L’aggressione dell’esercito di Washington al Venezuela costituisce l’ennesima violazione di quel che resta del “diritto internazionale” e della Carta delle Nazioni Unite, in particolare degli articoli 1 e 2, che sanciscono il rispetto della sovranità e dell’uguaglianza giuridica degli stati e il divieto dell’uso della forza.
Dopo anni di crisi dell’aggressività imperialista, crisi manifestatasi con il clamoroso fallimento della seconda guerra del Golfo e dell’invasione statunitense dell’Afghanistan (culminato con il ritiro degli americani nell’agosto 2021), nel 2014, con l’annessione della Crimea e con la provocazione delle squadre separatiste nel Donbass ucraino, Putin ha dato il via ad una nuova fase di guerre imperialiste che progressivamente hanno di nuovo incendiato il mondo, con l’invasione su larga scala dell’Ucraina, e poi con il genocidio israeliano a Gaza, con l’aggressione sionista al Libano e con il bombardamento dell’Iran. Oggi, Trump si affianca ai compari Netanyahu e Putin, con l’aggressione aperta al Venezuela, dopo mesi di accerchiamento e di atti di pirateria.
Come l’operazione speciale di Putin in Ucraina e il massacro a Gaza di Netanyahu, anche l’aggressione al Venezuela cerca di accampare pretesti (i “nazisti” di Kiev, il 7 ottobre di Hamas, oggi la lotta al traffico di droga, presuntamente favorito dal regime di Maduro). In realtà tutte queste operazioni manifestano il loro carattere coloniale e imperialista, per opprimere i popoli che non accettano il volere dei “grandi”, siano questi grandi il cosiddetto “Occidente” o gli eredi dell’impero zarista.
Un tempo i “grandi” pretendevano di massacrare per difendere la “democrazia”. Oggi pensano di non dover più usare quel pretesto ipocrita e manifestano chiaramente di voler impossessarsi di risorse territoriali e materiali ritenute strategiche per i loro interessi, in particolare, nel caso del Venezuela, di petrolio e minerali. Anche il “cambio di regime” che Trump ha più volte ipotizzato per il Venezuela, non avrà nulla a che vedere con la democrazia.
Anzi, il sequestro di Maduro trasformerà immeritatamente il presidente venezuelano in un eroe e costringerà l’opposizione democratica e di sinistra (compresi tanti che furono seguaci di Hugo Chavez, ma che si opponevano a Maduro) a fare quadrato con le forze del regime che stavano combattendo, in difesa della “sovranità nazionale”.
*Commento apparso su Refrattario e controcorrente il 3 gennaio 2025
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