Categoria: Articoli

Cina. La generazione perduta dei laureati

Milioni di giovani cinesi scoprono che nemmeno l’eccellenza accademica garantisce più un futuro stabile. Un’intera generazione tradita dalle promesse e spinta verso la precarietà Negli anni in cui in Cina...

Stati Uniti. 25 anni di tagli e disastri fiscali

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La rivoluzione tech della Corea del Nord, tra controllo e resistenza

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Ucraina. Le proteste contro la corruzione hanno vinto

Dichiarazione di Соціальний рух – (Sotsialnyi Rukh – Movimento sociale) Il 30 luglio, vicino al Teatro Franko di Kiev, si è svolta una manifestazione di protesta contro il controverso disegno...

Svizzera. Un “piccolo” paese, un “grande” dell’imperialismo capitalista

Come mai, la piccola e neutrale Svizzera subisce un affronto così grande da parte degli Stati Uniti di Donald Trump che ha fissato al 39% i dazi sulle merci provenienti...

Accordo sui dazi Trump-UE. A passare alla cassa saranno i salariati e le salariate

L’accordo commerciale firmato il 27 luglio tra Stati Uniti e Unione Europea rappresenta una vittoria politica per Trump, ma un duro colpo per i lavoratori di entrambi i continenti. Dietro...

Gran Bretagna. Il nuovo partito della sinistra britannica: un’opportunità storica?

Ogni volta che inizio questo articolo, devo aggiornare il numero di persone che si sono registrate sul sito web Your Party. Secondo il feed Twitter di Zarah Sultana, hanno già...

In Ticino i soldi ci sono. Il padrone di Carrefour Italia ad esempio…

«Noi abbiamo il sistema fiscale, penso, più sociale o uno dei più sociali della Svizzera. Questo penso sia riconosciuto. Tanto è vero che un 25% dei ticinesi non pagano neppure...

L’inizio di una nuova età dell’oro per i mercanti di guerra

Quando, nel suo discorso di addio del 1961 [gennaio 1953-gennaio 1961], il presidente Dwight D. Eisenhower mise in guardia dai pericoli dell’eccessiva influenza esercitata da un partenariato tra l’esercito e...

Rompere il blocco per fermare il genocidio

Abbiamo di fronte manifestamente da anni un governo semifascista (e con significative presenze esplicitamente fasciste al suo interno) che dichiaratamente attua una politica genocida e che cerca di rendere più...

Il miraggio dello stato palestinese

Il riconoscimento da parte di un maggior numero di paesi di un’ipotetica entità chiamata “stato di Palestina” è vantaggioso in termini di impatto simbolico nel riconoscere il diritto del popolo palestinese a...

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Comincia a prendere quota il dibattito sul sistema elettorale. Un segnale poco incoraggiante, perché sposta l’attenzione dalla sostanza – il peggioramento delle condizioni di vita nel Cantone – alla forma....

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La gestione del post-Expo, l’egemonia della finanza, una partecipazione debole in nome della democrazia proprietaria: come funziona lo sviluppo immobiliare nella città di Sala Le inchieste sulla  gestione dell’urbanistica e...

Cargo…ovvero quando le smentite delle FFS non smentiscono nulla

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Ipct, una rendita ponte incompleta per le donne

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In poche parole

Claudio Zali e l’intermittenza dei diritti umani

Claudio Zali, che oggi dichiara su La Regione di conoscere la madre del giovane quattordicenne rimasto alla Farera per quasi un mese, afferma che a farlo intervenire, oltre alla richiesta della madre, è stato l’aspetto umano, non tollerando che un giovane possa rimanere in una struttura detentiva per più di una settimana (come d’altronde prevede la legge).
Nessuno nega che esista un problema strutturale nella gestione dei collocamenti dei minori entrati in conflitto con la giustizia: è un tema noto, vecchio, insoluto, aggravato da politiche di contenimento della spesa pubblica difese con fermezza dal governo, soprattutto negli ultimi anni.
Ma il punto vero resta un altro e riguarda la coerenza. Perché se i diritti – dei giovani e meno giovani – sono davvero un principio fondante, allora devono valere sempre.
Così, viene spontaneo chiedersi come mai, nelle ultime settimane, sulla vicenda dei due giovani curdi (Zelal e Yekta Pokerce) a rischio espulsione verso la Turchia, lo stesso slancio umanitario non abbia prodotto analoga iniziativa. Lì il conflitto tra norme e diritti fondamentali è altrettanto evidente, eppure non si è visto alcun particolare fervore nel chiedere “soluzioni alternative”, né alcuna pressione politica per esplorarle.
Al contrario, il silenzio è stato pressoché totale, accompagnato semmai da riflessioni rigidamente formalistiche sulla necessità di non creare precedenti e sull’impossibilità di interventi governativi.
Certo, i casi non sono identici. Ma proprio per questo la differenza di trattamento pesa ancora di più e finisce per delineare un quadro difficile da ignorare: quello di una sensibilità istituzionale che, nel caso del ministro leghista, sembra attivarsi a intermittenza.

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