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Sembra essersi avviato sulla strada giusta il progetto di centro di competenze per il settore dei trasporti, una delle varianti emerse dallo studio della SUPSI elaborato un paio di anni fa per valutare le prospettive dello stabilimento industriale delle FFS di Bellinzona.

 

Quello studio inoltre voleva offrire all’autorità politica anche elementi di riflessione in vista della risposta da apportare all’iniziativa popolare “Giù le mani dalle Officine: per la creazione di un polo tecnologico-industriale nel settore del trasporto pubblico” tuttora pendente e che dovrebbe, in un certo senso, trovare una risposta adeguata grazie alla realizzazione di questo centro di competenza.

Resta il fatto che l’iniziativa, depositata nel pieno della lotta dell’Officina ed espressione – sul piano istituzionale –  di un progetto alternativo a quello immaginato dalle FFS  (cioè la chiusura della stessa), dovrà comunque rimanere un elemento di fondo con il quale confrontare i risultati del percorso fin qui proposto e in fase di sviluppo del centro di competenze.

 

La centralità dell’Officina

 

È un punto, questo, fondamentale. Attorno ad esso deve essere valutata la bontà di qualsiasi progetto, compreso naturalmente quello legato al centro di competenza.

L’iniziativa (e per il momento la direzione che sembra prendere anche il progetto di centro di competenza nella sua attuale fase di sviluppo progettuale) tiene solidamente al centro di qualsiasi futuro sviluppo l’Officina di Bellinzona. Non certo per lasciarla tale e quale in eterno. Tutti comprendono che il mondo dei trasporti, quello della costruzione di strutture e vettori, quello stesso della manutenzione ad esso legato, tutti comprendono e vedono che questo mondo evolve.

E proprio per questo l’iniziativa chiede, al punto 3b che questo progetto si muova  in una prospettiva  che “sviluppi nuove attività, nuovi servizi, attività di ricerca ed innovazione nel campo della gestione e della manutenzione dei vettori di trasporto”. Ma, naturalmente, e su questo l’iniziativa è chiara, la zona tecnologico-industriale proposta ha come punto centrale il rilevamento delle “attuali attività delle Officine FFS di Bellinzona”.

In altri termini la logica nella quale si muove la proposta scaturita dalla lotta dell’Officina è quella della creazione di un polo tecnologico (potremmo oggi dire un centro di competenza) che abbia come epicentro, come nucleo di diffusione, l’Officina di Bellinzona.

È fondamentale ribadire questa posizione proprio in un momento in cui si pongono le basi per questo nuovo progetto. E, almeno per il momento, lo sviluppo del progetto sembra andare proprio in questa direzione.

 

Ma le FFS hanno altri progetti

 

Ora, appare chiaro che questo orientamento non è condiviso dalle FFS. Se in questa fase dello sviluppo del progetto la loro opposizione non si è ancora manifestata con chiarezza, non vi sono dubbi che questo avverrà quanto prima.

Le ragioni di questa nostra affermazione sono semplici e note a tutti.

La prima, constatabile da ormai un paio d’anni, è una politica continua di “indebolimento” (chiamiamolo così) del sito di Bellinzona. Questo attraverso una politica che, giustamente, la commissione di sciopero ha denunciato a più riprese. Ricordiamo, in questo ambito, la politica del personale, quella relativa allo sviluppo delle attività all’esterno delle FFS, la politica dei prezzi (a perdere) applicata ai clienti interni (a cominciare da FFS Cargo), oltre a tutta una serie di “inadeguatezze” che, ormai da tempo, stanno penalizzando la tenuta della Officina di Bellinzona. Una sorta, chiamiamolo così, di accerchiamento lento ma quasi inesorabile (nulla è mai tale: e i lavoratori dell’Officina lo hanno dimostrato nel 2008).

Una seconda ragione è legata alla visione che le FFS hanno di questo futuro centro di competenza, una visione che, in diverse occasioni, hanno ribadito. Una visione che vede l’Officina FFS di Bellinzona non come elemento portante e di irradiamento di questo centro di competenze; ma piuttosto come una componente di una rete di attività che verrebbe promossa dal Cantone. In questa prospettiva l’Officina, nella visione delle FFS, manterrebbero solo alcune attività marginali che le permetterebbero di inserirsi nella rete del centro di competenza.

Una terza chiara ragione (anche se non ancora non del tutto palese) è legata ai vari progetti che circolano in seno alle FFS quanto alla destinazione futura di quell’importante sedime sul quale oggi vi sono le Officine. Nulla di concreto e definitivo: ma gli avanprogetti e le prospettive delineate, seppur ancora non sviluppate in modo chiaro e definitivo, lasciano pensare che, in futuro, sul sedime delle attuali Officine le FFS non immaginano la presenza di molti treni…

 

Che fare?

 

Come sempre non resta che la lotta e la mobilitazione. Certo è importante accompagnare lo sviluppo dell’attuale progetto, far sentire come i lavoratori credano e abbiano fatto proprio questo progetto, spiegare come esso, se sviluppato nel senso attuale, possa rappresentare una seria ed interessante concretizzazione dell’iniziativa.

Tutto questo va fatto e il comitato di sciopero ha intrapreso questa via informando sistematicamente i lavoratori e la popolazione (anche attraverso l’attività dell’Associazione Giù le mani). Ma dobbiamo essere coscienti che la realizzazione di questo progetto passerà attraverso un conflitto con le FFS che hanno, come abbiamo detto, un punto di vista diverso sullo sviluppo futuro del centro di competenza e sul ruolo dell’Officina di Bellinzona.

A questo dibattito, a questo conflitto, dobbiamo prepararci a tempo, approfondendo tutti gli aspetti del progetto, suscitando attenzione e partecipazione tra la popolazione, in particolare tra tutti coloro che hanno sostenuto in questi anni l’esperienza  dell’Officina.

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