Tema caldo: Crisi mondo arabo

Impero e Medioriente nell’era Trump

Intervista con Gilbert Achcar raccolta da Alan Maass Gli Stati Uniti si sono fortemente concentrati sullo smantellamento dello Stato Islamico in Iraq e Siria e sembrano aver avuto la meglio...

Gerusalemme: la decisione di Trump è una rottura?

di Julien Salingue* Con un discorso di una decina di minuti pronunciato il 6 dicembre, Donald Trump ha annunciato la decisione di riconoscere ufficialmente Gerusalemme capitale dello Stato di Israele...

«Pulizia etnica » o come Israele caccia i Palestinesi dalla Grande Gerusalemme

di Jonathan Cook Misure destinate ad annettere le colonie, trasformazione in no man’s land dei quartieri palestinesi, intensificazione della pressione sui palestinesi di Gerusalemme, … Israele è pronto a tutto...

Achcar: Tra sionismo ed antisemitismo

di Gilbert Achcar Molti, inclusa ad esempio Theresa May, sembrano ignorare la complementarità tra il desiderio antisemita di disfarsi degli ebrei e il progetto sionista di inviarli tutti in Palestina....

Gaza. Levy: ” Israele vuole un altro massacro”

di Gideon Levy Un’altra ora senza elettricità a Gaza e l’ordine sarà dato: razzi Qassam contro Israele. Israele ancora una volta sarà la vittima, e un nuovo massacro comincerà. Non...

Yemen: una guerra taciuta

di Helen Lackner* La prima cosa che qualsiasi socialista, di qualsiasi tendenza, deve capire circa la guerra in Yemen è che nessuno dei leader di nessuna delle molte fazioni coinvolte...

Sulla Siria: guerrafondai, macellai e anti-imperialisti a senso unico

A cura della redazione de “il cuneo rosso” Pubblichiamo questo interessante articolo dei compagni della rivista “Il cuneo rosso”. Alcune delle loro considerazioni, in particolare quelle sugli anti-imperialisti a senso...

L’incompatibilità di Assad: da Aleppo a Idlib…

di Cinzia Nachira* Dopo quattro mesi, purtroppo, la previsione si è confermata: dopo Aleppo il regime non poteva che accanirsi ferocemente contro Idlib, la città dove migliaia di abitanti di...

Bisogna imparare a pensare

Intervista a Gilbert Achcar* Quattro anni dopo “Il popolo vuole: un’analisi radicale del sollevamento arabo”, Gilbert Achcar ha pubblicato da poco “Sintomi ossessivi: arretramento della sollevazione araba”. Occasione questa per...

Binebine: «Fermare persone che si fanno esplodere non si fa in un giorno»

Intervista con Mahi Binebine, artista e scrittore marocchino che combatte la mafia religiosa con la cultura: «Perché fermare persone che si fanno esplodere non si fa in un giorno».

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Francia. Le cause del massacro di Charlie Hebdo

Questa intervista di Gilbert Achcar seppure di fine gennaio chiarisce in modo eccellente i termini dei problemi di fondo che hanno creato le condizioni degli attentati di Parigi dello scorso...

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Riconoscere e applicare i diritti legittimi del popolo palestinese

Lo scorso 23 agosto si è tenuta a Berna una manifestazione di solidarietà con Gaza ed il popolo palestinese. Pubblichiamo qui di seguito la versione italiana del volantino distribuito dall’MPS...

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Che cosa resta della Primavera araba?

È proprio dello spirito del tempo – del nostro tempo sempre più breve, sempre più miope – porre questa domanda sull’aria della canzone di Trenet «che cosa resta dei bei...

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Dieci osservazioni rivolte ai progressisti che discutono della Siria

Nel momento in cui la Siria è tornata sulla scena mediatica a causa degli orribili attacchi con armi chimiche di settimana scorsa [21 agosto], che hanno ucciso centinaia di persone,...

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No alla guerra, abbasso Assad

Pubblichiamo qui di seguito l’editoriale dell’ultimo numero di Solidarietà (nro 14 – 2013 del 12 settembre 2013). Mentre l’ ONU dimostra ancora una volta la propria incapacità, gli Stati Uniti...

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Bellinzona. Sempre più dubbi sul progetto di nuova caserma dei pompieri

Se la RSI getta i soldi pubblici dalla finestra…

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PSE e nuovo stadio. Cosa ci sarà mai da festeggiare…

In poche parole

Della serie: il settore della moda tiene…

Non sono passate 24 ore da quando Marina Masoni, presidente di quel guscio vuoto che è TicinoModa, ci ha assicurato sulle magnifiche sorti e progressive della Fashion Valley ticinese, ed ecco annunciata la soppressione dei 60 posti di lavoro della Auriel Investment Sa di Paradiso.
Interessante, perché questa azienda, come la stragrande maggioranza di quelle che compongono il settore in Ticino, non è un’azienda produttiva nel senso tradizionale del termine, né un fiore all’occhiello di un settore industriale d’avvenire. È invece un’azienda sostanzialmente commerciale (i lavoratori licenziati sono “tutti attivi nel settore amministrativo”).
Il nuovo fondo – americano, naturalmente – che rileverà il marchio Roberto Cavalli affiderà inoltre a The Level Group, società di e-commerce con sede a Milano, la “gestione delle operazioni nei canali e-commerce, wholesale e retail”.
Nulla di nuovo: la Fashion Valley ticinese continua a essere quella del modello Gucci e Kering. Cosa costoro abbiano lasciato in Ticino è sotto gli occhi di tutti (a cominciare dalle mastodontiche infrastrutture). Quello che invece si sono portati via – in particolare sotto forma di sgravi e aggiramenti fiscali – è nelle carte delle diverse condanne subite in Italia e in Francia.
Cose che il governo di questo Cantone continua a ignorare.

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