Tema caldo: Crisi mondo arabo

“Respingere allo stesso modo sia il dispotismo che l’imperialismo”. Noi stiamo con le rivolte!

Il criminale assassinio del generale iraniano Souleimani ordinato dal presidente statunitense Trump sembrava lasciar presagire un’escalation di guerra guerreggiata tra l’imperialismo USA e la potenza regionale iraniana. Nelle ore immediatamente...

Algeria: il popolo non riconosce le elezioni organizzate dal sistema, è il momento dell’auto-organizzazione

Nel 2011, il popolo e i lavoratori algerini erano stati protagonisti della prima “primavera araba” del Magreb che però, pur registrando un movimento di massa particolarmente combattivo, non era riuscita...

IRAQ. Le proteste contro il sistema settario e per la giustizia sociale

Pubblichiamo questa interessante intervista a Sami Adnan, fondatore di “Workers Against Sectarianism”. «Le richieste della piazza – afferma Adnan – sono simili a quelle dei periodi precedenti, ma sono diventate...

Nessuna “Primavera”, ma una rivoluzione a lungo termine

Quando alla fine del 2018 il popolo del Sudan è sceso in piazza chiedendo la fine della dittatura di Omar al-Bashir, questo ha immediatamente portato alla memoria ricordi del 2010,...

Sulla Siria trionfo dell’ipocrisia

È una costante l’uso della menzogna più spudorata nelle guerre imperialiste. Erdogan, che ha a lungo accettato o direttamente organizzato il passaggio di veri terroristi dell’Isis attraverso le sue frontiere,...

Rojava: una pugnalata alle spalle!

In un’altra sfacciata dimostrazione del suo carattere imprevedibile, di irresponsabilità politica e disattenzione umana, il presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump ha improvvisamente annunciato la notte di domenica 6...

Solidarietà con il Rojava. Giù le mani dai Curdi!

Pubblichiamo qui di seguito il comunicato del 7 ottobre 2019 di Sinistra Anitcapitalista di cui condividiamo pienamente il contenuto. L’invasione del Rojava è annunciata (ad oggi è purtroppo già iniziata...

Il testimone della “primavera araba” passa a Sudan e Algeria?

I movimenti popolari che si oppongono ai regimi algerino e sudanese rompono con la regressione controrivoluzionaria che ha interessato il mondo arabo dal 2011-2012. In entrambi i casi, poteri costruiti...

Algeria, una dinamica da crisi pre-rivoluzionaria

Il movimento del 22 febbraio, prolungato dalle manifestazioni del primo e soprattutto dell’8 marzo, rappresenta una rottura con un periodo di disincanto e pessimismo che ha caratterizzato i movimenti sociali,...

Parlare ancora e sempre di Siria

CT. Dopo quasi otto anni di repressione e di guerra, la rivoluzione siriana sembra sconfitta e il popolo siriano condannato a restare vittima di una tragedia senza fine…Una volta dato...

Siria, l’internazionalismo prima della geopolitica

Con il popolo siriano, contro il regime di Assad, gli imperialismi e i fondamentalismi religiosi. No alla guerra in Siria senza se e senza ma. Douma è stata teatro di...

Achcar: La guerra in Siria è tutt’altro che finita

Recentemente Assad e Putin hanno dichiarato di aver “vinto la guerra”. La guerra siriana è finita? Cosa succederà a Bashar al-Assad? Ci sono molte illusioni in questi proclami: gli scontri...

La dualità del progetto sionista: sfuggire all’opposizione razzista e riprodurla nel contesto coloniale

di Gilbert Achcar La dualità tra la posizione degli oppressi e quella degli oppressori non è rara nella storia. In particolar modo nel caso di movimenti nazionali che incarnano la...

Israele: Come modificare i rapporti di forza

Intervista a Michel Warschawski* Rproject. Quale è stato l’impatto sulla società israeliana della decisione di Donald Trump di riconoscere unilateralmente Gerusalemme capitale di Israele? Michel Warschawski. L’impatto c’è stato più...

Iran: cosa vuole chi protesta

Intervista a Karwan Hewram Pubblichiamo l’interessante e utile intervista a Karwan Hewram giornalista curdo-iraniano che ci aiutano a comprendere la natura sociale delle mobilitazioni che sono in corso in Iran....

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Bellinzona. Sempre più dubbi sul progetto di nuova caserma dei pompieri

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PSE e nuovo stadio. Cosa ci sarà mai da festeggiare…

In poche parole

Della serie: il settore della moda tiene…

Non sono passate 24 ore da quando Marina Masoni, presidente di quel guscio vuoto che è TicinoModa, ci ha assicurato sulle magnifiche sorti e progressive della Fashion Valley ticinese, ed ecco annunciata la soppressione dei 60 posti di lavoro della Auriel Investment Sa di Paradiso.
Interessante, perché questa azienda, come la stragrande maggioranza di quelle che compongono il settore in Ticino, non è un’azienda produttiva nel senso tradizionale del termine, né un fiore all’occhiello di un settore industriale d’avvenire. È invece un’azienda sostanzialmente commerciale (i lavoratori licenziati sono “tutti attivi nel settore amministrativo”).
Il nuovo fondo – americano, naturalmente – che rileverà il marchio Roberto Cavalli affiderà inoltre a The Level Group, società di e-commerce con sede a Milano, la “gestione delle operazioni nei canali e-commerce, wholesale e retail”.
Nulla di nuovo: la Fashion Valley ticinese continua a essere quella del modello Gucci e Kering. Cosa costoro abbiano lasciato in Ticino è sotto gli occhi di tutti (a cominciare dalle mastodontiche infrastrutture). Quello che invece si sono portati via – in particolare sotto forma di sgravi e aggiramenti fiscali – è nelle carte delle diverse condanne subite in Italia e in Francia.
Cose che il governo di questo Cantone continua a ignorare.

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