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L’altra sera il Consiglio comunale di Bellinzona e i maggiori gruppi politici (tutti presenti in Municipio) hanno dimostrato, ancora una volta, di che pasta sono fatti.

In discussione, tra le altre, una mozione dell’MPS che chiedeva che “nelle case per anziani gestite dalla città di Bellinzona venga introdotto l’obbligo dello standard delle camere singole nelle case per anziani”, fermo restando che tale obbligatorietà possa decadere laddove “i residenti chiedono espressamente di poter condividere con un’altra persona la stessa camera”.

Sul contenuto della proposta non è stato possibile discutere, perlomeno formalmente, perché la discussione si è concentrata sulla cosiddetta ricevibilità della proposta: con il Municipio schierato all’unanimità sull’idea che la proposta non fosse ricevibile poiché, così si è limitato ad affermare nel suo preavviso, la proposta in essa contenuta sarebbe di competenza del Cantone; unico generico riferimento (senza naturalmente citare nemmeno il testo) a un articolo (il 5) della Legge anziani che affiderebbe al Consiglio di Stato il compito di rilevare i bisogni e fissare le priorità degli interventi in materia di case per anziani.

La commissione che ha analizzato la proposta non si è nemmeno degnata di leggere gli articoli ai quali fa riferimento il governo e, pappagallescamente, si è limitata a ricopiare le dieci righe del Municipio sostenendo, a sua volta, che la proposta era irricevibile.

Non vogliamo qui riprendere gli argomenti, che abbiamo illustrato nel corso della seduta del Consiglio comunale (e facendo riferimento ad una serie di testi e direttive cantonali), che dimostrano, senza ombra di dubbio, come la mozione fosse più che ricevibile.

Ci preme invece qui sottolineare come ci si trovi di fronte a una manifestazione di quello che Silvano Toppi ha definito, in un bel commento apparso pochi giorni fa (L’immunizzazione partitica, il peggior male politico ticinese – NAUFRAGHI/E), il peggior male politico ticinese: l’immunizzazione partitica. Si tratta di un atteggiamento che, afferma Toppi, “consiste nell’opporsi sistematicamente, da una parte, da un partito, ad ogni idea o proposta o valutazione provenienti dall’altra parte, perché ritenute, per principio, un virus malefico, distruttore o dannoso per il partito”.

La discussione in Consiglio Comunale ha dimostrato proprio questo fatto, in particolare quando, durante la discussione ed era inevitabile, non si è potuto fare a meno di entrare nella discussione di merito. Nella quale si è distinto il Municipale Soldini, il quale ha affermato addirittura che la proposta dell’MPS gli sembrava corretta e che lo stesso Municipio stava riflettendo per muoversi nella stessa direzione in un prossimo futuro.

Il che, come abbiamo riassunto e “tradotto” poco prima del voto (nel quale, inutile dirlo, siamo rimasti da soli con i Verdi), significa: se è il Municipio a portare avanti questa proposta va benissimo; se invece è l’MPS a proporla, essa diventa irricevibile. Complimenti!

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