 4. Alloggi a prezzi accessibili nel PSE3 / 5.Abitazioni destinate al ceto medio per rivitalizzare il centro città /6. Impegno a potenziare i mezzi pubblici e sostenibili /7. Riscatto degli spazi occupati dall’amministrazione comunale
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