Morte della donna coinvolta nella vicenda degli audio Zali: necessità di fare piena luce sui procedimenti precedenti e su eventuali omissioni istituzionali

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Pubblichiamo il testo dell’interpellanza presentata dai deputati MPS. (Red)

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La notizia, resa pubblica nella serata di ieri, del ritrovamento senza vita nelle acque del Ceresio, a Melide, della donna che nelle scorse settimane aveva reso pubbliche registrazioni audio riguardanti il consigliere di Stato Claudio Zali, introduce un elemento di gravità eccezionale in una vicenda già caratterizzata da numerosi interrogativi di natura istituzionale e giudiziaria.

Secondo le informazioni rese pubbliche, la donna, 52enne residente a Melide, è stata trovata priva di sensi nelle acque del lago nel pomeriggio di martedi. I tentativi di rianimazione sono risultati vani. Le autorità hanno comunicato che l’autopsia dovrà chiarire le cause del decesso e che, allo stato attuale, gli inquirenti non intendono escludere alcuna ipotesi.

Il dato assume particolare rilevanza anche alla luce di un ulteriore fatto, anch’esso di dominio pubblico: circa dieci giorni prima del decesso, la stessa donna aveva denunciato un’aggressione violenta subita a Melide, per la quale aveva dovuto fare ricorso alle cure ospedaliere.

È evidente che, allo stato attuale, non è possibile affermare alcun collegamento tra l’aggressione denunciata, il decesso e la vicenda concernente Claudio Zali. Sarebbe irresponsabile formulare conclusioni in tal senso prima che gli accertamenti investigativi abbiano stabilito i fatti.

Proprio per questo, tuttavia, la situazione impone il massimo rigore e la massima trasparenza istituzionale.

La donna deceduta non era infatti una persona estranea alle vicende che negli ultimi mesi hanno coinvolto il  consigliere di stato dimissionario  Claudio Zali. È la persona che ha reso pubblici gli audio nei quali Zali si riferiva, tra l’altro, a episodi di violenza nei confronti di una donna e suggeriva il ricorso alla violenza nei confronti di un’altra persona. Gli audio, unitamente ad altri elementi successivamente emersi – tra cui le pressioni esercitate presso l’Ente ospedaliero cantonale a favore della stessa donna – hanno contribuito a determinare una grave crisi politica culminata nelle dimissioni di Zali.

È inoltre noto che la donna aveva già presentato, nel 2021, una denuncia nei confronti di Zali, riferendo fatti che comprendevano, secondo quanto riportato dalla stampa, anche episodi di violenza fisica e di minacce. La querela venne successivamente ritirata. La donna aveva inoltre segnalato la propria versione dei fatti anche a esponenti politici della Lega dei Ticinesi.

A ciò si aggiunge un elemento che oggi non può essere ignorato: la magistratura ticinese era dunque stata investita in precedenza, in più occasioni e sotto forme diverse, di vicende concernenti la medesima persona e il medesimo contesto relazionale.

Alla luce del tragico decesso, appare pertanto indispensabile chiedersi se tutti gli elementi allora disponibili siano stati adeguatamente valutati, se le informazioni successivamente emerse siano state messe in relazione con quelle già agli atti e, soprattutto, se vi siano oggi ragioni per procedere a una verifica indipendente e complessiva dell’operato delle autorità che hanno avuto a che fare con le diverse segnalazioni.

Non si tratta evidentemente di chiedere al Governo di interferire nell’attuale procedimento penale concernente il decesso della donna, né di sostituirsi alla magistratura nelle sue valutazioni investigative. Si tratta invece di garantire che, in una situazione che coinvolge una persona deceduta dopo aver pochi giorni prima denunciato un’aggressione  che era stata direttamente coinvolta in una vicenda politico-istituzionale di eccezionale gravità, non rimangano zone d’ombra sul funzionamento delle istituzioni e sulla gestione dei procedimenti precedenti.

La questione appare ancora più delicata considerando che il Consigliere di Stato, sino alle dimissioni di Claudio Zali, aveva avuto tra le proprie competenze proprio la conduzione politica dei settori della polizia e della giustizia; dopo la rinuncia di Zali a tali competenze, esse sono state assunte collegialmente dal Governo per il tramite della presidente Marina Carobbio Guscetti.

L’intervento parlamentare deve quindi servire non a formulare accuse premature, ma a porre una domanda fondamentale: alla luce dei nuovi e drammatici fatti, le istituzioni ticinesi dispongono ancora di sufficienti garanzie di terzietà per poter escludere che nelle vicende precedenti vi siano state sottovalutazioni, omissioni o conflitti di interesse?

