Tema: Economia

Se il conflitto fa scoppiare la bolla

«Gli investitori stanno giocando col fuoco». La metafora del magnate americano Warren Buffett descrive ormai, in modo letterale, il tumulto che attraversa le borse mondiali. Il gioco di moda tra...

Argentina. Una riforma della legge sul lavoro che rafforza la subordinazione del lavoro al capitale

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La votazione è passata, ma le lotte contro il dumping e le discriminazioni di genere continuano…

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Salario minimo, rincaro e salario minimo reale. Fare bene i conti

Il salario minimo in Ticino è entrato in vigore nel 2021 con una forchetta tra 19.00 e 19.50 franchi l’ora. Secondo la tabella di marcia prevista, al 1° gennaio 2026...

La guerra contro l’Iran e l’impatto sull’economica globale

I prezzi del petrolio sono aumentati raggiungendo i 73 dollari al barile, il livello più alto in oltre otto mesi, poiché gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro...

Cina e Iran: la partnership del limite

Mentre il Medio Oriente brucia emerge l’impotenza di Pechino, che tra forniture silenziose e ritirate strategiche rivela la fragilità di un paese incapace di incidere quando lo scontro si fa...

Le disparità non devono restare invisibili

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Iniziativa contro il dumping, strumento di prevenzione

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Due misure efficaci per i redditi medio-bassi

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Un sì l’8 marzo contro il dumping. Forza!

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Le fabbriche più “verdi” del mondo sono in Bangladesh. Ma verdi per chi?

Dietro le certificazioni ambientali restano lavoro invisibile, salari bassi e diritti compressi Diciotto delle venti fabbriche più “green” del Pianeta si trovano in Bangladesh. Un dato che sembra raccontare una...

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Se l’iniziativa dell’MPS «Rispetto per i diritti di chi lavora! Combattiamo il dumping salariale e sociale! » verràapprovata il prossimo 8 marzo, l’Ispettorato cantonale del lavoro sarà potenziato in modo...

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In poche parole

Così non va!

Nel comunicato diffuso ieri, il Consiglio di Stato afferma, tra le altre cose, che il presidente del Governo, Claudio Zali, in merito alle registrazioni audio, «si riserva di esprimersi pubblicamente al riguardo prossimamente».
Risulta quindi difficile comprendere perché la consigliera di Stato Marina Carobbio, dopo aver illustrato la posizione del Consiglio di Stato (ammesso e non concesso che si possa qualificarla di “posizione”), non abbia colto l’occasione per “esprimersi pubblicamente” sul contenuto di registrazioni che lo stesso Zali, ad oggi, non ha smentito.
Avrebbe potuto dire ciò che non solo “il popolo della sinistra”, ma più in generale tutte le persone che credono nel rispetto della dignità delle persone, si aspettavano di sentire: che quelle espressioni sono inaccettabili, da chiunque provengano, ma lo sono ancora di più se pronunciate da un membro del Consiglio di Stato. Tanto più da parte di un Governo che, ancora ieri, ha ribadito la propria ferma condanna «nei confronti dell’incitamento alla violenza, anche verbale».
Avrebbe potuto affermare con chiarezza che da simili parole discendono inevitabilmente responsabilità politiche e che Claudio Zali dovrebbe trarne le conseguenze.
Ha scelto invece il silenzio. Un silenzio che pesa. E che, su una vicenda di questa gravità, rischia di apparire come una forma di acquiescenza. Così non va!

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