Tema caldo: Crisi mondo arabo

Dieci osservazioni rivolte ai progressisti che discutono della Siria

Nel momento in cui la Siria è tornata sulla scena mediatica a causa degli orribili attacchi con armi chimiche di settimana scorsa [21 agosto], che hanno ucciso centinaia di persone,...

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No alla guerra, abbasso Assad

Pubblichiamo qui di seguito l’editoriale dell’ultimo numero di Solidarietà (nro 14 – 2013 del 12 settembre 2013). Mentre l’ ONU dimostra ancora una volta la propria incapacità, gli Stati Uniti...

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Le sinistre di fronte alla guerra in Siria

Negli ultimi giorni, il dibattito sull’eventualità di un intervento militare statunitense in Siria ha agitato le acque nella sinistra. Nessuno ovviamente appoggia questo possibile attacco nordamericano, per il quale Obama...

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Gli Stati Uniti temono un collasso dello Stato siriano

Intervista apparsa nel quotidiano francese Libération del 31 agosto 2013. Gilbert Achcar è professore presso la Scuola di Studi Orientali e Africani di Londra . È autore del recente volume...

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Armi chimiche in Siria: cosa è successo il 21 agosto

MSF (Medici Senza Frontiere) e molte altre organizzazioni sono concordi nel constatare l’utilizzo di armi chimiche contro la popolazione delle periferie di Damasco nella notte del 21 agosto. mediapart (uno...

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Sviluppo e difficoltà dei processi rivoluzionari nel mondo arabo

*Intervista di Jacques Babel a Gilbert Achcar marxista rivoluzionario di origine libanese, docente alla School of Oriental and African Studies dell’Università di Londra (pubblicata sul settimanale del Nouveau Parti Anticapitaliste,...

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Siria: sei luoghi comuni da sfatare

Mai come in questi giorni è necessario sfatare alcune delle principali false credenze circolate sui media internazionali e adottate da una parte considerevole dell’opinione pubblica.

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Egitto: quali prospettive per la rivoluzione?

Una rivoluzione popolare ha abbattuto un potere islamista. Non ci si può ancora rendere conto di quale immensa importanza possa avere per il futuro il fatto che, per la prima...

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L’inizio della fine dei Fratelli Musulmani e le sue conseguenze

Da da ieri, 8 luglio 2013, gli egiziani sono sottoposti ad un vero e proprio bombardamento di foto, dichiarazioni e video, diffuse sia dall’esercito che dagli islamisti per determinare di...

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Prime riflessioni sulla dinamica della rivoluzione egiziana*

Intervista rilasciata dal Gilbert Achcar il 3 luglio al canale televisivo The Real News Network (TRNN) e trasmessa in due parti il ​​4 luglio. (Red)  Puoi darci la tua reazione alla...

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La questione sociale alla radice dei grandi sconvolgimenti politici in Egitto

  5544 manifestazioni in cinque mesi, 42 al giorno. Queste cifre, contenute in un rapporto citato da DailyNews Egitto, mostrano quanto l’Egitto sia in fibrillazione in questo 2013. I dati...

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Il capitalismo estremo dei Fratelli Musulmani

Il credo economico dei Fratelli Musulmani nella libera impresa esente dall’interferenza statale corrisponde più  intimamente alla dottrina neoliberale rispetto alla forma di capitalismo dominante che c’era con Mubarak.

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Egitto. Un colpo di stato nella rivoluzione

Secondo il quotidiano francese Libération ( 3 Luglio 2013) il generale Abdel Fattah al-Sisi, non è uscito dal nulla quando è stato nominato da Morsi il capo dell’esercito nel mese...

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Un messaggio dall’Egitto al mondo

C’erano ieri, 30 giugno, in quasi tutte le città egiziane, piccole e grandi, tra i 14 milioni di manifestanti anti Morsi (secondo l’agenzia Reuters, che cita fonti militari) e 33...

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SIRIA – La dittatura, la guerra, la libertà, la pace

Alla sola parola “libertà”, il carceriere si spazientisce Se la folla grida “libertà” si infuria. Ci scaglia le sue fiamme. E noi, noi urliamo: “Traditore è chi uccide il suo...

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Spagna. Appunti sull’esplosione sociale per il diritto alla casa

Spagna. Alloggio, una situazione insostenibile

In poche parole

Il capitalismo compassionevole in salsa ticinese

Nulla da eccepire sul diritto di chi decide di donare la propria 13ª AVS. È la cornice politica costruita attorno a questa iniziativa a essere tutt’altro che innocente. I protagonisti, la loro collocazione politica e sociale, lo confermano.
Perché quando si dice che la 13ª AVS è «inutile» per chi sta bene, che sono i giovani a mantenerla e che sarebbe dunque bello «restituire» loro qualcosa, si compie un’operazione precisa: si trasforma un diritto sociale in una concessione di cui i più fortunati dovrebbero quasi sentirsi in colpa.
È il capitalismo compassionevole in salsa ticinese: meno solidarietà organizzata e più beneficenza privata. Lo Stato faccia quel che può, mentre chi ha qualcosa in più dimostri la propria sensibilità mettendo mano al portafoglio. Peccato che la solidarietà sociale abbia un principio molto diverso: non è una questione di bontà individuale, ma di responsabilità collettiva.
L’AVS non è un’associazione benefica. E la 13ª AVS non è un regalo che si può giudicare utile o inutile a seconda del reddito di chi la riceve. È parte di un sistema nel quale tutti contribuiscono e tutti, secondo le regole stabilite collettivamente, ricevono una prestazione. È precisamente questa universalità a impedire che la protezione sociale diventi una faccenda di carità.
Aiutare i giovani? Certamente. Ma perché contrapporli ai pensionati? Perché raccontare che ciò che arriva a una generazione debba essere «restituito» all’altra? È proprio questa retorica a essere pericolosa: trasforma la solidarietà fra generazioni in una partita a somma zero, anziché riconoscerle come parti dello stesso patto sociale.
E il paradosso è che tutto questo viene venduto come un «patto generazionale». Ma un patto fondato sui diritti e sui contributi di tutti non ha bisogno della beneficenza dei ricchi per funzionare.
Prima si mette in discussione la solidarietà universale. Poi la si sostituisce simbolicamente con la generosità volontaria. Infine si fa passare la beneficenza per la forma più autentica della solidarietà.
No: la beneficenza è una scelta privata. La solidarietà sociale è un principio politico. Confonderle non è un dettaglio semantico. È un modo, elegante e rassicurante, per continuare a demolire l’idea stessa di Stato sociale.

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