Paese: Francia

Tutti insieme, Continuons le combat!

L’inizio dello sciopero dei ferrovieri offre la possibilità di imporre una battuta d’arresto alle politiche di regressione sociale praticate da decenni. Martedì 3 e mercoledì 4 aprile la mobilitazione dei...

Ce que les media ne disent pas sur la SNCF
Francia: offensiva a tutto campo

Una chiacchierata con Christine Poupin, lavoratrice del settore dell’industria chimica e portavoce del Nouveau parti anticapitaliste (NPA). Un anno fa, nessuno o quasi avrebbe scommesso una lira su Macron presidente...

Siamo tutti cheminots!

Negli ultimi mesi l’offensiva del governo francese ha investito molti settori, dagli ospedali alle collettività locali, dai premi degli oneri sociali alla soppressione degli aiuti all’occupazione. Ma ora l’attacco sferrato...

Krivine: il ’68 fu fantastico. E può succedere ancora

di Alain Krivine* 50 anni fa il ’68: parla uno dei leader dell’epoca, Alain Krivine, militante trotzkista: «Noi contro padroni, oggi contro immigrati. Ma ci spero ancora» «Fu un’esplosione sociale...

Tout le monde déteste Macron. Tutti la Francia sciopera

di Checchino Antonini Milioni di lavoratori del settore pubblico hanno aderito allo sciopero nazionale proclamato dai sindacati per protestare contro le riforme economiche di Emmanuel Macron. La mobilitazione ha portato,...

Deliveroo in sciopero in Francia

di Laurent Degousée Il primo sciopero generale dei riders (fattorini/e) di Deliveroo è stato organizzato l’11 di agosto in Francia e un nuovo sciopero ci sarà il 28 agosto, con...

La guerra di Francia di Fincantieri vista con gli occhi dei lavoratori

di Franco Turigliatto La vicenda di Fincantieri nelle sue acquisizioni industriali in Francia e lo scontro tra il governo francese e quello italiano sono emblematici delle dinamiche attuali del capitalismo,...

Fincantieri: arruolati nella guerra alla Francia, o uniti nella lotta internazionalista ai padroni e ai governi di Roma e Parigi?

a cura della redazione de “il cuneo rosso” – Marghera Due note sulla vicenda Fincantieri/Chantiers de l’Atlantique, a partire dai fatti. I fatti sono noti. Macron ha deciso di nazionalizzare...

La marcia (funebre?) di Macron

di Cristiano Dan «La Repubblica» del 12 giugno titola Macron trionfa, a picco Le Pen e i socialisti. E nel sottotitolo: Maggioranza assoluta per En Marche: 450 seggi. Il titolista...

En marche! A destra tutta!

A cura della redazione Non sono stati certamente molti coloro che sono rimasti sorpresi di fronte alle prime scelte significative compiute da Emanuel Macron, in particolare la designazione di un...

Francia: peste o colera?

di Paolo Gilardi “Mi scusi, ma cosa vuole? Che scelga fra la peste ed il colera?” E’ quanto rispondeva l’altra sera ad una giornalista della rete pubblica France-deux un macellaio...

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In poche parole

Così non va!

Nel comunicato diffuso ieri, il Consiglio di Stato afferma, tra le altre cose, che il presidente del Governo, Claudio Zali, in merito alle registrazioni audio, «si riserva di esprimersi pubblicamente al riguardo prossimamente».
Risulta quindi difficile comprendere perché la consigliera di Stato Marina Carobbio, dopo aver illustrato la posizione del Consiglio di Stato (ammesso e non concesso che si possa qualificarla di “posizione”), non abbia colto l’occasione per “esprimersi pubblicamente” sul contenuto di registrazioni che lo stesso Zali, ad oggi, non ha smentito.
Avrebbe potuto dire ciò che non solo “il popolo della sinistra”, ma più in generale tutte le persone che credono nel rispetto della dignità delle persone, si aspettavano di sentire: che quelle espressioni sono inaccettabili, da chiunque provengano, ma lo sono ancora di più se pronunciate da un membro del Consiglio di Stato. Tanto più da parte di un Governo che, ancora ieri, ha ribadito la propria ferma condanna «nei confronti dell’incitamento alla violenza, anche verbale».
Avrebbe potuto affermare con chiarezza che da simili parole discendono inevitabilmente responsabilità politiche e che Claudio Zali dovrebbe trarne le conseguenze.
Ha scelto invece il silenzio. Un silenzio che pesa. E che, su una vicenda di questa gravità, rischia di apparire come una forma di acquiescenza. Così non va!

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