Va inoltre ricordato che la vigilanza sui magistrati compete al Consiglio della magistratura, mentre il Gran Consiglio esercita l’alta vigilanza sulle autorità giudiziarie, in particolare attraverso la Commissione giustizia e diritti. È dunque necessario che il Governo chiarisca quali iniziative intenda assumere affinché la morte di una persona che si trovava al centro di una vicenda politico-istituzionale di tale gravità non venga trattata come un fatto separato dal contesto, senza che siano stati previamente verificati con attenzione tutti gli elementi disponibili.

Al tempo stesso, proprio la delicatezza della situazione impone di evitare qualsiasi automatismo o insinuazione: non si chiede di stabilire oggi un collegamento tra i diversi episodi, ma di verificare in modo indipendente se un tale collegamento possa essere escluso sulla base di accertamenti completi e credibili.

È quindi necessario che, accanto all’inchiesta penale sul decesso, venga garantita la massima terzietà nella verifica delle vicende precedenti e dell’operato delle istituzioni che ne furono investite.

Solo un accertamento indipendente, completo e trasparente potrà infatti restituire piena fiducia nelle istituzioni e consentire di stabilire se, nelle diverse fasi di questa vicenda, tutto quanto era necessario fare sia stato effettivamente fatto.

Alla luce di quanto precede, chiediamo al Consiglio di Stato:

  1. Quali informazioni ha ricevuto il Consiglio di Stato in merito all’aggressione denunicata dalla donna nei giorni precedenti il suo decesso e quali autorità cantonali sono state coinvolte nella relativa gestione?
  2. Il Consiglio di Stato è in grado di confermare che, in occasione della denuncia dell’aggressione, la donna abbia fornito agli inquirenti indicazioni concernenti le proprie ipotesi sui possibili mandanti? In caso affermativo, tali elementi sono stati acquisiti e adeguatamente approfonditi nell’ambito dell’inchiesta?
  3. Quali sono, allo stato attuale, le informazioni di cui dispone il Governo circa la natura e le circostanze del decesso? In particolare, quali accertamenti medico-legali e investigativi sono in corso e quali autorità sono incaricate di condurli?
  4. Il Governo può confermare che nessun elemento attualmente disponibile consente di stabilire un collegamento tra l’aggressione denunciata dalla donna, il suo successivo decesso e la vicenda concernente Claudio Zali?
  5. Considerato che la donna aveva già denunciato in passato Claudio Zali e che tale procedimento si era concluso con un non luogo a procedere dopo il ritiro della querela, quanti e quali procedimenti, segnalazioni o interventi delle autorità cantonali hanno riguardato la donna, Claudio Zali o persone direttamente coinvolte nella vicenda dal 2017 ad oggi?
  6. Quali non luoghi a procedere sono stati pronunciati nell’ambito di tali vicende, da quali autorità e sulla base di quali circostanze essenziali? Il Governo ritiene che tali procedimenti possano oggi essere oggetto di una verifica sotto il profilo della completezza degli accertamenti allora effettuati?
  7. Alla luce dei nuovi fatti, ritiene il Consiglio di Stato opportuno che il Consiglio della magistratura proceda a una verifica indipendente sull’operato delle autorità giudiziarie che, negli anni precedenti, sono state investite delle segnalazioni e delle denunce presentate dalla donna?
  8. In caso negativo, per quali ragioni il Governo ritiene che una simile verifica non sia necessaria, tenuto conto della successione degli eventi oggi nota?
  9. Il Consiglio di Stato intende segnalare formalmente al Consiglio della magistratura e, per quanto di competenza, alla Commissione giustizia e diritti del Gran Consiglio, la necessità di valutare l’esercizio dell’alta vigilanza sulla gestione delle precedenti vicende giudiziarie concernenti la donna e il contesto della vicenda Zali?
  10. Considerato il coinvolgimento, sino a poche settimane fa, dala consigliere di stato dimissionari Zali nella conduzione politica dei settori della polizia e della giustizia, ritiene il Governo necessario che gli accertamenti relativi ai fatti precedenti e agli eventuali collegamenti tra i diversi episodi siano affidati, ove possibile, a un’autorità o a magistrati che offrano garanzie particolarmente rafforzate di indipendenza e terzietà?
  11. Il Governo ritiene necessario promuovere, nelle forme consentite dall’ordinamento, un accertamento indipendente e complessivo non soltanto sul decesso odierno, ma anche sulla gestione istituzionale delle precedenti segnalazioni riguardanti la donna, in modo da escludere definitivamente eventuali omissioni, sottovalutazioni o conflitti di interesse?
  12. Infine, quali ulteriori iniziative intende adottare il Consiglio di Stato affinché, alla luce dei fatti nuovi e drammatici, sia garantito il pieno accertamento della verità, senza pregiudicare le indagini penali in corso né anticipare responsabilità individuali?

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