Tema caldo: Crisi mondo arabo

Un “Accordo del secolo” senza sorprese

Il cosiddetto “accordo del secolo”, annunciato molti mesi fa da Donald Trump ed ora reso pubblico nel duetto con Benjamin Netanyahu di martedì 28 gennaio 2020 alla Casa Bianca, non...

“Respingere allo stesso modo sia il dispotismo che l’imperialismo”. Noi stiamo con le rivolte!

Il criminale assassinio del generale iraniano Souleimani ordinato dal presidente statunitense Trump sembrava lasciar presagire un’escalation di guerra guerreggiata tra l’imperialismo USA e la potenza regionale iraniana. Nelle ore immediatamente...

Algeria: il popolo non riconosce le elezioni organizzate dal sistema, è il momento dell’auto-organizzazione

Nel 2011, il popolo e i lavoratori algerini erano stati protagonisti della prima “primavera araba” del Magreb che però, pur registrando un movimento di massa particolarmente combattivo, non era riuscita...

IRAQ. Le proteste contro il sistema settario e per la giustizia sociale

Pubblichiamo questa interessante intervista a Sami Adnan, fondatore di “Workers Against Sectarianism”. «Le richieste della piazza – afferma Adnan – sono simili a quelle dei periodi precedenti, ma sono diventate...

Nessuna “Primavera”, ma una rivoluzione a lungo termine

Quando alla fine del 2018 il popolo del Sudan è sceso in piazza chiedendo la fine della dittatura di Omar al-Bashir, questo ha immediatamente portato alla memoria ricordi del 2010,...

Sulla Siria trionfo dell’ipocrisia

È una costante l’uso della menzogna più spudorata nelle guerre imperialiste. Erdogan, che ha a lungo accettato o direttamente organizzato il passaggio di veri terroristi dell’Isis attraverso le sue frontiere,...

Rojava: una pugnalata alle spalle!

In un’altra sfacciata dimostrazione del suo carattere imprevedibile, di irresponsabilità politica e disattenzione umana, il presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump ha improvvisamente annunciato la notte di domenica 6...

Solidarietà con il Rojava. Giù le mani dai Curdi!

Pubblichiamo qui di seguito il comunicato del 7 ottobre 2019 di Sinistra Anitcapitalista di cui condividiamo pienamente il contenuto. L’invasione del Rojava è annunciata (ad oggi è purtroppo già iniziata...

Il testimone della “primavera araba” passa a Sudan e Algeria?

I movimenti popolari che si oppongono ai regimi algerino e sudanese rompono con la regressione controrivoluzionaria che ha interessato il mondo arabo dal 2011-2012. In entrambi i casi, poteri costruiti...

Algeria, una dinamica da crisi pre-rivoluzionaria

Il movimento del 22 febbraio, prolungato dalle manifestazioni del primo e soprattutto dell’8 marzo, rappresenta una rottura con un periodo di disincanto e pessimismo che ha caratterizzato i movimenti sociali,...

Parlare ancora e sempre di Siria

CT. Dopo quasi otto anni di repressione e di guerra, la rivoluzione siriana sembra sconfitta e il popolo siriano condannato a restare vittima di una tragedia senza fine…Una volta dato...

Siria, l’internazionalismo prima della geopolitica

Con il popolo siriano, contro il regime di Assad, gli imperialismi e i fondamentalismi religiosi. No alla guerra in Siria senza se e senza ma. Douma è stata teatro di...

Achcar: La guerra in Siria è tutt’altro che finita

Recentemente Assad e Putin hanno dichiarato di aver “vinto la guerra”. La guerra siriana è finita? Cosa succederà a Bashar al-Assad? Ci sono molte illusioni in questi proclami: gli scontri...

La dualità del progetto sionista: sfuggire all’opposizione razzista e riprodurla nel contesto coloniale

di Gilbert Achcar La dualità tra la posizione degli oppressi e quella degli oppressori non è rara nella storia. In particolar modo nel caso di movimenti nazionali che incarnano la...

Israele: Come modificare i rapporti di forza

Intervista a Michel Warschawski* Rproject. Quale è stato l’impatto sulla società israeliana della decisione di Donald Trump di riconoscere unilateralmente Gerusalemme capitale di Israele? Michel Warschawski. L’impatto c’è stato più...

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In poche parole

Così non va!

Nel comunicato diffuso ieri, il Consiglio di Stato afferma, tra le altre cose, che il presidente del Governo, Claudio Zali, in merito alle registrazioni audio, «si riserva di esprimersi pubblicamente al riguardo prossimamente».
Risulta quindi difficile comprendere perché la consigliera di Stato Marina Carobbio, dopo aver illustrato la posizione del Consiglio di Stato (ammesso e non concesso che si possa qualificarla di “posizione”), non abbia colto l’occasione per “esprimersi pubblicamente” sul contenuto di registrazioni che lo stesso Zali, ad oggi, non ha smentito.
Avrebbe potuto dire ciò che non solo “il popolo della sinistra”, ma più in generale tutte le persone che credono nel rispetto della dignità delle persone, si aspettavano di sentire: che quelle espressioni sono inaccettabili, da chiunque provengano, ma lo sono ancora di più se pronunciate da un membro del Consiglio di Stato. Tanto più da parte di un Governo che, ancora ieri, ha ribadito la propria ferma condanna «nei confronti dell’incitamento alla violenza, anche verbale».
Avrebbe potuto affermare con chiarezza che da simili parole discendono inevitabilmente responsabilità politiche e che Claudio Zali dovrebbe trarne le conseguenze.
Ha scelto invece il silenzio. Un silenzio che pesa. E che, su una vicenda di questa gravità, rischia di apparire come una forma di acquiescenza. Così non va!

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