Campagna MPS: Dumping salariale Ticino

Controprogetto Basta Dumping: quale è la versione giusta?

Nelle risposte a interrogazioni e interpellanze sull’applicazione del Controprogetto a Basta Dumping, il Consiglio di Stato fornisce versioni discordanti per quanto riguarda il calcolo degli ispettori e il potenziamento delle...

Moda: The show must go on

La Moda è uno dei settori definiti “promettenti” su cui le autorità hanno deciso di puntare per lo sviluppo economico futuro del cantone. Se questo castello di carte costruito attorno...

Disoccupazione SECO: a cosa è dovuto l’aumento degli iscritti non disoccupati?

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Attivazione alta vigilanza sul Consiglio di Stato / appalti per fresa neve (Fresopoli)

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Le frequentazioni del ministro Gobbi: necessario fare chiarezza!

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Moda: il “lusso” di sbagliare lo sviluppo economico

Ce l’hanno venduto per anni come un settore d’avvenire e innovativo, che garantisce posti di lavoro e entrate fiscali mirabolanti; in realtà il comparto della moda è l’esempio lampante di...

Sciopero degli edili

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Moda e “leggende metropolitane”: è ora che il Consiglio di Stato faccia chiarezza sul futuro economico del cantone

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Solidarietà con gli edili in sciopero

Lunedi 15 ottobre, in concomitanza con la seduta del Gran Consiglio, i lavoratori edili del canton Ticino, sostenuti da UNIA e OCST, sciopereranno e manifesteranno per le vie di Bellinzona....

LGI: un fallimento programmato che pagheremo tutti

“Noi l’avevamo detto!”: ci piacerebbe tanto esultare così, salvo che la fattura per i 150 posti di lavoro soppressi dalla Luxury Goods International (LGI) a Cadempino (e probabilmente non saranno...

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In poche parole

Così non va!

Nel comunicato diffuso ieri, il Consiglio di Stato afferma, tra le altre cose, che il presidente del Governo, Claudio Zali, in merito alle registrazioni audio, «si riserva di esprimersi pubblicamente al riguardo prossimamente».
Risulta quindi difficile comprendere perché la consigliera di Stato Marina Carobbio, dopo aver illustrato la posizione del Consiglio di Stato (ammesso e non concesso che si possa qualificarla di “posizione”), non abbia colto l’occasione per “esprimersi pubblicamente” sul contenuto di registrazioni che lo stesso Zali, ad oggi, non ha smentito.
Avrebbe potuto dire ciò che non solo “il popolo della sinistra”, ma più in generale tutte le persone che credono nel rispetto della dignità delle persone, si aspettavano di sentire: che quelle espressioni sono inaccettabili, da chiunque provengano, ma lo sono ancora di più se pronunciate da un membro del Consiglio di Stato. Tanto più da parte di un Governo che, ancora ieri, ha ribadito la propria ferma condanna «nei confronti dell’incitamento alla violenza, anche verbale».
Avrebbe potuto affermare con chiarezza che da simili parole discendono inevitabilmente responsabilità politiche e che Claudio Zali dovrebbe trarne le conseguenze.
Ha scelto invece il silenzio. Un silenzio che pesa. E che, su una vicenda di questa gravità, rischia di apparire come una forma di acquiescenza. Così non va!

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