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    PSE e riscatto del palazzetto dello sport. Pacche sulle spalle, soddisfazione, champagne e cotillons…

    Il Consiglio comunale di Lugano ha votato il riscatto del palazzetto dello sport per 80,2 milioni di franchi. Prima di trarre conclusioni definitive, conviene però attendere la fine dei lavori. La decisione è stata presentata come una significativa operazione di risparmio dei fondi pubblici: 18 milioni di franchi rispetto al leasing. Ancora una volta, come già avvenuto per l’Arena sportiva, si tende tuttavia a sorvolare su un aspetto essenziale: il risparmio sarebbe stato ben maggiore se, fin dall’inizio, l’operazione fosse stata finanziata direttamente dalla città tramite un prestito obbligazionario, come richiesto dai promotori del referendum contro il PSE. Nel 2021 tale prestito sarebbe stato praticamente a costo zero, mentre oggi si parla di un tasso d’interesse dell’1,2%.
    Le parole del sindaco Foletti sollevano più di una perplessità: «È vero, quando siamo partiti c’erano tassi negativi, ma volevamo garantire un sistema finanziario chiaro, sapendo dove saremmo andati a finire. (…) Con il senno di poi tutti sono più bravi». Non si tratta però di valutazioni fatte a posteriori: la questione era chiara sin dall’inizio ed era stata espressa con altrettanta chiarezza. Le alternative non mancavano. Ma ormai a Lugano, come altrove, l’inettitudine si è issata al posto di comando

    • 12 Febbraio 2026
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Home / I video MPS

I video MPS

Pic nic a Carona

Il futuro della politica energetica del Cantone

Una multa dissuasiva per i consiglieri di Stato

Il Consiglio di Stato risponda dei propri errori

Le cifre dei costi della casta

Basta con il massacro dei Palestinesi e con le complicità politiche dei governi

Austerità in salsa luganese

Come eravamo…contro l’amianto 40 anni fa! Cominciava così la lotta contro la presenza di amianto negli edifici pubblici cantonali (dagli archivi de Il Regionale)

Le minacce di Trump

Gaza e Ucraina: stragi contro due popoli in lotta per la loro autodeterminazione

I padroni ticinesi, ovvero la faccia come il culo

Branda con PLR,Centro e Lega contro il diritto al rincaro per i dipendenti

No alla chiusura dell piscina di Carona

No al riarmo, no all’esercito

Per un’alternativa in materia di cassa malati

Il governo insiste con le nomine della SIMS

Presentazione del Movimento per il socialismo – RSI

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Il diritto alla parità di salario

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Perché NO all’iniziativa UDC “No a una Svizzera da 10 milioni”

Ma le donne no!

In difesa di Cuba, contro le misure neocoloniali di embargo e affamatrici imposte da Trump

Appello: l’8 marzo, votiamo SÌ per la difesa dei diritti delle donne

Violenza sulle donne, the show must go on…

Basta violenze contro le donne

In poche parole

PSE e riscatto del palazzetto dello sport. Pacche sulle spalle, soddisfazione, champagne e cotillons…

Il Consiglio comunale di Lugano ha votato il riscatto del palazzetto dello sport per 80,2 milioni di franchi. Prima di trarre conclusioni definitive, conviene però attendere la fine dei lavori. La decisione è stata presentata come una significativa operazione di risparmio dei fondi pubblici: 18 milioni di franchi rispetto al leasing. Ancora una volta, come già avvenuto per l’Arena sportiva, si tende tuttavia a sorvolare su un aspetto essenziale: il risparmio sarebbe stato ben maggiore se, fin dall’inizio, l’operazione fosse stata finanziata direttamente dalla città tramite un prestito obbligazionario, come richiesto dai promotori del referendum contro il PSE. Nel 2021 tale prestito sarebbe stato praticamente a costo zero, mentre oggi si parla di un tasso d’interesse dell’1,2%.
Le parole del sindaco Foletti sollevano più di una perplessità: «È vero, quando siamo partiti c’erano tassi negativi, ma volevamo garantire un sistema finanziario chiaro, sapendo dove saremmo andati a finire. (…) Con il senno di poi tutti sono più bravi». Non si tratta però di valutazioni fatte a posteriori: la questione era chiara sin dall’inizio ed era stata espressa con altrettanta chiarezza. Le alternative non mancavano. Ma ormai a Lugano, come altrove, l’inettitudine si è issata al posto di comando

