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Pubblichiamo la presa di posizione di Unia in merito all’intervento delle aziende che hanno proceduto alla demolizione al Macello. Nella sua presa di posizione Unia sostiene di poter dimostrare che almeno una delle imprese in questione è stata contatta dalla polizia alle 17.50 di sabato 29 maggio: quando la manifestazione era ancora in corso e non si era verificata l’occupazione dello stabile ex-Vanoni che, secondo le versioni che continuano a dare polizia e Municipio, avrebbero fatto scattare il dispositivo di sgombero e, più tardi, quello della demolizione.
Indicazioni preziose queste di Unia e che confermano quanto il coordinatore dell’MPS Giuseppe Sergi ha affermato nel dibattito di ieri sera a Matrioska: e cioè che alcuni operai dell’impresa in questione erano stati allertati per un possibile intervento già nel corso della giornata.
Un’ulteriore conferma che quanto successo era tutto pianificato e premeditato: mancava solo un pretesto (qualsiasi) al quale abbarbicarsi per tentare di giustificare l’ingiustificabile. (Red)

Nessuna valutazione del rischio amianto: operai e cittadini esposti al pericolo

A oltre trent’anni dalla messa al bando dell’amianto in Svizzera, nonostante l’estrema pericolosità delle sue polveri per la salute delle persone sia scientificamente provata sin dagli anni Sessanta, nonostante le martellanti campagne di prevenzione sui luoghi di lavoro e nonostante le norme legali vigenti, a Lugano, nel 2021, succede ancora che degli operai vengano chiamati in piena notte a demolire un edificio nel quale con ogni probabilità sono presenti materiali contenenti amianto. E senza che vengano adottate le adeguate misure di protezione dei lavoratori e dei cittadini. È uno dei tanti aspetti sconcertanti dell’operazione di polizia che tra sabato e domenica scorsi ha portato allo sgombero e all’abbattimento di una parte dell’ex macello cittadino, sede del Centro sociale autogestito il Molino da quasi 20 anni. Il sindacato Unia Ticino e Moesa esprime profonda preoccupazione per quanto avvenuto e condanna fermamente il modo di agire palesemente illegale del Municipio di Lugano, della polizia e delle tre imprese coinvolte.

Come risulta dalla documentazione della Commissione paritetica competente cui è stato notificato l’impiego straordinario di personale, sono in totale 23 i lavoratori che hanno operato nella notte e per tutta la giornata di domenica. Ventitré lavoratori esposti a un rischio enorme e nel pieno disprezzo delle chiarissime disposizioni di legge: prima di avviare qualsiasi lavoro di ristrutturazione, demolizione o manutenzione occorre verificare se nell’edificio sono presenti materiali contenenti amianto. E se vi è il sospetto di una presenza (dato se la costruzione, come nel caso dell’ex macello, è antecedente al 1990), il datore di lavoro deve accertare accuratamente i pericoli e deve valutare i relativi rischi. In Ticino dal 2014 vige inoltre l’obbligo, nel caso di demolizione o trasformazione, di fare allestire una perizia a un’azienda specializzata.

Municipio, polizia e imprese hanno agito nell’illegalità

Nel caso in esame, stando alle informazioni che abbiamo potuto raccogliere, non è stato fatto nulla di tutto questo: gli operai sono stati mandati, in piena notte e allo sbaraglio, ad abbattere un edificio probabilmente pieno zeppo d’amianto e ad immettere polvere killer nell’aria della città. Unia ha le prove documentali che almeno una delle tre imprese, che nelle prime ore e per tutta la giornata di domenica hanno eseguito la demolizione e la messa in sicurezza, ha infatti ricevuto l’ordine d’intervento da parte del comando della polizia di Lugano soltanto alle 17:50 di sabato 29 maggio. Tenuto conto che l’operazione non era stata preparata in precedenza (almeno stando alle dichiarazioni ufficiali) e che in poche ore non sarebbe stato possibile «accertare accuratamente i pericoli» e «valutare i relativi rischi», si può ritenere che il Municipio di Lugano, la Polizia e le tre imprese coinvolte abbiano agito in piena illegalità ed esposto lavoratori e cittadini a un grave pericolo per la loro salute.

Di fronte a circostanze tanto inquietanti, il sindacato Unia, auspicando che la magistratura faccia in tempi ragionevoli piena luce sull’accaduto, rinnova l’appello a tutti i datori ad attenersi scrupolosamente alle norme e alle direttive in materia di protezione della salute dei lavoratori e della popolazione.

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