Categoria geografica: Internazionale

Italia: “Se vince il NO…” Tutte le bufale di Confindustria e banche

Italia – Referendum costituzionale del 4 dicembre: gli economisti “not embedded” smontano le previsioni catastrofiche in caso di vittoria del No. Una riforma costruita sulla base di istruzioni dettate da...

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Brasile, un’importante elezione

Domenica 2 ottobre si sono svolte in Brasile le elezioni municipali. Si trattava ovviamente di definire i sindaci e i consiglieri comunali di tutte le principali metropoli e degli oltre...

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Polonia, 3 ottobre, sciopero generale delle donne

Lunedì le donne polacche sono scese in piazza contro una proposta di legge oscurantista che vuole limitare ulteriormente il diritto all’aborto. Il parlamento di Varsavia che avrebbe dovuto, forte dell’appoggio...

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Spagna | PSOE: Sánchez si dimette, la crisi continua

Consummatum est. Dopo che, mercoledì [28 settembre], con il fischio di inizio di Felipe González e le dimissioni del settore affine a Susana Díaz dalla Commissione esecutiva federale, era iniziata...

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In Siria, diluvio di fuoco del regime e della Russia per piegare Aleppo

I bombardamenti vogliono annientare la ribellione e scoraggiare la popolazione. “Sono i bombardamenti più duri di questi ultimi 5 anni”, è la testimonianza di un dottore che si trova ancora...

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USA, le vite dei neri contano

Keith Lamont Scott, 43 anni, nero. Ricordiamocelo, questo nome. E poi Ernest Satterwhite, Dontre Hamilton, Eric Garner, John Crawford III, Michael Brown, Levar Jones, Tamir Rice, Rumain Brisbon, Charly “Africa”...

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India, il più grande sciopero della storia

Venerdì 2 settembre, una delle economie più grandi del mondo ha registrato quello che forse è stato lo sciopero più grande della storia. Si calcola che circa 180 milioni di...

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Shimon Peres, la morte di un ursupatore

Shimon Peres è morto, non è una sorpresa perché era molto anziano ed era anche malato; sicuramente tutte le redazioni dei grandi giornali internazionali e delle grandi reti televisive avevano...

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La migliore solidarietà è lo sciopero. La reazione di classe all’assassinio di Abd El Salam

Abd El Salam Ahmed Eldanf, lavoratore egiziano e militante USB, è stato ucciso mentre scioperava. Come nel 1960 Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri e Afro Tondelli. Il...

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Dov’è finita l’ossessione per la Brexit?

Brexit è stata evocata come un cataclisma per l’economia britannica nel migliore dei casi o come il rischio di un ritorno di fiamma della crisi finanziaria globale nel peggiore. Si...

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L’autunno di Renzi

Il terremoto che il 24 agosto ha colpito diversi paesi dell’Italia centrale, provocando centinaia di vittime e distruggendo interi centri abitati, ha costretto Matteo Renzi a cambiare il piano che...

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Le parole di cordoglio – «l’Italia piange», «il cuore grande dei volontari», «con il cuore in mano voglio dire che non lasceremo da solo nessuno» – pronunciate dal presidente del...

Terremoto: a che serve lo Stato? Qualche domanda

Una volta tanto, mi trovo volentieri d’accordo con lo sdegno del “Manifesto” di fronte all’oceano di parole vuote pronunciate su tutte le reti televisive e scritte a proposito del terremoto...

Grecia: la morte sociale dei pensionati

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In poche parole

Claudio Zali e l’intermittenza dei diritti umani

Claudio Zali, che oggi dichiara su La Regione di conoscere la madre del giovane quattordicenne rimasto alla Farera per quasi un mese, afferma che a farlo intervenire, oltre alla richiesta della madre, è stato l’aspetto umano, non tollerando che un giovane possa rimanere in una struttura detentiva per più di una settimana (come d’altronde prevede la legge).
Nessuno nega che esista un problema strutturale nella gestione dei collocamenti dei minori entrati in conflitto con la giustizia: è un tema noto, vecchio, insoluto, aggravato da politiche di contenimento della spesa pubblica difese con fermezza dal governo, soprattutto negli ultimi anni.
Ma il punto vero resta un altro e riguarda la coerenza. Perché se i diritti – dei giovani e meno giovani – sono davvero un principio fondante, allora devono valere sempre.
Così, viene spontaneo chiedersi come mai, nelle ultime settimane, sulla vicenda dei due giovani curdi (Zelal e Yekta Pokerce) a rischio espulsione verso la Turchia, lo stesso slancio umanitario non abbia prodotto analoga iniziativa. Lì il conflitto tra norme e diritti fondamentali è altrettanto evidente, eppure non si è visto alcun particolare fervore nel chiedere “soluzioni alternative”, né alcuna pressione politica per esplorarle.
Al contrario, il silenzio è stato pressoché totale, accompagnato semmai da riflessioni rigidamente formalistiche sulla necessità di non creare precedenti e sull’impossibilità di interventi governativi.
Certo, i casi non sono identici. Ma proprio per questo la differenza di trattamento pesa ancora di più e finisce per delineare un quadro difficile da ignorare: quello di una sensibilità istituzionale che, nel caso del ministro leghista, sembra attivarsi a intermittenza.

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