Mischiare burro e ferrovia, o no?

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Forse non tutti sanno che i salari nel settore del trasporto terrestre in Ticino, tra il 2010 e il 2020, sono diminuiti del 13%, mentre a livello nazionale si osservava una lieve crescita. Nei servizi postali il calo arriva al -37%, a fronte di una stagnazione già deprecabile nel resto del Paese. Questi dati mostrano con chiarezza come la pressione al
ribasso sui salari – alimentata da dinamiche di dumping – colpisca pure le ex regie.

Nel settore ferroviario, le continue privatizzazioni dei terminal di Ffs Cargo nel cantone e delle attività a Chiasso sono significative. Esse evidenziano, da un lato, la debolezza dei partner sindacali, che non sono riusciti ad arrestare una politica portata avanti per oltre vent’anni; dall’altro, mettono in luce una concorrenza giocata al ribasso, dove vi è sempre qualcuno disposto ad accaparrarsi quote di mercato comprimendo ulteriormente
il costo del lavoro.

Anche l’evoluzione di Tilo, con il suo Ccl specifico che consente condizioni e salari sensibilmente inferiori rispetto alla casa madre, ha contribuito ad aumentare la pressione sui ferrovieri ticinesi e ad accentuare le disparità interne al settore. C’era un tempo in cui le Ptt garantivano condizioni e salari particolarmente attrattivi, inducendo gli operatori privati ad adeguarsi verso l’alto pur di riuscire ad assumere personale qualificato.

Oggi la dinamica è rovesciata: nell’ambito ferroviario si mettono in atto strategie che rendono meno attrattive le prospettive di carriera, mentre si introducono nuove funzioni solo leggermente meno qualificate, utilizzate per giustificare livelli salariali inferiori.

Una dinamica che deve essere resa visibile, compresa e infine contrastata con decisione. Un Sì all’iniziativa “Rispetto per i diritti di chi lavora! Combattiamo il dumping salariale e sociale!” rappresenta un primo, imprescindibile passo in questa direzione.

*testo apparso sul quotidiano la Regione il 28 febbraio 2026

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