Tema caldo: Crisi mondo arabo

La sinistra in Egitto

Intervista a uno dei dirigenti dei Socialisti rivoluzionari, formazione della sinistra anticapitalista egiziana che ha svolto un ruolo importante nelle moblitazioni degli scorsi mesi e nella cacciata di Mubarak

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Sostenere l’insurrezione del popolo libico

L’ondata di rivoluzioni democratiche  –  i cui primi risultati sono stati raggiunti in Tunisia ed in Egitto – stimola, anche se in modo minore, un numero sempre maggiore di paesi...

Gheddafi, la primavera dei popoli mediorientale

L’America latina è lontana dal Medio oriente e non provatevi a capire cosa accade in Libia e in Medio oriente leggendo la stampa latinoamericana.

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Dalla parte della rivoluzione libica

Lo scenario della guerra civile in Libia, le ingerenze imperialiste, l’estrema incertezza informativa sui fatti in corso, sono diventati lo spunto d’occasione in alcuni ambienti della sinistra per mettere in...

Il difficile nodo della Libia

Pubblichiamo un’ampia parte di un articolo di Antonio Moscato che, partendo dall’attualità, fa alcune riflessioni storiche interessanti sull’evoluzione della situazione in Libia degli ultimi decenni. (Red)

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Prospettive della rivoluzione tunisina

In questa intervista Michaël Ayari ( ricercatore al CNRS) e Vincent Geisser (dottore in scienze politiche) analizzano importanti aspetti della rivoluzione tunisina, dei suoi possibili sviluppi e delle sue conseguenze...

La rivoluzione? Si può fare

Nel momento cui la rivoluzione egiziana e quella tunisina sembrano fare una pausa vale la pena tornare su alcuni aspetti fondamentali  di questi processi politici in atto.

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Egitto, la forza della piazza

In questo incontro Nahla Chahal, sociologa e coordinatrice della Campagna Civile Internazionale per la Protezione del Popolo Palestinese (CCIPPP) ritorna sulla dinamica del processo rivoluzionario in Egitto e nel mondo...

Egitto: una rivoluzione in marcia

Hossam el-Hamalawy è un giornalista indipendente e blogger del sito 3arabawy. Mark LeVine, professore all’Università della California-Irvine, è riuscito a contattarlo via Skype al fine di ottenere delle informazioni di...

Un’onda dal basso scuote l’Egitto

Proteste di piazza, scontri. L’Egitto come la Tunisia?   In Tunisia il movimento ha preso forma in modo spontaneo, la protesta si è estesa a macchia d’olio dopo il suicidio...

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Ticino, ancora un femminicidio. Chiamiamolo con il suo nome

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In poche parole

Le FFS come Don Vito Corleone: fanno offerte che non si possono rifiutare

«Se non dovesse accettare nessuna delle due offerte (opzione 1 o opzione 2), oppure non dovesse restituire la lettera firmata entro il […] luglio 2026, scioglieremo il suo contratto di lavoro nel rispetto del termine di disdetta di sei mesi.»
Così si concludono le lettere che la direzione di FFS Cargo ha inviato ai lavoratori coinvolti nell’ultima riorganizzazione, al termine dei colloqui individuali svoltisi in questi giorni.
Quali sono le due “opzioni” offerte dalle FFS, alle quali il lavoratore è chiamato a rispondere entro otto giorni, pena il licenziamento? La prima consiste nel trasferimento alla Divisione Viaggiatori delle FFS, con sede di lavoro a Zugo, Lucerna o Goldau. La seconda prevede il trasferimento a TILO, con una riduzione salariale che, dopo i primi due anni, supera i 1’000 franchi al mese.
Questa è l’”offerta” di un’azienda che continua a ripetere che a tutti sarà data la possibilità di continuare a lavorare in Ticino e che non è previsto alcun licenziamento.
Tutte balle, come il Comitato contro lo smantellamento di FFS Cargo denuncia da mesi. A questo, ora, si aggiunge un atteggiamento che ricorda quello di Don Vito Corleone: un’offerta che non si può rifiutare, pena non la morte fisica, ma certamente quella professionale e sociale.

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