Categoria geografica: Internazionale

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La marcia (funebre?) di Macron

di Cristiano Dan «La Repubblica» del 12 giugno titola Macron trionfa, a picco Le Pen e i socialisti. E nel sottotitolo: Maggioranza assoluta per En Marche: 450 seggi. Il titolista...

I nodi della crisi italiana e la sinistra alternativa

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Venezuela, l’ultimo articolo di François Houtart

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Cattivi maestri. Lavorare gratis, lavorare tutti?

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L’uscita dalla crisi, vale a dire il protrarsi di una nuova prolungata fase di accumulazione di capitale, non è possibile

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Yemen: una guerra taciuta

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En marche! A destra tutta!

A cura della redazione Non sono stati certamente molti coloro che sono rimasti sorpresi di fronte alle prime scelte significative compiute da Emanuel Macron, in particolare la designazione di un...

La Corea del Nord, tra militarismo ed economia di mercato

a cura della redazione di Crisi Globale Negli ultimi mesi la Corea del Nord è tornata sotto i riflettori internazionali, come accade periodicamente quando si innalzano le tensioni con gli...

Istat: la classe operaia c’è ma non sa di esserlo

di Checchino Antonini Nel rapporto annuale il film di un paese sempre più povero e disuguale. Perdità dell’identità di classe. Dinamiche sociali determinate dalla doppia assenza di partito e sindacato....

Venezuela e dintorni, ragioni di una sconfitta

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La velenosa palude italiana

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La prevedibile “resurrezione” di Renzi

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Stato di crisi nel nord-est asiatico. La questione coreana

di Pierre Rousset La crisi coreana, dopo l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, da cronica è diventata acuta. Su uno sfondo di instabilità generale, essa si gioca...

Francia: peste o colera?

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Il governo cavalca l’onda antistranieri, UDC e Lega (uniti o divisi) ringraziano

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Bolivia. Una situazione preoccupante

In poche parole

Claudio Zali e l’intermittenza dei diritti umani

Claudio Zali, che oggi dichiara su La Regione di conoscere la madre del giovane quattordicenne rimasto alla Farera per quasi un mese, afferma che a farlo intervenire, oltre alla richiesta della madre, è stato l’aspetto umano, non tollerando che un giovane possa rimanere in una struttura detentiva per più di una settimana (come d’altronde prevede la legge).
Nessuno nega che esista un problema strutturale nella gestione dei collocamenti dei minori entrati in conflitto con la giustizia: è un tema noto, vecchio, insoluto, aggravato da politiche di contenimento della spesa pubblica difese con fermezza dal governo, soprattutto negli ultimi anni.
Ma il punto vero resta un altro e riguarda la coerenza. Perché se i diritti – dei giovani e meno giovani – sono davvero un principio fondante, allora devono valere sempre.
Così, viene spontaneo chiedersi come mai, nelle ultime settimane, sulla vicenda dei due giovani curdi (Zelal e Yekta Pokerce) a rischio espulsione verso la Turchia, lo stesso slancio umanitario non abbia prodotto analoga iniziativa. Lì il conflitto tra norme e diritti fondamentali è altrettanto evidente, eppure non si è visto alcun particolare fervore nel chiedere “soluzioni alternative”, né alcuna pressione politica per esplorarle.
Al contrario, il silenzio è stato pressoché totale, accompagnato semmai da riflessioni rigidamente formalistiche sulla necessità di non creare precedenti e sull’impossibilità di interventi governativi.
Certo, i casi non sono identici. Ma proprio per questo la differenza di trattamento pesa ancora di più e finisce per delineare un quadro difficile da ignorare: quello di una sensibilità istituzionale che, nel caso del ministro leghista, sembra attivarsi a intermittenza.

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