  • 12 Febbraio 2026

Personale sanitario, “eroi” da continuare a pagare poco

Sono stati pubblicati i nuovi salari in vigore presso l’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) dopo il recente rinnovo del contratto collettivo di lavoro (ROC).
Ebbene, un’infermiera qualificata assunta all’inizio del 2017 aveva diritto, secondo il ROC, a un salario minimo annuo di 64’376 franchi (4’952 franchi al mese). La stessa infermiera che iniziasse oggi a lavorare presso l’EOC percepirebbe un salario annuo di 66’651 franchi (5’127 franchi al mese).
L’aumento è quindi stato, in una decina d’anni, di 175 franchi mensili, pari a poco più del 3% rispetto al 2017. Scarti analoghi emergono anche per le altre figure professionali degli ospedali pubblici cantonali, sia nel settore delle cure sia in quello amministrativo.
In termini reali significa un impoverimento salariale. Tra il 2017 e il 2026 l’indice dei prezzi al consumo in Svizzera è infatti cresciuto di circa l’8%, determinando una perdita di potere d’acquisto di circa il 5%, verosimilmente maggiore se si considera che l’indice non include l’aumento dei premi della cassa malati, che negli ultimi anni ha inciso pesantemente sui salari.
Proprio non ci siamo!

  • 11 Febbraio 2026

Due mensilità in meno rispetto a Oltralpe: e i giovani se ne vanno

In Ticino, per lo stesso lavoro e con le stesse qualifiche, si guadagna fino a due mensilità in meno rispetto al resto della Svizzera.
Non è poco, è una differenza che pesa a fine annno e che condiziona le scelte di vita, i progetti, il futuro dei giovani.
Così, molti giovani che studiano e si formano in Ticino sono costretti a emigrare, come si faceva un secolo fa,  non perché non vogliono vivere in questo Cantone, ma perché qui il loro lavoro vale meno.
Lo stesso hanno fatto e continuano a fare i e le ticinesi che studiano e si formano nelle università degli altri Cantoni: per le stesse ragioni rinunciano a ritornare. Negli ultimi 20 anni 8 mila giovani ticinesi sono emigrati in altri cantoni. Attualmente si calcola che i due terzi dei laureati ticinesi non rientrano in Ticino.
È chiaro, il dumping salariale impoverisce i giovani e tutto il Cantone. Dire No al dumping significa dare una speranza ai giovani e al futuro di questo Cantone.
Per questo il prossimo 8 marzo votiamo SI all’iniziativa “Per la difesa dei diritti di chi lavora e contro il dumping salariale e sociale”.

  • 4 Febbraio 2026

Venezuela. Il governo di Delcy Rodríguez e i rapporti con gli USA: verso un madurismo senza Maduro?

Il rapimento di Maduro e di sua moglie da parte di Trump ha riattivato riflessi ideologici novecenteschi – di tipo stalinista e “campista” – che riducono tutto a uno schema automatico: «è per il petrolio», «è come l’Iraq», «è l’imperialismo USA». Questa visione non aiuta il popolo venezuelano: serve piuttosto a disarmare la resistenza dei lavoratori e delle lavoratrici.
La realtà che sta emergendo è un’altra: a Trump va bene preservare il regime madurista senza Maduro, con la complicità dello Stato, dell’esercito e dell’élite del partito al potere. La “boliborghesia”, che vive di rendita e controllo militare, mira a mantenere il potere reprimendo il paese anche attraverso un’intesa con Washington.
Non è una questione di petrolio. Chevron già operava in Venezuela ed era quotata a Wall Street; al massimo le imprese vicine a Trump beneficeranno di eventuali investimenti se il governo riuscirà a “stabilizzare” il paese con la repressione. Il nodo centrale è il potere globale: la spartizione del mondo tra Trump, Putin e Xi, con il consenso di Mosca in questo caso, in un’operazione controrivoluzionaria e antidemocratica che colpisce i popoli di tutto il mondo, compreso quello statunitense.
Difendere il popolo venezuelano non significa schierarsi con il vecchio imperialismo contro il nuovo, ma opporsi a entrambi e alla guerra permanente contro i popoli.

  • 19 Gennaio 2026

Basta dumping!

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