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Le conseguenze sul Sud del mondo dell’accaparramento delle dosi. La logica perversa della proprietà intellettuale e della concorrenza.

Negli ultimi mesi, si sono moltiplicati i laboratori che in vari paesi occidentali hanno affermato di aver messo a punto un vaccino contro il Covid-19. In particolare, si sa dell’alleanza Pfizer-BioNTech, del colosso statunitense Moderna e di AstraZeneca (In collaborazione con l’università britannica di Oxford e con il gruppo italiano IRBM).

Tutti gli stati imperialisti si sono affrettati a prenotare massicce forniture di dosi dei vari vaccini, dedicando importanti risorse finanziarie a questo scopo e rivendicandone la consegna nei tempi più veloci possibile. Questo è stato fatto anche dai vari paesi del nostro continente, sia in proprio, sia attraverso l’intermediazione della Commissione europea.

Questa “raffica” di prenotazioni da parte dei governi dei paesi ricchi ha messo sotto stress le capacità produttive delle diverse case farmaceutiche, che non dispongono di linee di produzione adeguate a tale volume di ordinazioni, tanto da scoprire rapidamente che Pfizer-BioNTech non è in grado di fornire nei tempi e nei quantitativi programmati il suo vaccino, provocando così un primo lieve ritardo nell’attuazione dei piani vaccinali.

Le conseguenze sul Sud del mondo

Ma c’è un’altra conseguenza di questa incetta dei vaccini di cui ci sembra che, almeno finora, pochi parlino: e cioè l’impossibilità per i paesi della periferia del capitalismo, per i paesi più poveri e meno politicamente potenti (ma anch’essi colpiti spesso pesantemente dalla pandemia) di procurarsi sufficienti dosi di vaccino.

Ha scritto qualche giorno fa il New York Times“mentre tanti paesi poveri potranno essere in grado di vaccinare al massimo il 20% della loro popolazione entro l’anno 2021, alcuni paesi tra i più ricchi del mondo si sono riservati quantitativi di dosi sufficienti per vaccinare parecchie volte tutte le proprie popolazioni (…). Se saranno consegnate tutte le dosi che si è dichiarato di aver ordinato, l’Unione europea potrà vaccinare i suoi abitanti due volte, la Gran Bretagna e gli USA quattro volte e il Canada sei volte”. Lo stesso giornale valuta che il numero totale di dosi che gli USA potrebbero acquistare dai diversi laboratori arriverebbe alla cifra di 1,5 miliardi.

Da parte loro le autorità europee hanno affermato di aver acquistato più dosi del vaccino “di quante ne possano servire per tutti in Europa”.

La proprietà intellettuale

Naturalmente, a sostegno della loro corsa all’accaparramento, gli stati ricchi non adducono solo il loro potere finanziario incomparabilmente maggiore di quello dei paesi del Sud del mondo, ma pretendono anche di far valere i loro ingentissimi finanziamenti (miliardi di euro o di dollari) spesi nei mesi scorsi per sostenere le ricerche dei laboratori privati.

Da parte sua, la famosa rivista scientifica The Lancet riporta in un suo articolo come un gruppo di paesi caratterizzati da redditi pro capite molto bassi e capeggiati dall’India e dal Sud Africa abbia chiesto all’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) una moratoria nei diritti di proprietà intellettuale, cioè nell’uso dei brevetti, sui prodotti legati alla lotta contro la pandemia. Ma le industrie farmaceutiche dei paesi più ricchi, la Gran Bretagna, gli Stati uniti, il Canada, la Norvegia, l’Unione europea, hanno rigettato categoricamente questa proposta affermando che “il sistema della proprietà individuale è necessario per incoraggiare la scoperta di nuovi vaccini, di strumenti di diagnostica e di terapia che potrebbe non verificarsi in sua assenza”.

Dunque, in questa situazione, di fronte ad un’emergenza per l’intera umanità, i leader dei governi e i consigli d’amministrazione delle multinazionali farmaceutiche affermano senza ritegno che solo l’incentivo del guadagno e la ricerca del profitto possono stimolare la ricerca e l’innovazione. Una logica che riflette la logica di un mondo contro cui molti si battono, anche tra chi è impegnato nel campo della ricerca e dell’innovazione tecnologica. Ancora una volta i capitalisti dimostrano di essere un vero ostacolo nella la lotta contro la pandemia e dimostrano l’assurdità del sistema che difendono.

La logica del capitalismo

In effetti, la logica del profitto e della proprietà privata sta amplificando un problema che potrebbe interessare anche i paesi imperialisti: i limiti delle capacità produttive delle multinazionali di big pharma. Non condividere i brevetti con gli stati periferici e più poveri (non consentendogli di produrre il vaccino in proprio) riduce la capacità di produrre dosi di vaccino, comprese quelle ordinate dagli stati centrali.

Citiamo ancora l’articolo del New York Times: “Alcune aziende hanno già rivisto le loro proiezioni in base ai problemi di produzione. Pfizer ha prima detto che avrebbe prodotto 100 milioni di dosi entro la fine dell’anno, per poi dimezzare questa cifra. La Novavax ha ritardato gli studi clinici in parte perché non è riuscita a produrre dosi sufficienti. In altri casi, i produttori di vaccini o i loro partner possono aver promesso più dosi di quante possano essere prodotte: sono state promesse 3,21 miliardi di dosi di vaccino di AstraZeneca, ma secondo Airfinity sono in vigore accordi di produzione per soli 2,86 miliardi. Johnson & Johnson ha promesso 1,3 miliardi, ma si è assicurata la produzione per soli 1,1 miliardi”.

