Categoria geografica: Internazionale

Cina. La grande crisi…ovvero quando il modello sociale implode

Dalla disoccupazione giovanile alla crisi immobiliare: il collasso di un sistema economico rivela le fragilità del regime La narrazione della “ascesa inarrestabile” della Cina, pilastro della propaganda del Partito Comunista...

Germania. La crisi dell’auto e la necessità di un cambiamento politico

Negli ultimi quattro anni la ricchezza delle cinque persone più ricche della Germania è aumentata da 85 a 150 miliardi di euro. Tra le 100 persone più ricche del settore...

USA. Dieci tesi sull’autoritarismo reazionario di Trump

Donald Trump ha vinto ancora una volta le elezioni presidenziali, diventando il solo secondo presidente nella storia degli Stati Uniti dal 1892 a vincere la rielezione dopo aver perso in...

La Siria ha bisogno di un’alternativa progressista

Dopo la caduta del regime di Assad, il futuro della Siria si prospetta pieno di sfide, soprattutto per quanto riguarda la ripresa economica e la ricostruzione. Secondo le stime del...

Germania. Per il gruppo Volkswagen solo graffi sulla vernice

Nel settembre del 2024, il capo della Volkswagen Blume aveva annunciato che la seconda casa automobilistica al mondo era in crisi e che aveva bisogno di un brutale programma di...

Dodici miliardari americani superano i 2000 miliardi di dollari

Il patrimonio netto complessivo dei dodici maggiori miliardari americani ha superato, il 3 dicembre, i 2.000 miliardi di dollari. Questa è una nuova, inquietante, pietra miliare nella concentrazione della ricchezza...

Siria. Sì, la gioia, ma tra prudenza e paura

Pubblichiamo da International Viewpoint, organo in inglese della Quarta Internazionale, questa importante intervista, utile anche per cogliere le dinamiche nell’Amministrazione Autonoma del Nord est, nata a partire dall’esperienza del Rojava...

Siria. Il crollo del regime di Assad

È stata una settimana straordinaria! Si potrebbe anche dire un fine settimana straordinario.Infatti. Vorrei iniziare con una domanda sul ruolo di Israele e degli Stati Uniti. Negli ultimi giorni abbiamo...

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Siria, per una società democratica e sociale

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Trump di fronte al Messico su dazi, migranti e traffico di droga

Durante la sua campagna elettorale Donald Trump ha minacciato di imporre tariffe del 25% sulle merci messicane che entrano negli Stati Uniti e di chiudere il confine tra Stati Uniti...

Francia. Il fallimento del governo Barnier mostra l’impossibilità di un compromesso democratico con il capitale

Il fallimento del governo Barnier è soprattutto il fallimento del tentativo di gestire le contraddizioni interne del capitale in un quadro parlamentare. Nominando l’ex commissario europeo come primo ministro nel...

A Lugano a sostegno della Palestina, per non restare in silenzio

Convocato dal Coordinamento Unitario a Sostegno della Palestina si è tenuta oggi a Lugano una manifestazione alla quale hanno partecipato alcune centinaia di persone.La manifestazione convocata all’insegna del “non restare...

Francia. Il Re è nudo, ma vuole continuare a comandare

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Dal male macroniano non nasca solo il peggio

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In poche parole

Così non va!

Nel comunicato diffuso ieri, il Consiglio di Stato afferma, tra le altre cose, che il presidente del Governo, Claudio Zali, in merito alle registrazioni audio, «si riserva di esprimersi pubblicamente al riguardo prossimamente».
Risulta quindi difficile comprendere perché la consigliera di Stato Marina Carobbio, dopo aver illustrato la posizione del Consiglio di Stato (ammesso e non concesso che si possa qualificarla di “posizione”), non abbia colto l’occasione per “esprimersi pubblicamente” sul contenuto di registrazioni che lo stesso Zali, ad oggi, non ha smentito.
Avrebbe potuto dire ciò che non solo “il popolo della sinistra”, ma più in generale tutte le persone che credono nel rispetto della dignità delle persone, si aspettavano di sentire: che quelle espressioni sono inaccettabili, da chiunque provengano, ma lo sono ancora di più se pronunciate da un membro del Consiglio di Stato. Tanto più da parte di un Governo che, ancora ieri, ha ribadito la propria ferma condanna «nei confronti dell’incitamento alla violenza, anche verbale».
Avrebbe potuto affermare con chiarezza che da simili parole discendono inevitabilmente responsabilità politiche e che Claudio Zali dovrebbe trarne le conseguenze.
Ha scelto invece il silenzio. Un silenzio che pesa. E che, su una vicenda di questa gravità, rischia di apparire come una forma di acquiescenza. Così non va!

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