È perciò molto probabile che anche per i paesi ricchi non tutti gli ordini saranno consegnati nel 2021, mentre per i paesi della periferia capitalista, alcuni stimano che molti potrebbero dover aspettare fino al 2024 prima di riuscire a vaccinare e immunizzare l’intera popolazione. Altri specialisti ritengono che per quella data molte persone potrebbero essere infettate e aver acquisito una forma di immunità naturale, riducendo la necessità di vaccinazione. Anche se questa possibilità fosse reale, si tratta di un calcolo cinico in cui si spera che i poveri siano immunizzati naturalmente, a rischio della loro vita, mentre i cittadini dei paesi sviluppati sono protetti da vaccini la cui ricerca e produzione è in buona parte dovuta al saccheggio dei paesi semi-coloniali da parte delle potenze imperialiste.

Ma le disponibilità finanziarie non spiegano tutto. Ci sono altri fattori di disuguaglianza tra i paesi. Com’è ormai noto il vaccino sviluppato da Pfizer-BioNTech dichiara un’efficacia che andrebbe oltre il 90% (al pari di quello di Moderna). Ma questo vaccino deve essere conservato, fino a pochi minuti prima di essere iniettato a temperature non superiori a -70 gradi. Dunque, i paesi che acquisiscono dosi di questo vaccino devono avere infrastrutture in grado di mantenerle a queste temperature. Infrastrutture molto costose e che succhiano tantissima energia.

Le condizioni della catena del freddo rendono quasi impossibile portare un vaccino in una regione che abbia infrastrutture carenti ed “elettricità inaffidabile”, dice, sul sito geopoliticalfutures.com, Alex Berezow, specialista in scienza, tecnologia e salute pubblica. In altre parole, per molti paesi dell’Africa, dell’Asia, dell’America Latina e di altre parti del mondo (comprese parti di paesi imperialisti), la conservazione delle dosi di vaccino diventa praticamente impossibile, e con essa la vaccinazione della popolazione.

Da questo punto di vista, il vaccino sviluppato da AstraZeneca ha un vantaggio perché può essere conservato nei congelatori generalmente utilizzati negli ospedali e nelle farmacie, ma l’efficacia di questo vaccino sembra essere minore del 70%. È quindi più che probabile che, se il problema della produzione dovesse essere risolto, questo tipo di vaccino meno efficace sarà il primo ad arrivare nei paesi periferici e semicoloniali.

Certo, si tratta di una situazione tutt’altro che inevitabile, frutto della fortuna di alcuni paesi e della disgrazia di altri. Com’è noto, il sottosviluppo della stragrande maggioranza dei paesi del mondo è il risultato del funzionamento del capitalismo stesso, dove una piccola manciata di potenze condivide la ricchezza prodotta sull’intero pianeta. Il loro sviluppo dipende dal sottosviluppo di altri Stati. È l’imperialismo che impedisce lo sviluppo di infrastrutture minime che permettano alla popolazione di godere di un decente tenore di vita minimo.

Ma sarebbe sbagliato pensare che ci sia una sorta di intesa armoniosa tra le diverse potenze imperialiste contro i paesi del Sud del mondo. In realtà, come abbiamo ampiamente visto in tutti questi 12 mesi di pandemia, le potenze capitaliste sono in agguerrita competizione tra loro, anche per ottenere prodotti basilari per far fronte alla pandemia, mascherine, gel o respiratori.

Oggi, con il vaccino, un prodotto molto più complesso e sofisticato, questa lotta feroce continua, e se possibile con ancora maggiore brutalità. Infatti, dato che tutto sembra indicare che i laboratori non saranno in grado di mantenere le promesse di consegna entro il 2021, è più che probabile che le potenze imperialiste si trovino in brutale competizione per l’accesso alle dosi di vaccino. Lo abbiamo già visto nelle polemiche dei giorni scorsi sull’ordinazione extra UE della Germania alla Pfizer. Non si può escludere che ci possano essere scene di “pirateria” moderna, forme di furto su larga scala. Anche al di là dell’aspetto sanitario, c’è un grande interesse economico nell’immunizzare la popolazione: il paese che riceverà il maggior numero di dosi di vaccini potrà pretendere di rilanciare la sua economia il più rapidamente possibile e quindi ottenere un vantaggio rispetto ai capitalisti di altri paesi.

L’esempio dei vaccini dimostra ancora una volta la natura devastante e reazionaria del capitalismo. Una logica guidata dal profitto, che alimenta la diffidenza di parte non irrilevante della popolazione verso i vaccini e fornisce la base per le più assurde teorie cospirative. Il fatto è che, per il momento, l’unica soluzione a questa pandemia sembra essere il vaccino. E, in questo quadro, i capitalisti agiscono come fanno sempre: cercano di realizzare un profitto.

Se hai sete il capitalismo non ti disseta, ti vende acqua.

*Sinistra Anticapitalista

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